martedì, 13 ottobre 2026

Metafisica nella pandemia

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

Abbiamo sempre interpretato il "crescete e moltiplicatevi" in termini numerici, quantitativi, come del resto è l'economia o l'accumulo di ricchezza, tutte attività necessarie alla nostra esistenza.

Vi è tuttavia un limite alla crescita esponenziale di una determinata massa umana in un contenitore fisso predeterminato, vi è pertanto la necessità di un salto di qualità culturale, interpretando il "crescete e moltiplicatevi" in termini non tanto fisici quanto culturali.

Un "crescete" in sapere e conoscenze e un "moltiplicatevi" nel trasmetterle, una evoluzione dalla savana alla dimensione umana, in questo vi è la salvezza in quanto la tecnologia senza un adeguato apporto culturale divine fine a se stessa e, quindi, potenzialmente implosiva .

Schiavone pone il problema del rapporto tra evoluzione scientifica, sviluppo tecnico e il quadro culturale in cui si sviluppa, con la sua dimensione etico-politica.

Egli osserva preoccupato la divaricazione tra scienza e cultura, dove la tecnica sembra non essere adeguatamente supportata da modelli culturali adeguati, che anzi tendono a ripiegarsi su se stessi riproponendo modelli autocratici, quali più efficienti nel gestire la crescente complessità della tecnica.

In questo progredire della scienza e nella tecnica sembra avvicinarsi sempre più il momento in cui l'uomo potrà fare un salto di specie, dove la sua natura verrà superata dalla sua conoscenza che si trasformerà in una nuova intelligenza, capace di disporre della vita e della morte.

L'evoluzione può tuttavia risolversi nella creazione di una doppia umanità, un nuovo homo sapiens che viene a sostituirci, quali residui del passato, avanzi archeologici della storia, curiosità.

Il non avere dei limiti naturali riconoscibili può anche porci fuori non solo dalla storia ma da tutto quello che è il rapporto con la natura, divenendo alternativi alla stessa natura, qualcosa di estraneo allo stesso pianeta.

Si porranno quindi, dei nuovi problemi: vi sarà posto per chi e per quanti, in che termini e con quali rapporti etico-politici.

L'attuale pandemia conduce, nelle modalità in cui è stata affrontata, anche a degli interrogativi metafisici che superino gli stretti rapporti economici, sociali e politici, pur fondamentali per la nostra esistenza quotidiana.

Viene meno l'aspetto emozionale, se questo può ridurre momenti sgradevoli della nostra vita psichica può anche condurre ad una asetticità dell'esistere, se non affiancato dalla necessità di integrare l'aspetto umanistico della riflessione alla crescita esponenziale della tecnica.

Un difficile equilibrio, in quanto lo stesso sviluppo spettacolare della tecnica sembra riassorbire qualsiasi ragionamento, riducendo la riflessione a gruppi marginali.

Tutto si riduce ad "eventi"e come tali velocemente dimenticati, vissuti con dinamica facilità, in un succedersi veloce senza riflessione.

E' pur vero che l'esplodere dimensionale della massa umana è di per sé onnivero e fagocitante la natura, dove solo la tecnica è in grado di contenere senza un'implosione ma c'è sempre il rischio dell'esplosione nella ricerca spasmodica di mezzi.

In questo crescere tumultuoso diventa quindi più facile farsi trasportare e non pensare, cercando il piccolo cabotaggio e la distrazione momentanea, che poi è di per sé un ulteriore elemento economico, con il venire meno del rapporto tra l'elaborazione culturale, necessariamente di minoranza, e la sua trasmissione alla massa fruente la tecnologia.

Vi è in questo anche la perdita della capacità di aspettare, di maturare nel tempo, ossia di fruire dello stesso non nel senso dell'accelerazione consumistica e accumulativa, ma in quello della riflessione e della elaborazione.

Da questo nasce la capacità umana di essere e vedersi quale alterità, un limite della sua natura, insito nel sé, ma anche possibilità, capacità di vedersi dall'esterno in relazione con gli altri e con la complessità del mondo naturale, ovvero di essere parte di un sistema più ampio senza avere la presunzione di ricomprenderlo nella sua interezza, in un delirio di onnipotenza.

La stessa nascita è di per sé una certezza di morte a cui corrisponde una gamma di potenzialità, i famosi talenti evangelici, che bilanciano la presa di coscienza della propria fine, se non si è presi dalla sola necessaria quotidianità.

Nella coscienza vi è anche la conoscenza, origine della produzione che, nel suo assemblare e analizzare, ci distingue dalla semplice riproduzione di molte specie viventi.

La conoscenza è l'essenza del proprio essere che ci proietta spiritualmente oltre la propria fine, ma è anche l'elemento che ci differenzia tra culture, rendendo necessaria la fase dello scambio.

Vi è in questo la difficoltà di un uso cosciente della tecnologia, quale risultato di una determinata conoscenza e della sua integrazione con altre tipologie di conoscenza, delle sue potenzialità e negatività, dell'agire quotidiano e particolare, di un sapere altro da sé, quello che è avvenuto nell'attuale pandemia nata ad oriente e diffusasi nel globo.

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Nota A. Schiavone, Progresso, Il Mulino, 2020.

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 30/05/2020

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