sabato, 24 agosto 2019

I Parà periti nella tragedia della Meloria sono vittime del dovere

Commento alla sentenza del Tribunale di Milano 12.2.2009 n. 637 - Avv. Andrea Bava

 

I PARA’ PERITI  NELLA TRAGEDIA DELLA MELORIA SONO VITTIME DEL DOVERE

Commento alla sentenza del Tribunale di Milano, 12.02.2009 n. 637

 

La tragedia della Meloria è una delle più gravi sciagure che colpirono le Forze Armate italiane nel dopoguerra.

 

In data 9 novembre 1971 era in corso  una  missione di lancio con destinazione Villacidro in Sardegna, ove si sarebbe dovuto svolgere un lancio tattico di massa che avrebbe visto complessivamente impegnati ben quattrocentosei paracadutisti italiani, imbarcati su dieci aeromobili.

 

Dopo circa dieci minuti dal decollo avvenuto alle ore 5,40 dall’aeroporto di Pisa, la torre di controllo registrò il silenzio radio di “GESSO 4”, aeromobile C-130 della Royal Air Force a bordo del quale si trovavano 44 giovani paracadutisti di leva e due sottufficiali, effettivi alla Brigata paracadutisti "FOLGORE" di stanza a Livorno.

 

L’aereo era precipitato nelle acque della Meloria, e tutti gli occupanti non ebbero scampo.

 

A distanza di tanti anni, questa tragedia ingiustamente dimenticata torna di attualità, grazie ad una coraggiosa ma ineccepibile sentenza del Tribunale di Milano, che ha ribaltato il vergognoso diniego del riconoscimento di Vittima del Dovere ad uno dei giovani Parà deceduti.

 

Vale infatti precisare che, a seguito di una serie di interventi del legislatore, oggi è stata ridefinita la figura giuridica di Vittima del Dovere,  determinando ex novo i soggetti che possono essere ricompresi in tale meritoria categoria, ed attribuendo ai medesimi, ed ai loro superstiti,  lo stesso trattamento previsto per Vittime del Terrorismo e Vittime della Criminalità, con la possibilità di far rientrare sotto questa disciplina i fatti avvenuti dopo il 1961.

 

Ai sensi dell’art.  1 comma 563 della legge 266/05, sono considerate vittime del dovere coloro che perirono o contrassero infermità invalidanti:

 

a)      nel contrasto ad ogni tipo di criminalita';

b)      nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;

c)      nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;

d)      in operazioni di soccorso;

e)       in attivita' di tutela della pubblica incolumita';

f)        a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità;

 

Il Comma successivo dell’art. 1 l. 266/05, il n.  564 aggiunge:

 

564. Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermita' permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.


Il susseguente comma 565 a sua volta prevedeva l’emissione di successivo regolamento di attuazione delle disposizioni ivi riportate di estensione dei benefici delle vittime del terrorismo alle vittime del dovere (comma 565. Con regolamento da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono disciplinati i termini e le modalita' per la corresponsione delle provvidenze, entro il limite massimo di spesa stabilito al comma 562, ai soggetti di cui ai commi 563 e 564 ovvero ai familiari superstiti).

 

Il regolamento così previsto è stato appunto poi fornito dal Decreto del Presidente Della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243, che ha concretizzato l’intervenuta  equiparazione delle Vittime del Dovere, della Criminalità Organizzata, del Terrorismo, e all’art. 1 ha precisato che si intendono:


a) per benefici e provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 206

b) per missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall'autorita' gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente;

 

c) per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

 

Orbene, parrebbe evidente che i ragazzi di leva caricati su un aereo militare, e inviati per una missione di lancio, finiti per perire nella sciagura che coinvolge l’aereo su cui sono stati collocati dovessero essere considerati, evidentemente, periti in missione, con morte da ritenersi dipendente da causa di servizio, essendo sopravvenuta una circostanza, come la caduta dell’aereo su cui erano stati comandati, che non può non corrispondere a una di quelle “circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi” che il D.P.R. 243/06, evidentemente con un eccesso di zelo, ha inserito in via regolamentare come precisazione in realtà contra legem rispetto al criterio che la legge poneva (nel concetto di missioni “dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative” (art. 1 comma 564 l. 266/05); le “condizioni particolari” non sono infatti una condizione in più rispetto alla dipendenza da causa di servizio, bensì il presupposto per la dipendenza stessa.

 

Tale evidenza non è stata tuttavia colta dall’Amministrazione della Difesa, che ha negato ai parenti delle vittime della Meloria i benefici spettanti ai superstiti di “Vittime del Dovere”, negando tale status  ai poveri parà deceduti.

 

La sentenza qui in commento ha disapplicato il provvedimento di diniego, affermando il diritto del ricorrente, fratello di una delle vittime, ai benefici ex DPR 243/06.

 

Il punto centrale della sentenza recita:

 

Sostiene il MINISTERO DELLA DIFESA che il volo d'addestramento del fratello del ricorrente non comportava  l'esistenza od il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti  di servizio che avrebbero esposto il ragazzo a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.  Anche nell'ipotesi in cui si concludesse l'insufficienza, in relazione l'applicazione della norma, della sola missione di qualunque natura, come il testo normativo, poco perspicuo, parrebbe indicare, va riferito che pare vera l'affermazione contraria: la manovra addestrativa di lancio nel quadro di esercitazioni interforze NATO è sussumibile chiaramente nell'ambito di una missione di servizio implicante l'esistenza di circostanze straordinarie che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.

Tribunale di Milano, 12.02.09 n. 637

 

Con ciò si è posto rimedio ad una aberrante interpretazione, che non fa onore all’Amministrazione della Difesa.

 

La sentenza in esame  è particolarmente importante non solo per la vicenda delle Meloria, strage ingiustamente dimenticata, che si ricorda ancor più con sdegno, se si pensa che anche allora vi fu qualcuno che ebbe a scrivere sui muri dello stadio di Livorno una frase " 46 paracadutisti morti = 46 fascisti in meno. Niente Lacrime", offendendo le povere vittime come poi avvenne, similmente, con le vittime di Nassiria.

 

La sentenza in questione è essenziale per costituire un punto di riferimento per tutti i soggetti che ben potenzialmente potrebbero aspirare ad ottenere i benefici da Vittime del Dovere, e che o non conoscono tale opportunità, oppure se la sono vista negare ingiustamente.

 

Sembra, infatti, che a questo punto solo la via giudiziaria resti per ottenere la effettiva concessione di quei diritti che lo stesso  Stato da una parte ha riconosciuto e dall’altra finisce troppo spesso per negare ingiustamente, rendendo doppiamente Vittime coloro che hanno sofferto, e le loro famiglie.

 

 

Avv. Andrea Bava

 

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LaPrevidenza.it, 09/03/2009