lunedì, 17 giugno 2024

L'evoluzione storica del rapporto dell'uomo con il territorio in Italia. La legge del 1865

Parte quinta. Piano per il centro e per l'ampliamento nelle fasce marginali circolari. Fenomeno delle megalopoli a macchia d'olio

 

Il piano regolatore per l'intero comune si colloca negli ultimi articoli della legge, questo testimonia che la divisibilità di tutto il territorio del Comune è una eventualità, frequente è la necessità di introdurre singole opere pubbliche che non sono razionalmente legate all'insieme del piano, i problemi vengono risolti volta per volta.

Occorre considerare che in Italia il conflitto tra proprietà ­ industria è meno sviluppato che in Inghilterra, dove è l'interesse industriale a prevalere, pertanto la legge 2359/1865 costituisce un passo verso il futuro in quanto realmente necessaria soltanto in poche zone, avvenendo l'industrializzazione in termini ampi soltanto nel secondo dopoguerra, con un ritardo di circa un secolo rispetto alla Francia e all'Inghilterra, prevale in Italia ancora la proprietà fondiaria.

Secondo l'art. 2 sono opere di pubblica utilità quelle che vengono espressamente dichiarate tali per atto dell'autorità competente, ai sensi del 2°comma , art. 2 possono essere dichiarate di pubblica utilità non solo le opere che si devono eseguire per conto dello Stato, delle Province e ei Comuni, ma anche quelle che vengono intraprese da società, enti morali o particolari individui.

L'art. 3 specifica che qualsiasi domanda fatta da Province, Comuni, corpi morali o da privati, al fine di ottenere la dichiarazione di pubblica utilità, deve essere accompagnata da una relazione sommaria e da un piano di massima che contenga la descrizione dell'insieme delle opere e dei terreni che dovranno essere occupati ( 2° comma).

Nell'art. 4 si legge che la domanda per ottenere che un'opera sia dichiarata di pubblica utilità, deve preventivamente pubblicarsi in ciascun Comune in cui l'opera dovrà essere eseguita e inserita per estratto nel Foglio degli Annunzi Legali.  L'art. 9 contiene l'elenco dei casi in cui la dichiarazione di pubblica utilità dovrà farsi per legge, mentre l'art. 10 prevede che per le opere provinciali tale dichiarazione è fatta dal Ministro dei Lavori Pubblici, se i progetti dovranno essere approvati dallo stesso, mentre negli altri casi dovrà essere fatta dal Prefetto.

All'art. 18 si stabilisce che all'atto della dichiarazione di pubblica utilità saranno stabiliti anche i termini entro i quali dovranno iniziarsi e completarsi sia le espropriazioni che i lavori.

L'art. 14 prevede che qualora la legge abbia fissato il termine per l'esecuzione di un'opera questo potrà essere prorogato per un termine non eccedente il terzo di quello concesso. Nel caso che il termine scada senza proroga si dovrà nuovamente iniziare il procedimento al fine di ottenere una nuova dichiarazione di pubblica utilità.

Nel caso in cui questo non avvenga si potrà lasciare continuare l'opera già iniziata al costruttore, intentandogli tuttavia causa per il risarcimento del danno in quanto vi è occupazione abusiva di area, nel caso in cui l'opera non sia iniziata, vi sarà la rivendicazione dell'area essendovi un possesso senza titolo.

Nell'art. 16 si statuisce che emanato l'atto di dichiarazione di un'opera di pubblica utilità, colui che ha promosso la procedura dovrà a sua cura formare il piano particolareggiato d'esecuzione, descrittivo di ciascuno dei terreni o edifici di cui si stima necessaria l'espropriazione, nel successivo art. 17 si precisa che il piano di esecuzione approvato viene per ordine del Prefetto essere depositato in ciascun Comune relativamente coinvolto nell'espropriazione per un termine di 15 giorni continui.

La legge del 1865 prevede anche l'occupazione provvisoria di immobili, in virtù della quale l'espropriante può temporaneamente usare l'immobile stesso, salva la restituzione al proprietario dopo la cessazione del pubblico bisogno.

Sono previste due forme di occupazione temporanea, nella prima, detta comunemente "occupazione per opere pubbliche", gli imprenditori incaricati dell'opera pubblica possono occupare temporaneamente fondi privati allo scopo di depositarvi materiali attinenti all'esecuzione dell'opera stessa, stabilendo magazzini, officine, passaggi provvisori, aprirvi canali di versamento delle acque, sempre in presenza di necessità per l'esecuzione dell'opera.  Prima di occupare i beni si dovrà avanzare domanda al Prefetto indicando la durata dell'occupazione e l'indennità offerta ai proprietari interessati, i quali possono accettarla o meno in caso negativo si richiede una perizia che fissi l'indennità da corrispondere, contro la quale il proprietario interessato potrà sempre ricorrere all'Autorità Giudiziaria competente.

La seconda ipotesi è detta "di forza maggiore e di urgenza", il caso espressamente previsto è quello della rottura di argini e di ponti, ma si applica in ogni altro caso di forza maggiore o di assoluta urgenza.

L'occupazione è ordinata dal Prefetto ed eccezionalmente dal Sindaco,tale occupazione temporanea non può mai protrarsi oltre i due anni, tuttavia possono essere rese definitive usando la procedura stabilita per le espropriazioni, ai proprietari dei fondi occupati è dovuta una particolare indennità che può essere fissata nello stesso decreto che autorizza l'occupazione o anche successivamente.

Una particolare applicazione della legge del 1865 è stata fatta con la legge speciale con il problema del risanamento di Napoli ( L. n. 2892/1895), in questa legge si prevede anzitutto un piano proposto dal Comune e approvato successivamente con decreto reale ed in seguito con legge, in cui si dichiara la pubblica utilità di tutte le opere.

Viene introdotta una particolare forma di valutazione dell'indennità di espropriazione, si effettua la media tra il valore venale dell'immobile e i fitti ottenuti nell'ultimo decennio, si deve considerare che il valore venale degli immobili è irrisorio date le loro pessime condizioni, ma i prezzi di locazione sono al contrario estremamente vantaggiosi.

La legge attua in tal modo una media tra un valore irrisorio ed un valore di rendita, confermando non soltanto il "tantundem" ma anche l'importanza della proprietà a funzione individuale, in quanto il prezzo d'esproprio pagato è molto al di sopra del reale valore.

Questo sistema creato esclusivamente per Napoli venne applicato anche ad altre città in cui dovevano essere localizzati nuovi servizi, come ad esempio nel caso di un terreno agricolo il cui valore di rendita irrisorio poteva acquistare una certa entità.

(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 02/03/2024

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