martedì, 13 ottobre 2026

Operazione Vienna

Tra necessità o possibilità

 

In occasione dell'ottantesimo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è utile ricordare lo scontro tra opposte visioni geo - strategiche che avvenne alla metà del 1944 tra Churchill e il comando USA, dove si materializzò il rapporto tra necessità ed effettive possibilità, oltre agli opposti interessi, una situazione simile all'attuale fase storica tra UE ed USA.

Con la presa di Roma avvenuta il 4 giugno e lo sbarco in Normandia il 6 giugno, fu ripresa l'idea di Churchill di uno sbarco sull'alto Adriatico per investire direttamente Vienna attraverso il vallo di Lubiana, l'idea era di tagliare l'avanzata sovietica verso il centro dell'Europa, in previsione del dopoguerra.

A tal fine dopo il 17 giugno Alexander propose formalmente un piano di sbarco sull'Adriatico lungo l'asse Trieste - Vienna, la proposta fu accolta con scetticismo dai capi militari alleati, considerando la lentezza nello sviluppo dell'offensiva lungo lo stivale dell'Italia e la necessità di disporre di almeno 18 divisioni, oltre a 6 di riserva, da spiegarsi sul fronte eccessivamente ristretto e facilmente difendibile come quello montano della Slovenia.

Inoltre tale piano avrebbe impedito la realizzazione del piano Avil nel sud della Francia, ben più utile per poter alleggerire la notevole resistenza tedesca in Normandia, questo in previsione dell'attacco successivo al Reno diretto al cuore industriale della Germania, inoltre il teatro del Mediterraneo con Overland diventava secondario non potendosi mantenere due fronti lontani tra loro con forze equivalenti.

Nonostante queste obiezioni Churchill continuò ad insistere sulla centralità dei Balcani per impedire la futura espansione sovietica, sia verso il cuore dell'Europa che verso il Mediterraneo, minacciando il controllo di Suez e della relativa rotta navale nel Mediterraneo.

Tuttavia se nell'estate con un rapporto di due ad uno gli Alleati non erano riusciti a cogliere un successo decisivo sui tedeschi, non era pensabile che in autunno sui passi montani tra l'Istria e Vienna, in un rapporto di 20 divisioni alleate contro 26 divisioni tedesche su linee fortificate potessero ottenere una vittoria.

Churchill continuò tuttavia a spingere verso i Balcani, anche a seguito degli avvenimenti in Grecia dopo la liberazione con la guerra civile in atto.

D'altronde dal fronte italiano la rimozione di 7 divisioni e circa 20 battaglioni di artiglieria, con numerose unità logistiche, avevano indebolito il XV Gruppo di Armate che all'inizio dell'autunno si arenò sul fronte della Linea Gotica.

Ormai, sebbene formalmente uguali, prevalevano gli USA nel rapporto di forze con l'Inghilterra stremata da 6 anni di guerra sui vari fronti dall'Europa, all'Africa, all'Asia, i tentativi di riaffermare una propria indipendenza strategica, come nel caso del Comando Bombardieri, risultavano pertanto velleitari.

Il piano venne quindi rigettato quale irrealistico dal Comando alleato diretto dagli USA, indipendentemente dalle considerazioni politiche, nonostante già si intravvedessero le future tensioni post-belliche tra russi e anglo-americani.  Solo al termine della guerra nel 1945 sorse il problema di Trieste, quale chiave di accesso al retroterra balcanico, con tutte le conseguenti tensioni tra titini e alleati, la suddivisione del Friuli e dell'Istria nelle due zone A e B, controllate rispettivamente dagli Alleati e dagli Jugoslavi, una tensione che si protrasse per un decennio causando tra l'altro l'esodo verso l'Italia della popolazione dell'Istria e di Fiume.

D'altronde, come fu osservato, per gli USA era difficile spiegare ai cittadini americani l'importanza per il dopo guerra dell'intervento sui Balcani, con i relativi alti costi umani e materiali, molto più facile e immediato era al contrario la liberazione di Parigi e l'assalto al Reno, con un ritorno di popolarità nonostante i costi, vi era tra l'altro in gioco la rielezione del Presidente Roosevelt, senza insospettire i sovietici che sostenevano al momento il peso maggiore della guerra.


Bibliografia

· H. Willmott, 1944 La svolta, Reverdito ed. 2019;

· B. H. Liddel Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale,  Oscar Mondadori 2017.

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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 15/05/2025

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