lunedì, 17 giugno 2024

L' Europa nell'attuale conflitto globale

Geopolitica

 


Dopo due anni di conflitto in Ucraina si manifesta sempre più in termini geo- strategici la rete di alleanze e le tensioni nelle faglie che dividono le varie placche in cui si è suddiviso il globo, seguendo sia gli interessi economici dei vari attori che le culture nate dalla storia delle singole comunità.

Gli USA hanno più volte chiaramente fatto intendere la loro volontà di non superare una certa soglia nel coinvolgimento in Ucraina, un fronte secondario rispetto al Pacifico, all'Oceano Indiano e al Medio Oriente, richiamando gli alleati europei ad un loro maggiore coinvolgimento.

Il Congresso, con le forniture di armi a Kiev sempre più limitate, a dicembre ha negato ulteriori finanziamenti, mentre si è entrati nell'anno delle elezioni dove si evidenziano i contrasti sempre più duri all'interno della Nazione.

D'altronde il conflitto armato si è allargato dallo scorso ottobre al Medio Oriente, dal Mar Rosso alla Siria, Iraq e Libano, mentre tensioni sempre crescenti si accumulano nel Sud America, dove il Venezuela minaccia di occupare territori della Guyana ricchi di giacimenti di idrocarburi e gas ed il Brasile simpatizza con la Russia.

La diplomazia russa a sua volta cerca una sponda, con la visita di Putin, negli Emirati Arabi e nell'Arabia Saudita, mediando con l'Iran, un fronte che mette in difficoltà gli USA mentre la Cina aumenta la pressione su Taiwan ( 16, Putin negli Emirati e a Riad: offensiva su petrolio e alleanze, il Sole 24 Ore, 7/12/23, n. 337 ), con la Turchia che mira a ricostituire una propria sfera di influenza in Medio Oriente sulle orme dell'ex Impero Ottomano.

L'Europa in questo scenario risulta piuttosto in difficoltà, a sua volta l'Italia l'unico Paese del G7 a firmare un'intesa con la Cina per la Via della Seta nello scorso dicembre ha annunciato ufficialmente la sua uscita alla scadenza nel marzo 2024.

Se gli strateghi americani saldano il Quad (intesa India, Australia e Giappone) con la NATO per il contenimento delle ambizioni della Cina, in Europa la Germania, principale attore al centro del Continente e fortemente impegnata economicamente in Cina è in difficoltà, sia in termini finanziari che industriali, rischiando la tenuta sociale in caso di crisi (265, G. Cristini, La Germania teme per la tenuta del fronte interno, in La Guerra Grande, Limes, 7/2022).  Questo comporta un atteggiamento ondivago della Germania, abituata dal dopoguerra a concentrarsi sui soli aspetti economici, tralasciando quelli geo- strategici di competenza anglosassone, con sfumature francesi.

Emerge una "vaghezza dell'Occidente collettivo, né occidentale né collettivo " (11, Editoriale Storia dell'Ucraina, in Lezioni Ucraine, Limes, 5/2023 ), quando vi è una perdita del senso del pericolo che scatta alla terza generazione di non-guerra, con la perdita della memoria viva dei reduci, aggravata dall'attuale appiattimento mediatico del social in un chicche riccio da osteria come sottolineava Umberto Eco.

La crisi di identità strategica di Berlino, dove solo un giovane su dieci sarebbe pronto a difendere la patria, evidenzia ulteriormente la faglia Est-Ovest ( 147, G. Mariotto, La Germania inerte, in Il Bluff globale, Limes, 4/2023 ).

La crisi del modello neoliberista nato con la fine della Guerra Fredda per cui vi è la sacralità dei mercati e del libero commercio ha condotto al recupero della visione ha miltoniana, dove l'intervento dello Stato a supporto dell'innovazione e della politica industriale è fondamentale per mantenere la superiorità USA a livello mondiale, con particolare riferimento alla Cina.

Contrapposto al precedente approccio di Hamilton nella sostituzione del modello neoliberista vi è quello protezionista nazionalista trumpiano, dove l'obiettivo degli Stati Uniti non è proteggere i mercati mondiali ma quelli nazionali, una visione molto popolare negli USA che si affianca all'idea dei progressisti di una semplice autosufficienza USA.

In Europa si è affermata la pratica del green equity, che concentra l'attenzione sulle politiche sociali, usando la politica industriale solo quale strumento, indipendentemente dalle problematiche economiche e di competitività tecnologica, dei massimalismi che possono portare all'aggravarsi della frammentazione europea con una ulteriore perdita di rilevanza politica ed economica nello scacchiere mondiale, divenendo delle semplici pedine (123, R. D. Atkinson, Il mondo deve restare americano, in Il Bluff globale, Limes, 4/2023 ).

Nell'incapacità odierna di definire una visione dell'Europa che non si riduca al puro aspetto economico o di una serie di diritti amorfi, onnicomprensivi ma non adatti a definire una identità, l'Occidente europeo viene ad avere una conflittualità interna, specchio delle tensioni mondiali, tirato da opposto interessi e arrotolato in confuse idee, problematiche emerse con forza dall'attuale conflitto mondiale ( F. Cardini, La deriva dell'Occidente, Laterza ed. 2023 ).

La necessità del recupero comunitario di quella che Cardini chiama della "cultura del limite", un "cambio di indirizzo" a cui preparare le future generazioni, nella ricerca "di un incremento nei campi dell'autocontrollo, della solidarietà, della sobrietà e della disciplina"(110, Cardini Cit.), come già si discute in Francia in una possibile riforma del settore scolastico.

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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 20/01/2024

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