Corte Appello Ancona, 19 marzo 2008, n. 136 - Avv. Daniela Carbone
Si segnala la decisione della Corte anconetana sia per la
peculiarità del caso, poichè non constano precedenti, sia per la
minuziosità con cui vengono spiegate e riportate le varie fasi di
lavorazione delle (ottime) olive c.d. all'ascolana. Nel caso di specie,
è stata riconosciuta in primo grado e confermata nel grado di appello
l'origine professionale della grave artrosi deformante denunciata da
una lavoratrice addetta alla preparazione di olive all'ascolana, con
tecnica esclusivamente manuale ma in quantità "industriali", presso un
laboratorio di pasta all'uovo. Determinante, per il riconocimento della
malattia professionale, è stato l'esame dei vari passaggi della
lavorazione, esclusivamente manuale, dell'oliva ascolana, da parte dei
diversi consulenti medici che si sono avvicendati nello studio del
caso. Infatti, la decisione della Corte, in favore della lavoratrice,
si basa essenzialmente sulle conclusioni cui perviene il secondo CTU
all'uopo nominato, conformemente alle deduzioni critiche del CTP,di
provenienza chiaramente ascolana e, quindi, in grado più di altri
colleghi di cogliere le difficoltà e le insidie di una lavorazione
tipica e strettamente locale qual è, per l'appunto, quella delle olive
all'ascolana. Come di rado succede, in tale pronuncia è perfettamente
riuscito il connubio tra l'arte culinaria ed il diritto, per la gioia
di chi apprezza entrambi!
(Avv. Daniela Carbone, staff dell'Osservatorio) –
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