lunedì, 17 giugno 2024

L'evoluzione storica del rapporto dell'uomo con il territorio

Parte sesta - La seconda Rivoluzione industriale

 

In Francia, Inghilterra ed USA la situazione è completamente diversa, basti pensare alla scarsità di territori in Inghilterra e alle grandi distese degli USA, la rivoluzione industriale che poggiava essenzialmente sullo sfruttamento di energie povere, acqua e vapore, viene ad essere sollecitata da una serie di nuove scoperte che dal 1860 in poi vanno realizzandosi con ritmo incessante.

Il procedimento Bessemer nel 1858/59 consente la produzione dell'acciaio, materiale nuovo di enorme importanza per le possibilità di sfruttamento in particolare nelle tecniche di costruzioni, al mattone si sostituisce questo nuovo materiale che sembra non avere limiti di utilizzazione.

Si scopre un'importante nuova fonte di energia quale è il petrolio, inventano il motore a scoppio, il telefono che permette una grande velocità di comunicazione e conseguentemente dei commerci, l'ascensore che consente di sfruttare lo spazio verticalmente, nascono così i grattaceli di Manhattan.

Contemporaneamente le rendite differenziali aumentano vertiginosamente, mentre viene meno ancora una volta il principio di uguaglianza sostanziale.

Due sono però le invenzioni che stravolgono l'intero sfondo macroeconomico, la dinamo che permette lo sfruttamento dell'energia elettrica e il motore a scoppio, l'energia elettrica ha un altissimo rendimento, incidenze di usura molto limitate ed è poco costosa, le fonti tradizionali vengono così accantonate.

La fabbrica è in grado di lavorare 24 ore su 24, nasce così l'idea della fabbrica a ciclo continuo, con doppi turni di lavoro di 12 ore ciascuno, si realizza un'estensione dell'attività industriale in cui si assorbono attività che prima avevano localizzazioni separate, l'accelerazione della produzione è così potente che l'industria diventa il centro di ogni economia.

Il potenziale economico della fabbrica è costituito dalle conoscenze, dagli scambi, dalle conoscenze "esclusive" che non vengono comunicate agli altri centri di produzione, nasce così il "segreto industriale".  Intanto il divario tra il vecchio ceto agricolo o pre-industriale e il nuovo ceto industriale è divenuto incolmabile, si tratta due categorie del tutto separate e non in simbiosi tra loro, i vecchi proprietari terrieri sono ormai troppo lontani dala nuova classe che detiene il potere.

Tuttavia anche questa volta i problemi sono molti e gravi, le scorie delle fabbriche l'intasamento ulteriore dei centri urbani, i disastri che oggi si definirebbero "ecologici", i molti e vari problemi in fabbrica, lo sfruttamento brutale dell'ambiente e dell'energia, non vi è preoccupazione del possibile esaurimento delle fonti di produzione.

E' di questo periodo, ad esempio, il disboscamento indiscriminato per ricavarne materie prime, per destinarne l'area relativa alle coltivazioni necessarie per l'incremento demografico o per destinarla alla crescita urbana.

E' quindi necessaria una più ampia riorganizzazione del territorio, il piano Housman non è più sufficiente, i ponti ad esempio non hanno più una preventivabile limitatezza di portata,nella costruzione dei grattacieli non si è più condizionati dalla povertà del materiale edile.

Si assiste alla nascita di una nuova causa di invivibilità del territorio, non più dovuta allo scoppio del borgo medievale eccessivamente limitato, fatto ora del tutto secondario, invece non è più possibile avere su un unico territorio la duplice presenza di due fabbriche e la convivenza di un'industria con la residenza, infatti le residenze si allontanano il più possibile dalle fabbriche e quelle che rimangono sono invivibili.

Ancora una volta è necessaria la suddivisione degli spazi a cui affiancare una efficiente rete stradale, ma in questa situazione il piano Housman non può funzionare, infatti secondo il piano del Prefetto di Parigi, il privato proprietario può all'interno della sua proprietà disporne liberamente, senza alcun limite ai suoi poteri.

Si prospettano quindi due ipotesi, o il vecchio ceto proprietario e i nuovi industriali si mettono d'accodo tra loro sulla destinazione delle rispettive aree, ipotesi questa puramente utopistica, oppure un'autorità esterna al di fuori di ogni ideologia, stabilisce il ruolo delle singole proprietà nel quadro economico complessivo.  E' necessario quindi entrare nei "contenitori" dei singoli proprietari assegnando a ciascuno una destinazione compatibile con quella dell'area del vicino, bisogna coordinare, nell'ambito dell'agglomerato urbano, scelte industriali, agricole o residenziali.

Siano di fronte a incompatibilità che non possono più essere superate con la ridistribuzione tra pubblico e privato, si pone pertanto il problema di studiare un nuovo sistema.

Tra gli studiosi che si occuperanno di "compatibilità urbanistiche", vi sarà anche Le Corbusier, nessuna forma per quanto bella può convivere con un'altra se i loro contenuti sono diversi, è a questo punto che si ha la scissione tra Architetti e Urbanisti, che contemplano in ultima analisi due diversi aspetti dello stesso problema.

La risoluzione Housman non ha perso di attualità, ma soltanto di centralità, la città anche se appena ristrutturata e dotata di nuovi servizi appare insufficiente, la forma architettonica diventa espressione di una tendenza sul contenuto dei singoli involucri, per rendere compatibile un quadro generale di cui il territorio costituisce la proiezione planimetrica.

Intanto è nato un nuovo movimento di pensiero che è riconosciuto come una corrente culturale di tecnici dell'architettura, fioriscono diverse scuole, si parla tra l'altro di movimento "neoplastico".

Nella nuova città molti sono i problemi da risolvere, basti pensare al problema dei trasporti a livello urbano, le nuove ferrovie, le metropolitane divengono necessità imprescindibili, nel 1901 Londra passa da 1 a 6 milioni di abitanti, esistono: un traffico stradale pesante, uno veloce, uno pedonale, tutti con esigenze differenziate.

Il problema della compatibilità tra insediamenti industriali di diverse tipologie e tra industria e residenza non può essere risolto semplicemente con l'esproprio, il modello di proprietà a funzione individuale ha forti punti di resistenza, e non può permettere un intervento pubblico al suo interno.

Nel frattempo il fenomeno della rendita differenziale subisce un ulteriore aggravamento, poiché la città tende ad espandersi per fasce progressive esterne, basta monopolizzare e accentrare con acquisti le fasce attorno alla città per stringerla in una "cintura", creando in tal modo un oligopolio delle aree, l'operazione consiste pertanto nell'acquisto delle aree e nella semplice attesa da parte del nuovo proprietario, solo nel caso in cui il processo di industrializzazione si arresti si avrà una frustrazione dell'operazione speculativa.

Se l'offerta proviene esclusivamente dai pochi soggetti che hanno costituito l'oligopolio delle aree i prezzi saliranno a livelli inimmaginabili, inoltre in un secondo momento si avrà un movimento che porterà alla riqualificazione delle rendite urbanistiche più centrali, è più che mai evidente che il piano Housman non regge più, si ha paradossalmente la rivincita della proprietà privata sull'industria.

Non si tratta più di assegnare queste aree alla mano pubblica, si ritiene insufficiente la suddivisione orizzontale di spazi, l'architettura scopre quindi la pianificazione, ma soprattutto si ipotizza un controllo pubblico generalizzato che contrasta con qualsiasi principio giuridico di proprietà a funzione individuale.

Nel frattempo nasce soprattutto in Francia e in Germania un movimento architettonico che studia "la nuova visione dell'architettura e dell'ingegneria", che richiede anch'essa una nuova normativa.

L'ente pubblico nello Stato liberale e liberista era un cerchio di contenimento che non aveva la minima ingerenza nella sfera privata, nei primi anni del `900 lo Stato liberale è ormai alla fine, l'unica possibilità di sopravvivenza nell'impatto con la crescita industriale è di allearsi con l'industria.

In Francia alla fine del secolo Le Corbusier ha pensato al territorio non come ad uno spazio ove collocare le forme, ma come ad un elemento sul quale dovevano articolarsi le diverse funzioni che la società industriale richiedeva, spostando il fulcro dell'immagine tecnica dalla forma all'organizzazione delle funzioni.

La città liberale della dine dell'800 privilegiava la localizzazione industriale quale centro motore di tutto, Le Corbusier rivendica di fronte a questa centralità del fenomeno industriale la centralità del fenomeno "uomo", in questo periodo si comincia a parlare di "città a misura d'uomo".

Secondo Le Corbusier un territorio deve essere immaginato come uno spazio nell'ambito del quale vanno collocate più scelte, già indicate dagli utopisti in modo impreciso e imperfetto, queste sono: la residenza, l'industria, il commercio, le infrastrutture, il tempo libero inteso come "spazi riservati non ad attività direttamente produttive o primarie dell'uomo".

La gerarchia tra queste funzioni è nel senso indicato, sradicando il primato dell'industria sulla residenza, Le Corbusier studia modelli di edifici che realizzino le diverse funzioni , ad esempio progettando una costruzione con palestra e solarium all'ultimo piano, la Chiesa e l'Ospedale nei piani inferiori.

In Germania una scuola di architetti, tra cui anche Wright, e pensatori immaginano i piani regolatori di ampliamento delle città non più come semplici linee che dividono la proprietà privata da quella pubblica come nel piano Housman, ma come piani coordinanti tutte le funzioni tra loro.

All'indomani della Prima Guerra Mondiale si ha il crollo di assetti istituzionali protagonisti di tutta l'Europa dell'800, nel 1920 in Germania viene varata una legge per il bacino della Ruhr, in cui si forma un consorzio tra più comuni aventi l'obbligo di elaborare un piano di compatibilità tra le diverse attività, anche in altre città tedesche come Berlino si cerca di organizzare il territorio nel rispetto della compatibilità delle singole funzioni.

Nel 1928 Cornelius van Hesteren viene incaricato dall'amministrazione comunale di Amsterdam di presiede l'ufficio del piano regolatore della città, il suo tentativo nuove dall'idea che per rendere compatibili le diverse funzioni è necessario separarle.

Van Hesteren pensa alla funzione della residenza in termini nuovi: parte dallo studi delle abitazioni già esistenti, della loro capienza, delle abitazioni che devono essere rinnovate o ricostruite e del numero di vani necessari, il suo piano viene realizzato nel 1935, in seguito si riveleranno le sue carenze in quanto non era stato previsto il successivo sviluppo industriale.

La città risulta divisa in quartieri, per ciascuno dei quali è previsto un piano particolareggiato sorvegliato da un competente ufficio della pianificazione, questo piano regolatore prevede la "zonizzazione", individuazione delle funzioni di ogni singola zona, sta nascendo la proprietà a funzione sociale, si ha un passaggio di poteri dal privato al pubblico.  Questo piano prevede: 1) allineamento; 2) localizzazione, che indica le aree soggette all'esproprio; 3) zonizzazione, che realizza il controllo pubblico di tutto il territorio sia pubblico che privato.


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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 09/03/2024

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