mercoledì, 28 febbraio 2024

Il risarcimento dei danni da fumo. Problematiche ed orientamenti giurisprudenziali

Articolo dell'avv. Luigi Modaffari, foro di Brescia

 

 Il risarcimento dei danni da fumo

Problematiche ed orientamenti riguardo alla dibattuta fattispecie risarcitoria

 

Introduzione

Nel nostro ordinamento giuridico solo ultimamente si è ravvisato l'inizio di una pallida tutela giuridica per le vittime del fumo. Innanzitutto, vi è da precisare che con il termine “vittima” non ci si riferisce soltanto ai fumatori che hanno contratto malattie causate dalle sigarette, ma anche ai loro familiari nonché a tutti coloro che sono stati danneggiati, direttamente o indirettamente, dal fumo passivo.
Ciò detto, vi è subito da precisare che, a differenza degli Stati Uniti per esempio ove epiche sono state le cause risarcitorie, i precedenti giurisprudenziali italiani sono straordinariamente pochi: tre o quattro sentenze “risarcitorie”in tutto in materia di risarcimento danni da fumo.

Quindi appare del tutto lecito chiederci il perché, se il fumo delle sigarette è la causa numero uno dei casi di cancro al polmone sia, ancora al giorno d'oggi, così difficile ottenere un risarcimento.
In Italia, infatti, sino a poco tempo addietro, il più famoso caso di risarcimento dei danni causati dal fumo attivo è quello deciso dalla Sentenza della Corte d'appello di Roma nel 2005. Questa pronuncia è di cruciale importanza perché ha superato, per la prima volta nell'ordinamento italiano, la fortissima convinzione che aveva visto rigettare le richieste risarcitorie precedenti, sulla base della credenza che il fumo non era considerato nocivo. Infatti, nocivo ne era considerato solo l'abuso.
Questa sentenza, per fortuna è il caso di dire, non è rimasta isolata ma è stata confermata e ribadita di recente dalla Suprema Corte con la sentenza n. 22884 del 2007

D'altro canto, non si può nascondere che molti alti Tribunali, in tempi recentissimi peraltro, hanno negato e continuano a negare il diritto al risarcimento del danno causato dal fumo attivo delle sigarette, ritenendo che la circostanza che il fumo nuoccia alla salute e possa provocare malattie mortali sia nota a tutti da decenni e quindi chi fuma, infatti, ne è perfettamente consapevole.


I casi di ammissibilità del risarcimento

La Cassazione con la Sentenza del 2007, giudicando la morte del povero signore Stalteri, ha confermato uno storico risarcimento danni da fumo ai congiunti di un fumatore deceduto per un tumore ai polmoni.

Infatti, ha considerato che i produttori di sigarette, dato che sono esercenti un’attività pericolosa in assenza delle dovute cautele per evitare l’altrui danno, sono chiamati pertanto al risarcimento in relazione ai periodi in cui sui pacchetti non era indicato che il fumo “nuoce gravemente alla salute”.

La sentenza si segnala anche per aver accolto la censura dei familiari della vittima relativa alla mancata liquidazione integrale del danno non patrimoniale, il quale deve essere apprezzato sia sotto il profilo del danno morale soggettivo che sotto quello della perdita del rapporto familiare, riconducibile alla violazione di un interesse costituzionalmente protetto ulteriore rispetto a quello del danno alla salute. Per tale danno può anche essere adottata la locuzione “danno esistenziale”, tenendo conto però che, “al di là della questione puramente nominalistica”, “da una parte deve essere liquidato tutto il danno, non lasciando privi di risarcimento profili di detto danno, ma che dall'altra deve essere evitata la duplicazione dello stesso, che urta contro la natura e funzione puramente risarcitoria della responsabilità aquiliana”

In altri termini, ecco la massima: “la S.C. ha stabilito che è risarcibile il danno da fumo attivo, laddove la vittima sia morta a causa di cancro e che, in tale ipotesi, è necessario tener presente tutti i danni eziologicamente collegati, tra cui, oltre al danno morale (il c.d. pretium doloris), anche quello relativo alla perdita del rapporto parentale, con i conseguenti pregiudizi alla quotidianità della vita, quale si era in precedenza instaurata (Cass. civ., Sez. III, 30/10/2007, n.22884)

In precedenza era stata ravvisata la responsabilità dell'Ente Italiano Tabacchi per l'evento letale occorso ad un fumatore colpito da tumore per l'avere messo in commercio il tabacco senza le debite informazioni sulla natura del prodotto. Tale fatto è stato ritenuto integrare la responsabilità da attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c. per la ragione che i tabacchi, avendo quale unica destinazione il consumo mediante il fumo, contengono in sé, per la loro stessa natura e per la loro composizione bio-chimica, una potenziale carica di nocività, potendo dal fumo derivare danno alla salute e, in molti casi, il peggiore dei mali, il cancro ai polmoni. Conseguentemente, la mancata informazione su tali rischi al diritto fondamentale alla salute che tale ente avrebbe potuto eseguire, al di là degli obblighi di legge, ha comportato la sua piena responsabilità. Pertanto, qualora la morte di un fumatore abituale sia attribuibile, secondo un criterio di seria probabilità scientifica, ad una neoplasia polmonare primitiva dipendente dal fumo, il produttore delle sigarette, che non ha dimostrato di aver adottato tutte le cautele idonee ad evitare l'evento letale in primis, di aver informato il consumatore dei rischi cui andava incontro, anche in assenza di una disciplina di legge che prescrivesse specifici adempimenti in tal senso), è tenuto a risarcire il danno morale patito dai congiunti del soggetto deceduto, senza che rilevi l'eventuale conoscenza, da parte di quest'ultimo degli effetti nocivi del consumo di tabacco.

In conclusione, pertanto, si è ritenuto che, data la possibilità che derivi dal fumo un danno alla salute, ossia un bene primario dell'uomo, tutelato dalla Carta Costituzionale (art. 32) come diritto fondamentale del cittadino, l'E.T.I. era obbligato ad usare ogni cautela (prima fra tutte quella di informare i consumatori) per evitare che il rischio si tramutasse in danno concreto, pur in assenza di una specifica disciplina di legge che gli prescrivesse specifici adempimenti. (C. App. Roma, Sez. I, 07/03/2005)

 

I casi di non ammissibilità del risarcimento

Come detto sopra, tuttavia, nel nostro ordinamento, vi sono molte pronunce di legittimità o di merito che rigettano ogni istanza risarcitoria in base al principio della consapevolezza, cioè della scelta consapevole di tutti i rischi e di tutte le ripercussioni sulla salute che fa il fumatore ogniqualvolta accende una sigaretta.

Di seguito sono riportate alcune pronunce di merito che sottolineano i motivi a fondamento del predetto orientamento giurisprudenziale restrittivo.

1) Neppure può il produttore di sigarette ritenersi responsabile per i danni da fumo ex art. 2043 c.c. posto che la produzione e vendita di sigarette è attività lecita, regolarmente autorizzata dallo Stato e che il fumo è un'abitudine, non una forma di dipendenza: nonostante smettere di fumare sia difficile, milioni di persone vi riescono e non è corretto affermare che i fumatori perdono il controllo delle loro capacità decisionali. Inoltre, con sicurezza sin dagli anni '30, i rischi che il fumo comporta erano largamente noti all'intera società italiana, sicché i fumatori, ben sapendo della nocività del fumo, e iniziando a fumare - e continuando - hanno accettato il rischio delle conseguenze di tale condotta: il danno che ne è derivato non è quindi risarcibile, ex art. 1227 c.c., non potendosi dolere dei danni subiti colui che tiene una condotta negligente non adottando cautele minime ed ampiamente conosciute di prudenza (Trib. Brescia, Sez. II, 10/08/2005)

2) Considerata come pacifica la dannosità del fumo, il fumatore è responsabile del danno arrecato alla sua salute per uso smodato di sigarette (ex art. 1227 c.c.) ed al produttore di sigaretta non è possibile applicare l'art. 2050 c.c. (Trib. Roma, 04/04/2005)

 

La controversa fattispecie delle sigarette “lights”

Un caso molto dibattuto in giurisprudenza è quello delle sigarette “lights” o “mild”, cioè delle sigarette leggere. Si dibatte se queste, nel caso di insorgenza dei danni da fumo, abbiano indotto in inganno il consumatore a fumarle, ritenendole a ragione o torto meno dannose, o se, dato sempre il principio di consapevolezza, non vi sia nessuna differenza rispetto ai danni causati dalle sigarette normali.

L'orientamento restrittivo

In base al suddetto orientamento, non è stato considerato risarcibile, se non specificatamente provato in ogni singola situazione di pregiudizio, il danno esistenziale o danno da stress causato dal non raggiungimento del risultato sperato, nell'ipotesi in cui l'attore, già fumatore, sulla base del messaggio subliminalmente ingannevole "lights" abbia inteso passare alle sigarette più leggere, in luogo di quelle normali, al fine di ridurre il rischio di danno da fumo il quale sia rimasto, invece, inalterato (Cass. civ., Sez. III, 04/07/2007, n.15131)

L'orientamento favorevole al risarcimento

In forza dell'altro contrastante orientamento, si è statuito che l'impresa produttrice di sigarette che induca a confidare sulla minor pericolosità del fumo di sigarette "light" è tenuta al risarcimento del danno esistenziale subito da chi, a causa di tale ingannevole pubblicità, abbia scelto quel tipo di sigarette e si sia poi reso conto dell'erroneità della convinzione che fossero poco nocive alla salute. (Giudice di pace Napoli, 18/03/2005; Giudice di pace NapoliI, 20/11/2003)

In un'altra e recente pronuncia, l'apposizione sui pacchetti di sigarette della dicitura "lights" è stata considerata pubblicità ingannevole, e come tale idonea ad integrare un elemento costitutivo della responsabilità aquiliana, ovvero idoneo a produrre la lesione di una posizione giuridica altrui, ritenuta meritevole di tutela da parte dell'ordinamento. Ciò in quanto tale indicazione può indurre il consumatore a ritenere erroneamente che quel determinato prodotto sia meno dannoso per la salute rispetto ad altri, e ciò a prescindere dalla sussistenza di un esplicito divieto di utilizzazione di tale dicitura. Tuttavia, la eventuale statuizione risarcitoria, che abbia ad oggetto un disagio esistenziale o un danno da "stress", presuppone che l'attore fornisca la prova del danno di cui chiede il risarcimento, non potendo ritenersi che il danno sia "in re ipsa", e cioè coincida con l'evento, poiché il danno risarcibile, nella struttura della responsabilità aquiliana, non si pone in termini di automatismo rispetto al fatto dannoso (Cass. civ., Sez. III, 04/07/2007, n.15131)

 

 

Le Sezioni Unite 794 del 2009

Le Sezioni Unite, infine, con una recente pronuncia hanno deciso, risolvendo tutte le incertezze che avevano diviso la stessa Suprema Corte, che può essere risarcito come danno da pubblicità ingannevole il danno patito dal consumatore per effetto del fumo da sigarette denominate “light”. Infatti, hanno ritenuto che per produrre un danno ingiusto non è necessaria l'esistenza di un divieto imposto da una norma specifica e perciò il risarcimento può essere chiesto anche per gli anni precedenti il 2003, cioè esattamente da quando la dicitura “light” è stata considerata una dicitura ingannevole.
Il consumatore però dovrà sempre provare l'ingannevolezza del messaggio, l'esistenza del danno e il necessario e doveroso nesso eziologico tra la suddetta pubblicità ed il danno patito.
Quanto alla responsabilità della società produttrice di sigarette ne deve essere dimostrata perlomeno la colpa.

 

 

 

Avv. Luigi Modaffari, foro di Brescia

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LaPrevidenza.it, 12/05/2009

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