La riconfigurazione del mondo nel passaggio tra i due millenni
Geopolitica
L'attuale obiettivo strategico degli USA è evitare l'emergere di una potenza o coalizione che possa minacciare la loro supremazia globale, questo sebbene siano in ritirata sui fronti da loro ritenuti secondari dovendosi concentrare sull'Indo-Pacifico.
La strategia consiste sostanzialmente nell'individuare gli obiettivi, mantenendo al contempo un equilibrio con le risorse e i mezzi disponibili, questo principio con la fine della Guerra Fredda è progressivamente venuto meno, subentrando una atrofia strategica nel dare per scontata la strategia già pianificata, nel venire meno di una nuova classe politico-strategica preparata.
Dopo la guerra del Golfo del 1991 a seguito della rapida vittoria, nel raffronto con la tecnologia militare sovietica con cui era equipaggiato l'esercito iracheno, si è creata una illusione di potenza assoluta con una militarizzazione della strategia e conseguente atrofizzazione dello studio necessario all'intelligenza strategica, essendo superata dal possesso dell'assoluto dominio tecnologico.
Nella ritrosia culturale con l'immedesimarsi nell'altro, pensando ad una identificazione del resto del mondo con la loro cultura, è venuto meno il fattore umano, infatti l'intelligenza strategica è mettersi nei panni del nemico, dell'alleato, del rivale, ossia dell'altro.
Per assurdo la tecnologia nei giochi di guerra previsionali, nel diminuire il fattore umano nel rapporto tecnologia-uomini provoca una maggiore incertezza, in dell'intelligenza generativa nella politica estera venendo meno il fattore antropologico si è giunti alla guerra, fino alla guerra nucleare, questo in quanto risiede in una valutazione culturale umana il concetto di vittoria, non essendo identico in assoluto nelle varie culture potendo andare in una scala dai possibili accordi alla vittoria militare totale. Si deve considerare che anche in presenza del fattore umano può subentrare la Sindrome di Rommel, ossia non conoscendo il campo di battaglia si banalizza la guerra, i rischi e i costi in uomini e mezzi, perdendo le finalità dello scontro, la teorizzazione può fare sottovalutare le perdite ed il fattore psichico, circostanza aggravata dai limiti derivanti da un uso non pertinente della tecnologia, si deve considerare che il suo uso ha sempre bisogno di equilibrio.
Ultimamente ci si era concentrati non su come prevenire la guerra ma solo su come prevalere nello scontro, in una visione molto differente dalla seconda metà del Novecento, già elaborata dalla presidenza Eisenhower negli anni cinquanta e perfezionata da Henry Kissinger, il quale teorizzò l'equilibrio tra potenze che si sostenevano a vicenda, in contrasto con il sogno americano di imporre il suo modello al mondo.
Il modello di Kissinger prevedeva la comunicazione unita alla comprensione della controparte, in lui vi era la visione europea del determinismo storico insito nel concerto viennese che permeava il Congresso di Vienna, modello contrapposto al Pentagono che vedeva nella Cina solo un pericolo, rimproverando pertanto l'eccesso di concessioni su Taiwan nella fase di apertura dei negoziati, tuttavia sottovalutando la conseguente manovra avvolgente contro il nemico principale individuato nell'URSS, in questo aderendo agli interessi cinesi e alla loro visione storico - strategica di evitare possibilmente uno scontro diretto, preferendo circondare il nemico.
Nel guadagnare tempo agli USA, evitando lo scontro diretto con l'URSS, secondo il principio geo-politico di realtà, ossia vedere come sono le cose e non come si desidera vederle, Kissinger si scontrò con la visione aggressiva e militarista dei "neocon", ma per raggiungere la verità necessita integrare le opposte visioni, vi deve essere in questo la capacità di elaborare il pensiero degli altri nonché di analizzare la formazione culturale dei leader contrapposti considerando che l'etica è relazionale, circostanza che impone di porsi domande sull'individuo, sulla costruzione della persona, sulla collettività e sulla Stato.
Nella necessità di trattare con chi ha l'effettivo potere occorre evitare di cadere nella confusione causata dalla propria propaganda, un problema che si è accentuato nel nuovo millennio con diffusione dei social, infatti vi è la necessità di individuare i veri obiettivi sia nostri che altrui evitando di seguire i racconti da noi stessi creati con il fine ultimo di indebolire il nemico, rendendolo inoffensivo senza dovere ricorrere ad una guerra totale.
Nell'attuale fase storica sono venuti meno tutti i precedenti parametri con un impoverimento della visione strategica, si torna nei momenti di crisi a visioni elementari in cui l'eccessiva semplificazione permette la manipolazione, ancor più sulle giovani leve sensibili ai social e con problemi culturali relativi al senso della vita, circostanza che conduce a rinchiudersi in se stessi allontanandosi dalla comunità nazionale nell'impegno civile e militare.
Su queste problematiche si innesta il ridisegno degli equilibri mondiali in sostituzione di una unica globalizzazione a matrice americana, dove la Cina pur fornita di una visione globale si concentra sulla sfera del Pacifico, con particolare attenzione su Taiwan, mentre la Russia in bilico tra USA e Cina punta a creare una sfera di influenza verso l'Artico sfruttando lo scioglimento dei ghiacci.
Gli USA nel cercare di staccare la Russia dalla Cina, al fine di aumentare il proprio potere di contrattazione, parla direttamente con la Russia saltando l'UE quale ulteriore complicazione, dovuta anche al suo frazionamento frutto di storie e interessi opposti, la stessa Ucraina viene emarginata anche attraverso gli scandali scoperti dall'Ufficio anticorruzione, voluto nel 2014 dagli USA, circostanza che sfiducia il governo agli occhi della popolazione e dell'esercito.
In questa attività diplomatica vi è una ulteriore presenza sull'Oceano Indiano, ossia l'India che ha sempre agito da battitore libero già dalla guerra fredda quando colloquiava strettamente con l'URSS come accade attualmente con la Russia.
Nel suo nazionalismo sebbene in contrasto con la Cina per i confini, cerca di mantenere una propria posizione libera tra Cina e USA ritenendole entrambe nemiche, appoggiandosi alternativamente alla Cina da dove importa e agli USA dove esporta.
Questa sua ambiguità è tesa a ritagliare una propria sfera di influenza nell'Oceano Indiano e viene tuttavia a sovrapporsi in parte alla costituenda sfera cinese, a tal fine recupera la propria storia pre-coloniale ricordando il 20% della produzione mondiale che allora possedeva, creando quindi il mito di una sua centralità imperiale.
***
BIBLIOGRAFIA
· AA.VV., Tutti contro tutti, Limes 10/2025;
· AA.VV., Mal d'America, Limes 5/2024.
***
Profilo autore
(Sergio Benedetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 08/02/2026