Prof. Sergio Sabetta
Nel corso degli ultimi anni si è manifestata la tendenza ad una inversione della gerarchia dei valori sia nell’agire quotidiano che nelle aspettative, la caduta delle matrici ideologiche e la frammentazione degli interessi ha condotto ad un prevalere dei rapporti di scambio rispetto al concentrarsi sulla “programmazione”.
L’entrata in crisi degli aspetti collettivi ha avuto profondi riflessi tanto sulle associazioni che sulle istituzioni in cui sono prevalsi i rapporti di scambio sulla programmazione, venendo a mancare il collante ideologico, fino a minare la stessa “fiducia” sull’affidabilità del settore pubblico, solo la formazione spontanea di movimenti collettivi su interessi singoli e passionali ha portato a sostituire il venire meno dell’impegno programmatico collettivo.
La crisi economico- politica si è risolta quindi in una crisi culturale sull’identificazione degli interessi collettivi, dando spazio a crescenti momenti di conflittualità tra un fiorire di centri di interesse in cui si determinano le “opinioni” per aggregazione progressiva, il cessare di una egemonia culturale ha portato pertanto ad una frammentazione della comunicazione in termini intersoggettivi.
Si passa quindi da originari “codici di forza” basati su semplici apparati tecnico-militari a forme di dominio culturale sempre su “codici di forza” ma di carattere tecnico- giuridici ( codice legale), fino ai “codici di persuasione” odierni in cui si fa ricorso allo strumento dell’informazione.
Qualsiasi flusso comunicativo di un’organizzazione privata o pubblica che sia, in quanto volto a orientare comportamenti di singoli o di gruppi acquista una valenza politica, la quale è connaturata alla struttura di potere dell’organizzazione stessa, di questo ne fanno parte sia il “codice di forza” della legge che il “codice di persuasione” dell’informazione sebbene l’efficacia di quest’ultimo è ben maggiore del primo tanto da raggiungere risultati che con il semplice “codice di forza” della legge sono impensabili.
Qualsiasi crisi è una crisi principalmente di identità e quindi di immagine, ossia della somma delle diverse impressioni create dall’organizzazione, ecco l’importanza del rapporto tra informazione e immagine “reale” la cui “coerenza” acquista un valore strategico, senza che questo debba trasformarsi in comportamenti di tipo conformistico.
La fonte normativa è quindi anche una fonte informativa e il crescere delle fonti con un parallelo aumento dell’informazione messa in circolazione produce entropia, confusione, trasformandosi in una “opacità normativa” causa e al tempo stesso espressione di una contemporanea “opacità sociale”, la normativa anziché generare una comprensibilità del reale finisce per deformare ed oscurare la realtà.
La norma quale segno e messaggio è anche un insieme oggettivo di significati che viene elaborato e trasmesso sulla base di uno o più codici, venendo interpretato al momento della ricezione con codici non sempre identici per il ricevente, infatti, il messaggio può avere vari livelli di significato.
LaPrevidenza.it, 02/09/2012
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