N°471/2005 R.G.Lav.

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del popolo italiano

LA CORTE D'APPELLO DI ANCONA - SEZIONE LAVORO

composta dai Signori

DR. ALBERTO TAGLIENTI Presidente rel.

DR.SSA FRANCESCA MICONI Consigliere

DR.SSA ARIANNA SBANO Consigliere

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa d'appello promossa con ricorso depositato il 9.6.2005

da

INAIL - ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del Direttore regionale delle Marche pro tempore

con gli avv. Emanuela Andreozzi, Roberta Bruni e Paola D’Ilio, in virtù di procura generale alle liti per rogito Notaio Giuseppe Salvatore di Ancona del 17.9.1999, Rep. n. 67116, Racc. n. 13425;

con domicilio eletto in Ancona, presso l’Avvocatura regionale per le Marche INAIL, via Piave n° 25

- appellante -

contro

R. C.

con l’avv. Maria Ambra Furiani, in forza di procura a margine della memoria di costituzione in appello,

con domicilio eletto in Ascoli Piceno, via XX settembre n° 10, presso lo studio del predetto difensore

- appellata -

Oggetto: riforma della sentenza n. 33/2004 del 28.1.2004 - 4.5.2005 del Tribunale di Ascoli Piceno – Giudice del Lavoro

in punto: rendita per malattia professionale.

Causa trattata all'udienza del 14.3.2008

CONCLUSIONI

Il procuratore dell'Istituto appellante ha concluso:”Piaccia a codesta Ill.ma Corte di Appello accogliere l’appello proposto dall’INAIL … ed in riforma della sentenza gravata dichiarare infondata ogni pretesa avanzata da parte avversa nei confronti dell’Istituto; il tutto con vittoria di spese, diritti ed onorari di entrambi i gradi di giudizio”.


Il procuratore dell'appellata ha concluso:”Perché la Corte adita, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, voglia ritenere del tutto infondato l’avverso gravame e pertanto respingerlo con conferma dell’impugnata Sentenza resa dal Giudice di Lavoro di Ascoli Piceno e recante n. 33/2004 … Vinte le spese del doppio grado da distrarsi a favore del sottoscritto procuratore antistatario”.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.1 Con sentenza emessa nel contraddittorio delle parti il 28.1.2004 e depositata il 4.5.2005, il Giudice del lavoro presso il Tribunale di Ascoli Piceno, in accoglimento della domanda proposta con ricorso depositato il 5.2.2001 da R.C., lavoratrice titolare di laboratorio di pasta fresca nata il 17.7.1943, dichiarava di origine professionale l’artrosi deformante che la predetta accusava alle mani, con riduzione della capacità lavorativa nella misura del 13 % “a far tempo dal 9.12.99”, e condannava quindi “l’INAIL. al pagamento della rendita corrispondente con la decorrenza di cui sopra e nella misura di legge, oltre interessi legali sui ratei maturati”, nonché al pagamento delle spese, da distrarsi, e degli oneri di CTU.

1.2 La decisione si fondava sulla CTU. medico-legale redatta dal dott. FRANCESCO BALESTRA, il quale aveva valutato il nesso di causalità intercorrente tra l’esposizione lavorativa e le affezioni denunciate “in termini di probabilità del 40 %”, poi ritenuto, in sede di chiarimenti resi per iscritto, “di buona probabilità”.

2. Avverso l'anzidetta sentenza, notificata il 20.5.2005, l’INAIL. ha interposto rituale gravame dinanzi a questa Corte con ricorso depositato il 9 giugno successivo, insistendo nel rigetto della domanda avversaria.

Ha contestato l’esistenza di prova affidante circa la genesi tecnopatica della patologia, notoriamente multifattoriale e non specificamente tabellata, in ordine alla quale l’onere della prova competeva alla controparte.

Del resto lo stesso Ausiliare di primo grado aveva indicato una probabilità causale del solo 40 %.

3. Ha resistito l’assicurata, concludendo per il rigetto del gravame.

4.1 Con ordinanze adottate nell’ordine il 9.2 e quindi il 13.7.2007 la Corte ha disposto il rinnovo dell’indagine medico-legale, affidando l’incarico dapprima al medico del lavoro dott.ssa PATRIZIA PERTICAROLI e quindi allo specialista ortopedico dott. ANDREA SOCCETTI, i quale hanno depositato relazione in risposta ai quesiti.

4.2 La causa è stata quindi decisa all’esito della odierna udienza di discussione, sulle conclusioni delle parti riportate in epigrafe.


MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Va premesso che l’assicurata ha attribuito la genesi della patologia artrosica alle mani, da cui è affetta, in via precipua alla preparazione delle cd. “olive all’ascolana”, attuata con tecnica esclusivamente manuale – posto che per la preparazione della pasta ella si avvale invece di apposita macchina impastatrice.

Al riguardo la prova testimoniale esperita in primo grado ha ribadito l’anamnesi lavorativa dell’originaria ricorrente – del resto neppure contestata dall’INAIL. nella sua memoria di costituzione. Onde può ritenersi acquisito che la R., da circa vent’anni, lavora a mano per circa sei ore al giorno nell’ammassare ed impastare farina con acqua e altri ingredienti, al fine di preparare, arrotolare ed impanare carne e ripieni per pasta sempre a basse temperature e senza utilizzo di guanti.

E’ pertanto in ordine a questa specifica attività che si è indagato al fine di accertare la sua idoneità alla determinazione della patologia artrosica di cui l’appellata è portatrice.

5.1 La CTU. dott.ssa PERTICAROLI, officiata in un primo tempo da questa Corte a fronte delle risposte non del tutto univoche ed argomentate offerte dall’Ausiliare nominato in primo grado, ha concluso per l’origine non professionale dell’affezione diagnosticata alla R. in base alle seguenti considerazioni.

< … La Sig.ra R. risulta affetta sin dal 1999 da “grave artrosi deformante di entrambe le mani con importante deficit funzionale e sintomatologia algica”. Tale affezione è una patologia abbastanza comune nella popolazione generale al di sopra dei 50 aa. soprattutto fra le donne. Nel caso della Sig.ra R. l’affezione ha colpito in modo quasi simmetrico nell’entità delle alterazioni anatomiche e funzionali le due mani, in età comunque superiore ai 50 aa.

Andando ad analizzare anamesticamente le modalità di lavoro della Sig.ra R. durante la sua attività di artigiana addetta alla preparazione di pasta fresca e di olive all’ascolana dall’inizio della sua attività ad oggi (all’incirca 18 aa. al momento della denuncia di malattia professionale) si evince che le gestualità tipiche caratterizzate da movimenti ripetitivi delle mani nell’atto di impastare la pasta ben presto sono state sostituite da macchine impastatrici rimanendo in parte manuale solo la preparazione dell’impasto interno. E’ rimasta invece manuale in tutti questi anni la preparazione delle olive all’ascolana. La Sig.ra R. preparava circa 12 kg. al giorno di olive per 8 / 9 ore di lavoro nei mesi di luglio e agosto e circa 5 kg. al giorno di olive in 4 /5 ore di lavoro nei restanti mesi. In tale attività dallo snocciolamento dell’oliva all’immissione nel suo interno dell’impasto, alla postura delle mani in pinch (dita strette) con all’applicazione di minima forza statica per far aderire l’oliva al suo impasto e nelle successive manualità per l’impanatura finale si evidenziano rischi legati ai movimenti ripetitivi (il numero di olive preparate è alto anche se il ritmo non è imposto da alcun macchinario) e posture incongrue delle mani in pinch o in grip (dita a forma di uncino) per almeno 2/3 del tempo lavorativo. Il fattore delle basse temperature peraltro non eccessive, non si tratta di materiale congelato, e dell’umidità nell’attività della Sig.ra Regoli sono fattori comunque complementari e non determinanti sia nelle patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori sia nell’artrosi in genere.

A fronte della presenza di un rischio lavorativo riguardante il sovraccarico degli arti superiori, determinato dalla contemporanea presenza di alta ripetitività dei movimenti e da posture incongrue delle mani, la patologia di cui è affetta la Sig.ra R. attualmente, nella letteratura scientifica, non viene correlata a tale rischio professionale. Tra le patologie correlate al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori riguardanti le mani viene riportata, in letteratura scientifica, la sola artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale del primo dito in particolari lavorazioni oltre alle forme di tendiniti che non sono presenti nella Sig.ra Regoli >.

5.2 I rilievi critici mossi a tale relazione dal CT. di parte dott. PIETRO ALESSANDRINI hanno indotto il Collegio a rinnovare ancora l’indagine, affidando l’incarico allo specialista ortopedico dott. ANDREA SOCCETTI. Il quale ha sottoposto ad accurato vaglio tutte le acquisizioni del processo, comprese le valutazioni cliniche operate da tutti i suoi Colleghi occupatisi del caso a vario titolo, esprimendo quindi il proprio parere nei termini che seguono.

< … I dati anamnestici, clinici e strumentali raccolti e riassunti testimoniano con indiscutibile certezza la presenza a carico della R. di patologia degli arti superiori clinicamente identificabile in una severa rizartrosi bilaterale con associata artropatia degenerativa di moderato impegno delle articolazioni interfalangee prossimali e distali delle dita lunghe.

Si evidenzia pertanto una doppia componente patologica, bilaterale, sostanzialmente simmetrica, a carico rispettivamente del 1° raggio (prevalente) e delle dita lunghe, espressa clinicamente da artralgia ed ipoescursione articolare per varia rigidità.

Tale infermità determina bilateralmente una ipovalidità di grado severo del 1° raggio e di grado moderato delle dita lunghe con complessiva parziale riduzione delle funzioni elementari della mano (pinze digito-digitali, prensione, pugno) in soggetto destrimane.

La disamina del rapporto causale fra detta infermità e l’attività professionale necessita di una preliminare valutazione di dettaglio dell’attività stessa e della manualità richiesta.

Appare ovvio individuare quale potenziale momento patogeno la sola preparazione delle olive all’ascolana: tale attività risulta esclusivamente manuale mentre per la produzione di pasta fresca è la stessa P che afferma, agli atti e nella attuale sede peritale, l’utilizzo di macchinario dedicato (tortellinatrice, impastatrice, ..).

Proprio il ricorso a macchinario dedicato determina secondo la P il suo utilizzo prevalente alla preparazione delle olive, per 8 ore giornaliere, su 6 giorni settimana per complessivi 316 giorni anno.

Circa gli aspetti quantitativi di detta attività la P riferisce una quota di occupazione variabile dal 60% al 100% (mesi estivi) circa della giornata lavorativa.

Tale attività era descritta già dal C.T.U. di 1° grado: La medesima era impiegata prevalentemente nello snocciolare le olive, nell’impastare il ripieno di carne, uova e parmigiano per le stesse, con movimento di apertura e chiusura del pugno; nel riempire le olive, passandole poi nella farina, nell’uovo e nel pane, oltre che nel preparare il ripieno per ravioli, agnolotti, tortellini, cannoli e timballi. Durante tali lavorazioni, le mani erano coinvolte negli atti molteplici e complementari di ammassare, impastare, arrotolare ed impanare, a contatto con l’acqua corrente e con il freddo degli impasti che devono essere mantenuti a bassa temperatura per evitare il deterioramento. (..) impegno assiduo in movimenti ripetuti e fini di entrambe le mani, delle articolazioni interfalangee prossimali e distali con l’uso prevalente della pinza digitale

Ulteriore descrizione era offerta dal C.T.U. di 2° grado dr.ssa Perticaroli > nei termini che si sono visti al precedente punto 5.1.

< Ulteriori dettagli di tale attività erano resi disponibili nella relazione dr. Alessandrini 28.6.07: (..) Dato atto, come riportato nella relazione peritale, che la sig.ra R. da 18 anni almeno svolge tale attività in modo totalmente artigianale cioè senza l’uso di macchinari (come avviene nella preparazione delle olive da friggere da parte di una qualsiasi casalinga) ma realizzando una produzione quantitativamente rilevante (12 Kg al giorno nei mesi di luglio-agosto e 4-5 Kg al giorno negli altri periodi), si può comprendere che si tratta di un’attività molto onerosa: 1 Kg di olive da friggere corrisponde, a seconda della grandezza delle stesse e della quantità di ripieno, a circa 80-100 olive, per cui preparare 10 Kg del prodotto equivale a 800-1000 olive al giorno, una quantità enorme per una lavorazione manuale complessa! La Dott.ssa Perticaroli, sempre in ragione della poca dimestichezza con questo tipo di attività dettata esclusivamente da ragioni geografiche, non si è soffermata sulla prima delle operazioni correlate alla preparazione del prodotto e cioè lo snocciolamento, vera croce per tutte le massaie ascolane. Afferrare con le mani umide le olive (contenute in un recipiente con la salamoia) e con l’altra mano procedere ad un taglio elicoidale che consenta di togliere il nocciolo senza spezzare l’oliva è compito che richiede abilità, destrezza nei movimenti fini, abitudine e pazienza stante la ripetitività dei gesti ed in particolar modo quando il quantitativo di produzione è quello dichiarato dalla sig.ra R.; si tratta, infatti, di combinare movimenti del polso, movimenti di flessione delle dita lunghe della mano e di variare la presa, compresa la pinza bi-digitale. Il discorso, perciò, non si può limitare a quanto descritto dalla Dott.ssa Perticaroli in base alla quale i rischi sono legati alla sola postura ed ai movimenti ripetitivi quantunque non imposti da alcun macchinario; in proposito si deve osservare che il quantitativo è così importante, anche in relazione ai tempi della lavorazione di una sola oliva, che la ripetitività assume la stessa rilevanza dei tempi imposti da eventuali macchinari. Date queste premesse è evidente che il rischio specifico non è correlato solo alla ripetitività del gesto, che in ogni caso dispone all’usura, ma anche alla tipologia della gestualità della complessa azione bimanuale esplicante i suoi effetti negativi sia sulle articolazioni del polso che su quelle delle dita (interfalangee prossimali e soprattutto distali) . Inoltre non si può e non si deve trascurare che tutta l’operazione avviene con le mani costantemente inumidite e l’umidità, in aggiunta alla ripetitività dei gesti e ai movimenti fini delle mani, rappresentano fattori che, in associazione, costituiscono fattore favorente, in termini di causalità efficiente, l’artrosi delle articolazioni delle mani.

Riassumendo i vari dati anamnestici si evidenziano i seguenti elementi di dettaglio dell’attività professionale.

Riveste significato in ipotesi patogeno per la patologia diagnosticata la lavorazione delle olive ascolane, risultando la preparazione della pasta avviata su base meccanica con la sola eccezione della preparazione dell’impasto interno che risulta ancora prevalentemente manuale

Tale attività risulta continuativamente svolta dalla P da circa 18 anni e risulta esclusivamente manuale con i seguenti dati quantitativi: circa 12 kg./die di olive per 8/9 ore di lavoro quotidiane nei mesi di luglio e agosto e circa 5 kg./die di olive in 4/5 ore di lavoro nei restanti mesi.

In termini quantitativi considerando l’equivalenza 1 Kg di olive da friggere = 80-100 olive da preparare (a seconda della grandezza delle stesse e della quantità di ripieno) si desume un carico di lavoro variabile dalle 400-500 alle 1000-1200 olive giornaliere risultando svolta in un’ora di lavoro circa la preparazione di un Kilo: il tempo medio di preparazione di un’oliva risulta quindi compreso fra i 30 e i 50 secondi.

L’attività nelle sue varie fasi, dallo snocciolamento dell’oliva all’immissione nel suo interno dell’impasto, appare ripetitiva ma caratterizzata da fine gestualità ed elevata destrezza manuale con peculiare riferimento alla operazione di snocciolamento

Le fasi di processo richiedono l’uso bilaterale delle mani, l’assunzione ed il mantenimento prolungato per diversi secondi di prensione e presa, ampia variabilità di pinza e la combinazione di movimenti del polso e di flessione delle dita lunghe.

La frequenza appare libera ma ovviamente condizionata dalla complessiva efficienza dell’attività.

Il materiale in lavorazione è freddo, ma non congelato, ed umido (le olive sono contenute in un recipiente con la salamoia).

Per quanto sopra espresso, il profilo lavorativo della P:

La P appare in breve esposta a condizioni professionali morbigene di idonea efficacia causale per il determinismo della patologia degenerativa lamentata.

Volendo comunque aderire all’ipotesi di una genesi plurifattoriale della patologia degenerativa, i rapporti causali sopra ricordati inducono a ricordare come nel caso di concorrenza di fattori professionali con fattori extraprofessionali trovino applicazione i principi di cui agli artt. 40 e 41 c.p., puntualmente tradotti sul piano operativo dalla Circolare INAIL 16.2.06.

La professionalità della patologia appare comunque indiscussa.

Il quadro clinico evidenziato da detta patologia individua un deficit funzionale ascrivibile per analogia a 1/10 della voce ex DPR 1124/65 Perdita dell’avambraccio al terzo medio o perdita della mano, considerata separatamente per singolo lato, con ciò evidenziandosi una compromissione dell’attitudine funzionale generica della P complessivamente pari al 13% (tredici per cento) del suo valore globale.

La decorrenza di tale valutazione va individuata nella data di istanza, dovendosi ritenere sussistenti già all’epoca gli attuale elementi di giudizio >.

5.3 Le esposte conclusioni vanno attese dal Collegio, in quanto tratte all’esito di una attenta visita e di un accurato esame della documentazione clinica comprensiva dei precedenti elaborati, di una relazione immune da vizi logici e da errori di metodo, anche in ordine ai criteri giuridici regolatori del nesso di causalità.

Esse si fanno in particolare preferire rispetto a quelle fatte proprie dal precedente CTU., in quanto queste sono state fondate in via pressoché esclusiva sui dati offerti dalla letteratura scientifica: la quale ben difficilmente può aver considerato la tecnica di lavorazione di un prodotto alimentare eseguita in un àmbito geografico assai circoscritto (in sostanza all’estensione di tre o quattro province al massimo). Laddove invece la stessa è stata puntualmente analizzata dal dott. SOCCETTI con riferimento ad ogni singolo dettaglio esecutivo.

5.4 Né in particolare appaiono persuasive le censure esposte dalla difesa dell’Istituto solo con la memoria finale.

Invero:

6.1 Le argomentazioni svolte determinano l’integrale rigetto del gravame.

6.2 Consegue l’addebito al soccombente INAIL. delle spese del grado – con la richiesta distrazione –, nonché, in via definitiva, di quelle relative alle esperite Consulenze d’Ufficio.


P. Q. M.

La Corte,

definitivamente pronunciando, contrariis rejectis, così provvede:

A. respinge l’appello proposto dall’INAIL., con ricorso depositato il 9.6.2005, nei confronti di R.C., avverso la sentenza del Giudice del lavoro presso il Tribunale di Ascoli Piceno resa il 28.1.2004 e depositata il 4.5.2005, che conferma;

B. pone a carico dell’INAIL. le spese del grado, da distrarsi in favore del difensore antistatario, che si liquidano in €. 831,00 per diritti ed in €. 850,00 per onorari, oltre al 12,5 % per rimborso di spese generali, CAP. ed IVA. sulle componenti imponibili, come per legge, nonché, in via definitiva, gli oneri delle CC.TT.UU., siccome liquidate con separati decreti.

Così deciso in Ancona, il 14.3.2008

IL PRESIDENTE EST. (dott. Alberto Taglienti)

IL CANCELLIERE

Dott.ssa Daniela DIOMEDI


Depositata il ___19.3.2008_____________________

IL CANCELLIERE dott.ssa Daniela DIOMEDI