martedì, 13 ottobre 2026

La problematica geopolitica dei cooperanti o volontari italiani nei territori instabili del terzo mondo

 

La liberazione della volontaria Silvia Romano per la onlus Africa Milele pone la necessità di alcune considerazioni.

La presenza di personale, umanitario, ma talvolta di dubbia finalità, in territori instabili per guerriglie in atto, conflitti armati o grossa criminalità, li espone a sequestri e quindi a ricatti politici e finanziari allo Stato di appartenenza.

Ne è un esempio lampante quanto accaduto nel corso delle trattative "felicemente concluse" per liberare l'ostaggio.

I servizi italiani sono stati aiutati dai servizi segreti turchi del Mit che hanno provveduto ai contatti, favorendo la necessaria mediazione per liberare l'ostaggio.

La Turchia fin dal 2003 procede ad una lenta penetrazione in Africa nei territori a maggioranza islamica, quali il Sudan, la Somalia, l'Uganda e il Kenia.

Nello scambio con la banda dei sequestratori, considerando che l'ostaggio è stato più volte ceduto, vi sono stati degli accordi paralleli tra Roma e Ankara che hanno avuto per oggetto la Libia.

La Turchia ha così avuto via libera nella difesa di Tripoli, spingendo l'Italia in un angolo, secondo un progetto imperiale ottomano di ricostituzione di una propria area di influenza.

Il triplicarsi delle sedi diplomatiche, dei collegamenti aerei, degli interventi economici direttamente da lei gestiti, della costruzione di grandi centri di addestramento militare sui territori, hanno fatto sì che la Somalia e la Libia rientrassero progressivamente nella sfera di influenza di Ankara con l'emarginazione di Roma.

Questa liberazione può quindi considerarsi l'atto esplicito di uno scambio strategico già avvenuto, con la sostituzione dell'Italia.

Ecco pertanto la necessità di un non esporsi diretto di cooperanti o volontari italiani senza adeguata copertura in territori sicuri, divenendo altrimenti pedine per un gioco politico internazionale, in cui Roma viene a trovarsi in difficoltà, manifestando chiaramente la propria debolezza strategica, mancando comunque la capacità e l'interesse di una azione comune dell'UE, per non parlare del fatto che per effettuare l'intervento di salvataggio i nostri "servizi" si sono dovuti esporre.

Anche da un punto di vista dell'immagine si è risolto in una propaganda a livello mondiale a favore dei sequestratori, in un momento in cui l'Italia è particolarmente debole a seguito della pandemia, con il conseguente crollo del PIL e dell'occupazione che si prevede superiore al 10%, mentre i consumi sono scesi di oltre il 36%.  Difficile anche il rapporto con l'UE nelle trattative per la modifica del Meccanismo europeo di stabilità e sul Mes, nonché per il Recovery Fund da 1.000 miliardi.

Questa situazione viene ad inserirsi nella conflittualità economica tra USA e Cina, nel definire nuove sfere di influenza, con elementi governativi aventi chiare simpatie per Pechino, mentre una parte politica dell'opposizione si rifà a Mosca.

Una chiara complicazione che si sovrappone alle fratture interne allo Stato, tra i vari livelli istituzionali, per non parlare della poca chiarezza di molte organizzazioni umanitarie.



NOTA

M. Ansaldo, L'ombra di Erdogan l'africano tra Tripoli e Mogadisco, 10 maggio 2020, La Repubblica.

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 13/05/2020

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