martedì, 13 ottobre 2026

Frasi offensive e denigratorie: la richiesta di risarcimento e l'onere della prova

Cassazione,  Sentenza 22.6.2009 n.14552

 

I cinque motivi di ricorso da esaminare congiuntamente in quanto connessi tra di loro, non sono fondati.

E’ opportuno premettere che, attraverso la denuncia di vizi della motivazione e di violazione di norme di legge, in realtà la ricorrente sollecita una diversa interpretazione del materiale probatorio acquisito. Quanto alla denuncia contenuta nel terzo motivo, i giudici di appello hanno spiegato ampiamente le ragioni che l’avevano indotta a rigettare la istanza di ammissione della prova, già negata in primo grado e non riproposta ai sensi dell’art. 178 c.p.c., primo comma e della quale peraltro non erano neppure riportati integralmente i capitoli di prova.

Con motivazione logica e adeguata i giudici di appello hanno esaminato le risultanze istruttorie ed hanno concluso che la prof. ( … ) aveva indubbiamente proferito le frasi addebitatele, che non vi era prova alcuna che i fatti dalla stessa prospettati fossero veri, che la ( … ) non aveva

alcuna veste per esercitare forme ai controllo sulla attività della collega né per riferire agli allievi in ordine al rispetto da parte della ( .. ) della normativa in materia di assenze per malattie.

Non vi era poi il pubblico interesse alla divulgazione delle notizie oggetto della comunicazione verbale in questione.

Era stato, infine, violato il canone di continenza formale, avendo la ( … )utilizzato espressioni maligne, quali l’accostamento dei concetti di shopping a quello di depressione da un lato ed il ricorso alla sgradevole e pesante accusa di comprare con i voti" il consenso degli alunni, al fine di ottenere l’assoluzione nell’ ambito della indagine ispettiva originata dai contrasti all’interno del corpo insegnante della scuola e dalle lamentele di una madre di una alunna.

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LaPrevidenza.it, 03/01/2010

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