La riforma dello Stato moderno
Prof. Sergio Benedetto Sabetta - Seconda Parte
a) La Riforma luterana e il primato pontificio
La contestazione teorica della superiorità papale sull'autorità laica, avviene già con la fine del medioevo ( Marsilio da Padova) e si radica con l'umanesimo e il rinascimento di cui testimonianza sono le opere di Machiavelli e Boden. Ma è con la riforma luterana che avviene la rottura all'interno della Chiesa stessa, mediante una critica radicale dell'istituzione papale. Lutero nel distinguere tra l'ecclesia abscondita o spiritualis, retta dal diritto divino e, interiore all'uomo, per questo conosciuta solo a Dio, e l'ecclesia manifesta o universalis, governata dal ius ecclesiasticum, visibile nel mondo e in cui confluiscono anche i peccatori battezzati, quindi inutile per la salvezza, viene a spezzare la visione tomistica di un rapporto di continuità tra diritto naturale e diritto divino, ossia tra Antico e Nuovo Testamento. Vi è nella rottura del rapporto ontologico di continuità tra Cristo e la Chiesa la desacralizzazione dell'istituzione ecclesiastica. Vengono pertanto meno tre punti: la divisione tra ceto ecclesiastico e ceto secolare; l'attribuzione dell'infallibilità all'autorità papale; la sottomissione del concilio al papa attraverso il diritto di convocazione.
Questo porta a tre conseguenze rilevanti: la negazione dell'autorità papale e conciliare , con la sostituzione del libero esame delle Scritture; l'eliminazione del principio gerarchico proprio dell'ordinamento ecclesiastico; il riprendere del diritto canonico quale fondamento del preteso potere della chiesa, sia spirituale che sociale. Nel distinguere tra "chiesa invisibile" di Cristo e "chiesa visibile" del mondo, il credente è inserito in tre ordinamenti divini: ordo ecclesiastico, la Chiesa; ordo economicus, l'economia; ordo politicus, lo Stato. Si hanno quindi due governi, il "governo spirituale", retto dalla legge divina, e il "governo temporale", retto dal diritto secolare in cui si conserva una traccia del diritto divino naturale.
La "dottrina dei due regni" favorisce la concezione giuspositivista, nella quale il sovrano diventa la fonte di legittimità della legge. Si formano chiese territoriali di Stato, nelle quali i governanti, come "membri speciali", devono esercitare il "summus episcopatus" con i diritti di nomina, destituzione e controllo sia dei ministri di culto che delle proprietà ecclesiastiche. Sebbene con diverse interpretazioni teologiche e adattamenti politici, l'intelaiatura data da Lutero viene sostanzialmente mantenuta anche da Calvino e Zwingli, la stessa chiesa anglicana procede a una sintesi tra il diritto canonico ed elementi protestanti.
b) La reazione tridentina
La lotta per il primato pontificio passa dallo scontro tra papato e conciliarismi del XV secolo, alla lotta contro una dottrina che sconvolge l'intero ordinamento canonico della Chiesa. Il Concilio di Trento, di stretta obbedienza papale, convocato nel 1542 in seguito all'intesa tra Carlo V e Paolo III nella città imperiale e sede del principe-vescovo di Trento, dopo varie interruzioni e trasferimenti si chiude nel 1563 nella stessa Trento. Con il concilio Pio IV abbandona la pretesa di opporsi in modo frontale ai sovrani nelle discussioni relative ai decreti di riforma. Vengono riaffermati i dogmi cattolici e si procede ad una riforma delle istituzioni ecclesiastiche, creando i seminari vescovili.
Si combatte in particolare: l'assenteismo dalla sede, il cumulo dei benefici in capo al medesimo ecclesiastico e il diritto di patronato detenuto molte volte da privati che lo considerano uno strumento di potere, nonché un ottimo investimento finanziario. Si afferma la dottrina del sacerdozio quale "ordine sacro" che conferisce un "carattere indelebile", elemento fondamentale della struttura ecclesiale, come avviene per l'ordine giudiziario laico.
Accanto vi è il rafforzamento dei poteri episcopali sul piano diocesano, al fine di rafforzarne l'unità di governo contro una realtà istituzionale frammentata. Questo sia nella sfera amministrativa con il potere di controllo, che nella sfera pastorale con il diritto di visita e, infine, nella sfera della potestà d'ordine con la potestà di selezione dei candidati all'ordine sacro e la sovrintendenza sui nuovi seminari vescovili. Nell'ampliare la giurisdizione vescovile con i nuovi compiti di controllo e intervento sulla società locale, vi è la necessità del rafforzamento dell'apparato burocratico della curia diocesana con il parallelo potenziamento delle figure dei vicari. Si introduce, inoltre, l'obbligo della visita pastorale annuale o biennale del vescovo o di un suo vicario, un potere ispettivo sul funzionamento delle istituzioni e sulla disciplina di ecclesiastici e fedeli. A questo si affianca l'erezione dei seminari vescovili per ogni diocesi, al fine di modellare una stessa cultura e condotta tra i chierici. Completano l'azione di controllo dei fedeli, tra l'altro, istituzione dei registri parrocchiali e delle polizze del precetto pasquale, secondo precise forme burocratiche e giuridiche di carattere coercitivo.
L'attuazione della riforma avviene gradualmente in due secoli per le varie resistenze incontrate, sia all'interno della Chiesa che nella società laica, e per la stessa attività intermittente del papato, il quale diviene in tal modo il "centro" della Chiesa oltre che esserne già il "capo", divenendo in tal modo a sua volta un modello per i nascenti stati assolutistici. Conclusioni Quanto detto fa sì che non vi debba essere meraviglia nell'incontrare nella formazione degli Stati nazionali moderni, tra `600 e `700, figure cardinalizie quali il Richelieu o il Mazarino come primi ministri. L'introduzione laicizzata del concetto di "ordine sacro" nella formazione della burocrazia, la creazione di intendenze modellate sulle curie vescovili, l'affermazione della necessità di una attività ispettiva regolare, nonché di una nobiltà di corte i cui figli erano educati presso collegi retti da ecclesiastici, creano lo Stato assolutistico in cui il re da monarca feudale si trasforma nel re assoluto centro dello Stato, in una sintesi tra Chiesa riformata e Stato assolutistico.
La trasformazione si completa quando con l'idealismo Hegel e Fichte affermano essere lo Stato, Dio, e come tale centro assoluto dell'agire umano, fino agli Stati totalitari del Novecento e alla loro pretesa di un controllo assoluto, partendo dai conflitti religiosi del `500 fino alla nuova sacralizzazione laica del capo, consacrato direttamente dal popolo, secondo i vari "ismi"(bonapartismo, fascismo, nazismo, comunismo, maoismo, franchismo). Lo Stato all'inizio del nuovo millennio appariva agonizzante, depotenziato a favore di organizzazioni sovranazionali o di potenti multinazionali economiche, solo gli Stati di dimensioni continentali erano in grado di competere, riaffermando il proprio ruolo.
La pandemia ha rivalutato il ruolo dello Stato come l'unico in grado, in presenza di eventi eccezionali, di agire con risultati concreti, di costituire il perno su cui ruota la richiesta di aiuti e di sicurezza. Anche le strutture territoriali inferiori hanno dimostrato di essere insufficienti, dovendo ricorrere al coordinamento superiore, la debolezza dello Stato ha dato luogo ad una debolezza della Nazione nel suo insieme. La pandemia dal cui seno sono emerse le nuove tensioni internazionali, fino a trasformare l'evento naturale nella prova generale di una possibile futura guerra biologica, in cui ridisegnare nuovi equilibri di forza, ha mostrato la falsità di una vulgata per la quale la fine della guerra fredda era la fine della storia quale lotta, come noi la conosciamo. Come anche la falsità di una visione del mondo, dove la nuova scienza informatica e l'economia che ne derivava avrebbero portato ad una felicità ed un benessere generalizzato, quando bene e male sono proprio insiti nella natura della specie umana, controllabili, riducibili ma non eliminabili.
D'altronde lo stesso rapporto tra bene e male è, come osserva Nietzsche , opinabile a seconda dei punti di vista e degli interessi in gioco, ed anche osservandoli oggettivamente, come benessere diffuso, non si ottiene una risposta univoca. Tanto che, in presenza di una pandemia o altra calamità, sembrano prevalere in termini di efficienza immediata gli Stati più autoritari o di matrice democratico-autoritaria, con una popolazione inquadrata, dove la risposta è compatta e relativamente veloce, occorre vedere la reazione nei tempo più lunghi nell'onda della storia. Come osserva James J. Sheehan nel suo libro "L'età post eroica", "Il regime sovietico e quello nazista riuscirono ad ottenere dai loro cittadini e dai loro soldati più di quanto riuscissero a fare i paesi civili". In particolare i sovietici dove " un sistema dominato da una rigida struttura di partito, disciplinato da un esteso apparato del terrore e sostenuto da una serie di credenze totalizzanti" fa sì che " l'intero progetto sovietico può essere visto come una preparazione alla guerra totale" ( 149, Laterza ed., 2009). Nel contrapporsi degli interessi economici e dei sensi di libertà, nel ricomporre il conflittuale rapporto tra economia e sanità emergono le attuali difficoltà dello Stato democratico, il suo potenziale ambiguo porsi secondo le spinte prevalenti, frutto anche di una variegata dialettica culturale visibile nella caoticità normativa a cui dà vita nell'eccezionalità.
In questo la Chiesa riacquista una propria dimensione quale punto di riferimento, che nell'assorbire le varie spinte contrapposte le rielabora dandone una loro possibile lettura coerente. Già nel `900, durante l'occupazione nazista di Roma nel 1943-44, Roma torna ad essere di fatto la città dei papi e nella Chiesa cerca e trova una protezione materiale e un'indicazione morale. A fronte di circa 2.000 deportati, oltre 10.000 ebrei vengono salvati dai vari enti religiosi e la città si stringe attorno alla Chiesa quale ancora di salvezza ed è ancora nella Chiesa che, finita la guerra, il nascente nuovo Stato repubblicano e democratico cerca una delle basi per la sua legittimazione interna ed internazionale. ( A. Riccardi, L'inverno più lungo 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Laterza ed 2008).
(In ricordo di mia zia Suor Maria Bernarda Sabetta delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, a Roma nel 1943-44 presso l' Istituto Statale dei Sordomuti)
LaPrevidenza.it, 29/11/2020