mercoledì, 28 febbraio 2024

Corruzione, economicismo e cittadinanza passiva

Articolo del Prof. Sergio Sabetta

 

Da uno studio di Bankitalia nato dall’incrocio tra alcuni indicatori (corruzione e percezione della corruzione), rielaborati sulle fonti di Trasparency International e Banca Mondiale, con il PIL pro-capite è emersa una forte correlazione tra l’etica intesa come senso delle Istituzioni e ricchezza nazionale, tanto da indurre il governatore a ricordare che lo sviluppo economico del paese è maggiore dove convivono rigore scientifico e senso delle istituzioni.
In un sistema imbrigliato da mille reti di interessi non istituzionali che affondano le loro radici nell’inefficienza dell’apparato pubblico e in un senso commerciale delle Istituzioni, forte è la tentazione di superare gli ostacoli frapposti con il metodo della transazione diretta tra singolo cittadino e responsabile dell’apparato pubblico; il sistema già pianificato allo scorcio del secolo scorso è stato riproposto aggiornato nei primi anni del millennio con l’aggiunta della creazione di aree amministrativamente extraterritoriali da affiancarsi alle già perfezionate e solidali reti tra pubblico e privato.
Un nuovo territorio su cui si è esercitata la particolare capacità relazionale così formata è stata la privatizzazione per motivi di cassa del patrimonio pubblico, con particolare interesse al settore immobiliare e alle utility, cavalcando la bolla di inizio secolo strettamente collegata ai nuovi strumenti finanziari basati sulle possibilità dell’hi-tech applicato alla borsa che avrebbe dovuto illusoriamente superare in termini matematici, mediante l’uso degli algoritmi, l’irrazionalità degli investitori (1).
Si è creata la figura del cittadino consumatore di beni, di immagini e di promesse secondo una precisa funzione economicistica per cui appare naturale quello che naturale non è affatto secondo l’analisi di Latouche, tanto da ritenere edonismo e individualismo esasperati strumenti necessari in questa fase di tecnologia produttiva, sì da trasformare l’economia da scienza in una ideologia rigida; d’altronde lo stesso naturalismo rinascimentale letto come contrapposizione alla natura si affianca e interseca perfettamente all’utilitarismo edonistico benthiano, costituendo substrato di una ideologia individualistica base per la moderna base economica “naturalizzando”  di fatto il sistema finanziario – produttivo attuale.

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LaPrevidenza.it, 06/05/2010

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