Articolo di Stefano Gennai
Ho conosciuto M.M. nel febbraio del 2006 a margine di un seminario a Roma su «Il mobbing nel pubblico impiego» quando, incuriosito dai tanti esempi di esercizio arbitrario dei poteri datoriali che aveva fatto nel suo intervento, lo avvicinai per chiedergli quale fosse questo “Ente locale del Centro Italia” in cui tutti questi casi si sarebbero verificati, spiegandogli che stavo conducendo una ricerca e che era mia intenzione affrontare la tematica del mobbing attraverso l’esame di casi specifici.
Scoprii così che il caso che mi parve da subito particolarmente interessante riguardava proprio lo stesso M.M., destinatario di un provvedimento di trasferimento tanto ricco di richiami alle «economie di scala», all’«ottimizzazione delle risorse», alla «gestione non parcellizzata dei procedimenti assegnati», al «perseguimento degli obiettivi di razionalizzazione», quanto verosimilmente adottato solo per finalità di ritorsione.
Il caso si prestava perfettamente alle mie esigenze anche perché M.M. si rese in quell’occasione disponibile a fornirmi copia di tutta la documentazione in suo possesso, nonché il nominativo di colleghi, funzionari, dirigenti e amministratori con i quali avrei potuto parlare, sì che si presentavano davanti a me tutte le condizioni per intraprendere un’indagine approfondita, documentata e documentabile.
LaPrevidenza.it, 26/07/2009
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