Libertà, autocrazia e Ragion di Stato
Kant e Machiavelli
Premessa
Kant e Machiavelli sono rappresentanti di due scuole di pensiero che si contrappongono sul piano teorico delle scienze politiche, tanto all'interno che sul piano delle relazioni internazionali.
Secondo la scuola realista, di cui uno dei maggiori rappresentanti è Machiavelli, l'uomo è immerso anche se civilizzato nella violenza proprio dello stato di natura, da cui non può liberarsi, ma solo limitare e contenere mediante adeguate istituzioni.
All'opposto vi è la scuola idealista, di cui uno dei maggiori rappresentanti è Kant, per cui l'uomo è fondamentalmente buono, solo delle istituzioni errate o incomplete ne favoriscono il sorgere della violenza.
Con la caduta della cortina di ferro ed il venire meno del clima di guerra fredda, vi è stata una rinascita dei principi idealistici che sembravano confermati sia dalla globalizzazione che dallo sviluppo della tecnologia comunicativa in atto. Principi che trovavano delle nuove teorizzazioni nelle correnti del neoliberismo e del neoistituzionalismo (Bonanate).
Kant rientra nel razionalismo quale elaborazione del concetto di ragione, la quale è elemento autonomo e necessario nella guida dell'agire umano nel mondo, tuttavia essa non è di per sé né infinita, né onnipotente, avendo limiti e condizioni.
Herder, nel riferirsi a Kant, riconosce la sua continua ricerca della verità senza alcun dispotismo, che nasce tuttavia dal confronto, quale conoscenza della natura e del valore morale degli uomini.
L'ideale politico è da Kant individuato, nel suo scritto "Per la pace perpetua" (1795), sul principio di libertà dei membri di una società, come uomini, sull'indipendenza di tutti, quali sudditi, e sulla legge dell'eguaglianza, come cittadini. Nel conflitto da lui sostenuto con il ministro Wollner, del Gabinetto del Re Federico Guglielmo II, si sottomette alla volontà regia, come rispetto dell'autorità della legge, ma rivendica la libertà di pensiero e di parola contro gli arbitri del dispotismo nei confronti della religione.
Esso si pone, quindi, quale base del razionalismo illuministico, influenzando anche i principi costituzionali e la formazione di un futuro Stato razionale, che troverà ulteriori teorici nel corso dell'Ottocento.
Vi è in Kant un richiamo ancor più forte nell'attuale momento alla libertà individuale, quale consapevolezza di sé e della storia da cui si nasce. In quanto gli sviluppi tecnici sull'Intelligenza Artificiale in atto conducono al possibile controllo dell'esistenza in termini radicali, mediante l'accumulo e l'elaborazione esponenziale dei dati.
Vi è in questo la nascita dello scontro tra opposte visioni del mondo, autoritarismi orientali, dove l'individuo vale nella comunità e non è portatore di una propria libertà di scelta nell'indirizzare la stessa, e individualismi privati esasperati, del nuovo mondo, dove società private possono scegliere e controllare mediante il successo economico le coscienze.
Il vecchio continente può risultare schiacciato se non recupera le radici del proprio pensiero, fornendo un rapporto equilibrato tra libertà individuale e possibili autoritarismi, in cui l'efficienza economica rimanga quale strumento e non idolo. · Abbagnano N., Storia della filosofia, Vol. II Kant (478-556), UTET, 1974.
INDICE
Tavole sinottiche ( Prima parte);
· Prefazione alla seconda edizione della critica della ragion pura 1778- (seconda parte).
TAVOLE SINOTTICHE
- Kant è mediatore tra le istanze razionalistiche presenti nella matematica pura e quelle sperimentali (empiristiche) presenti nella fisica osservativa.
- Ciò che Galileo fece fu quello di creare una tecnica che assommasse la matematica e la fisica ma fu opera di Kant darne una giustificazione filosofica (fondazione della fisica razionale).
- Non si limita a giustificare la religione con argomenti deistici; ma eredita il problema di dover giustificare questa attraverso la filosofia per preservarla dalla superstizione.
- Nella terra regnerà la pace e questo, se non per la buona volontà, per l'egoismo dei popoli. Infatti le guerre provocano lutti e danni, quindi per egoismo l'uomo rinuncerà ad esse. Ma egli può agire sulla storia accelerandone il percorso, trasformando i regimi dispotici in regimi democratici.
- Egli ritiene molto difficile che l'uomo possa pensare da sé ma ha fiducia sull'auto illuminazione della collettività, infatti scrive "gli uomini si adoperano da sé per uscire a poco a poco dalla barbarie, purché non si lavori intenzionalmente a mantenerli in essa".
- Distinguere tra l'uso privato della ragione e l'uso pubblico, cioè l'uso di essa da parte dell'uomo di cultura che diffonde "lo spirito di un ragionale apprezzamento del proprio valore e della vocazione di ogni uomo a pensare da sé".
- Non crede che ci sia libertà di agire staccata dalla libertà di pensiero, ma pensa che la libertà di pensiero precede la libertà di agire.
- Non crede nella rivoluzione, che sostituirà nuovi pregiudizi ai vecchi per dirigere ciecamente la grande moltitudine che non pensa.
- La ragione ha dei limiti ma entro questi limiti tutto deve potersi spiegare per mezzo di essa (impostazione critica), l'uomo non si pone in antitesi con l'illuminismo ma ne sviluppa i geni migliori. - GIUDIZIO ANALITICO: sulla base di identità e non contraddizione afferma qualche proprietà già contenuta nel soggetto (il triangolo ha tre angoli).
- GIUDIZIO SINTETICO: afferma qualche proprietà non inclusa fra le note caratteristiche del soggetto. Kant muove da questi due presupposti per la sua critica.
- La rivoluzione kantiana consiste nella rottura fra conoscenza e assoluto senza togliere alla prima il suo valore autenticamente conoscitivo.
- L'estetica è per Kant la sensibilità. Essa si suddivide nello spazio e nel tempo. Estetica ed analitica hanno funzione positiva in quanto danno una base filosofica alla matematica e alla fisica, cioè alla scienza, mentre la dialettica ha funzione negativa perché nega la possibilità di dare una base scientifica alla metafisica.
- ESTETICA: il mondo fenomenico è il mondo percepito fondato sullo spazio e sul tempo, essi sono intuizioni pure ossia poste in noi stessi.
- ANALITICA: nell'estetica siamo recettivi nell'analitica (pensiero) siamo attivi, tuttavia anche il pensiero, come la sensibilità, dovrà basarsi su alcune forme a priori chiamate "concetti puri o categorie".
- Per Kant " pensare" significa "giudicare" da ciò deriva la tavola dei giudizi: quantità, qualità, relazione e modalità; da cui i giudizi permettono di unificare il molteplice ed avere concetti o categorie.
- L' "Io penso" è il soggetto pensante, a cui tutte le nostre rappresentazioni devono potersi riferire. Esso non è una sostanza perché se lo fosse si potrebbe conoscerne il fenomeno per via empirica, invece non può essere oggetto della sensibilità, anzi non può essere oggetto. Noi non possiamo conoscerlo anche se sappiamo che esiste, sappiamo che è ma non come è. Esso è il centro del soggetto pensante quindi è lo stesso intelletto. L'Io trascendentale è capace di conoscere il fenomeno e di ordinarlo ma non conosce la cosa in sé, la quale, sebbene inconoscibile, deve esistere, perché le nostre rappresentazioni devono avere un'origine. "Io penso", ossia l'attività del pensiero è dunque conoscitiva ma non creativa. - DIALETTICA: il "Noumeno" è la "cosa in sé" ossia, l'oggetto fuori dal soggetto problematico di cui non si può conoscere la verità oggettiva. Se l'intelletto era la facoltà di unificare i fenomeni (Io penso), la ragione è la facoltà di unificare in principi le stesse regole dell'intelletto.
- Un concetto che sorpassa l'esperienza è un'idea, considerare le idee come oggetti possibili di scienza è un gravissimo errore e ciò è causa della fallacità di tutta la metafisica.
- La ragione, nella sua ricerca dell'assoluto, si forma tre idee pure: idea psicologica (anima), cosmologica (mondo) e teologica (Dio). Con l'idea dell'anima noi cerchiamo una conoscenza perfetta dell'esperienza interiore; con l'idea del mondo una conoscenza perfetta dell'esperienza esteriore; con l'idea di Dio una conoscenza perfetta di tutte le cose che esistono, fenomeniche o no.
- L'errore fondamentale dell'idea dell'anima è di trasformare l'Io penso in entità semplice e immortale, cioè da soggetto in oggetto da per sé esistente, la ragione non può trasformare la distinzione tra fenomeni corporei e spirituali in distinzioni tra due sostanze.
- Nell'idea del mondo la ragione cade in contraddizioni insanabili nel tentativo di conoscere integralmente l'universo. Ogni affermazione è accettabile singolarmente ma è in contrasto con altre altrettanto accettabili.
- Esistono tre dimensioni dell'esistenza di Dio (idea di Dio): l'argomento ontologico, cosmologico e fisico-teologico. Alla prova ontologica Kant obietta che, dato un soggetto, può essere contraddittorio negarne un attributo, ma si può anche negare il soggetto e quindi l'attributo; inoltre afferma che non è detto che ciò che penso sia reale, ossia l'esistenza non è una nota che forma il concetto. La prova cosmologica è smantellata insieme alla prova ontologica. Infine la prova fisico-teologica non prova nulla di certo ma al massimo può affermare l'esistenza di un Ordinatore della materia.
- CRITICA DELLA RAGION PRATICA: la morale (imperativo categorico) ha tre leggi universali, 1) agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale; 2) agisci in modo da trattare l'umanità, tanto nella persona tua quanto nella persona di ogni altro, sempre come fine e mai come unicamente come mezzo; 3) agisci in modo che la tua volontà possa essere considerata come istituente una legislazione universale.
- La legge morale è data all'uomo dalla pura ragione e non da un calcolo interessato, perciò la morale è autonoma perché la ragione ne è la legislatrice, da ciò deriva che la morale è libera da qualsiasi oggetto o fine.
- La legge morale Kantiana è in netta contrapposizione con qualsiasi altra morale precedente che imponeva il comportamento per il fine, essa non si basa sul sentimento ma sul "dovere". Il dovere morale corrispondente all' "imperativo categorico".
- La legge morale si oppone alle inclinazioni naturali ed è quindi dolorosa, ma ci rende coscienti della nostra superiorità rispetto al piano empirico, il valore morale di nazione dipende dal fatto che è stata la legge morale a creare la volontà di compierla e non l'inclinazione soggettiva.
- Il nostro obbedire alle leggi morali non comporta automaticamente alla felicità, perché virtù e felicità non sono sempre compenetrate.
(Sergio Benedetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 27/10/2019