martedì, 13 ottobre 2026

L'Europa nel conflitto mondiale

Tensioni interne

 

Il progetto dell'UE fu sostenuto all'inizio nel dopoguerra dagli USA in funzione anticomunista, mentre in Europa l'idea fu sostenuta dal cristianesimo sociale nel cercare la formazione di una economia sociale di mercato in contrapposizione al comunismo e a capitalismo americano.

Con il crollo del muro il progetto acquista la valenza di una idealità di fratellanza da parte della sinistra orfana dell'ideale comunista, mentre al contempo la destra sociale si avvicina al neoliberismo di matrice americana, percorso già iniziato negli anni '70.

Nel modello neoliberale lo Stato è incardinato al centro del sistema con la funzione specifica di fare funzionare il mercato regolamentandolo, che altrimenti lasciato a se stesso fallirebbe, un'ottica diversa dal welfare state dove lo Stato fornisce i servizi essenziali ai cittadini. Il Trattato di Maastricht è incardinato sul modello neoliberale, ossia sulla competitività e stabilità monetaria, nonostante vi sia stata confusione tra il Trattato e quelli che pensavano al modello del welfare.

Nell'idea odierna che le guerre mondiali siano state il prodotto del solo nazionalismo si è ritenuto di sostituire la politica con l'economia quale elemento unificatore, in questo i tecnocrati quali custodi delle regole e meccanismi economici hanno sostituito nell'UE i politici nella sua gestione in una sfiducia sui sentimenti delle popolazioni, tuttavia nel mito così creato vi è uno scontro con la realtà in quanto i mercati lasciati soli coagulano interessi che scontrandosi possono condurre alla guerra.

In Europa vi è in atto una caduta culturale che si riflette anche sul sentimento religioso che nella sua laicizzazione conduce al trionfo di un sentimento nichilista centrato esclusivamente sull'io, nel venire meno il rapporto con la comunità, il vuoto del senso che si crea con la caduta della divinità si accentua nel protestantesimo dove il rapporto era diretto, senza una intermediazione estetica dovuta all'armonia dell'arte quale riflesso dell'armonia dell'Universo espressione del divino.

Lo stesso sviluppo dell'IA da promessa di una crescita infinita può sfociare in una guerra nella perenne trasformazione degli oggetti in senso dinamico, nel continuo interagire tra questi e la realtà esterna essi diventano un'arma polimorfa, venendo meno la possibilità del controllo dell'oggetto che da pacifico si trasforma nell'arma (droni), non essendovi più il solo analogico con la conseguente rigidità nella sua funzionalità si crea una fluidità e quindi una incontrollabilità, ne consegue una perdita di efficacia nei trattati internazionali sulle armi potendo questi essere facilmente aggirati.

Partendo dal presupposto che ogni tecnologia impatta sulla società creando un'etica in quanto ordinatore di potere, si viene a modificarne la cultura, attualmente in questo continuo mutare dell'oggetto su indicazione dell'algoritmo a seguito dei dati che lui stesso a raccolto, nell'interazione tra oggetti e ambiente crea la propria realtà con un controllo imperiale sulle popolazioni.

L'IA diviene fonte di una propria esegesi nel testo nel passaggio dal diritto ad un nuovo feudalesimo tecnologico, ossia dal potere disciplinare al nuovo potere computazionale dove l'organizzazione si estende dai comportamenti alle menti umane, in questo nuovo dominio della guerra non si distruggono le strutture materiali, né si creano nuovi racconti per sostituire quelli del nemico, semplicemente si distruggono i rapporti e le relazioni creando confusione e sfiducia sulle istituzioni. Si passa dal semplice controllo delle informazioni ai sistemi di creazione delle informazioni, Cratos spinge l'Ethos a crescere per impedire la totale autocrazia tecnologica.

Nel coordinamento economico globale post guerra fredda a guida USA con la crisi finanziaria globale del 2007-2008, a seguito della trasformazione della globalizzazione per la crescita delle nuove economie e tecnologie a cui si aggiunge il sottovalutato mercantilismo cinese, si creano fratture e si formano nuovi blocchi che utilizzano l'economia e la finanza quali nuove armi.

Le misure protezionistiche partono già con Obama, proseguendo con Trump e Biden, dove il G7 si contrappone al BRICS + , una guerra commerciale con il rientro delle catene di valori e la limitazione nella cooperazione, in cui tuttavia gli USA rimangono ancora centrali come ultimi consumatori e depositari del controllo finanziario nonostante siano debitori con passività del 90% sulle esportazioni.

In questo scenario tra il 1992 e il 2024 vi è stato un aumento della spesa militare del 93%, passando da 1388 miliardi a 2677 miliardi di dollari in valori costanti del 2023 con un tasso di crescita annuo del 2%. La spesa maggiore riguarda l'Europa orientale con il 359%, a cui seguono l'Asia e l'Oceania con il 281%, l'Africa con il 207% e il Medio Oriente con il 188%,in coda gli USA con il 38% e l'Europa occidentale con il 32%.

Se la spesa militare dipende dalle necessità strategiche, dalle possibilità derivanti dalla crescita economica e dall'ambiente sociale, un regime politico autoritario la favorisce non dovendo ridistribuire le risorse come nelle democrazie ai fini elettorali.

Nel vertice NATO nel Galles del 2014 si è previsto un aumento delle spese per dispositivi d'arma ed equipaggiamenti in un rapporto tra spesa militare e PIL del 2% per 10 anni, di cui il 20% sul totale nei soli equipaggiamenti, questo a seguito dello shock derivante dall'occupazione della Crimea da parte russa, deve tuttavia osservarsi che nonostante lo stoccaggio degli equipaggiamenti è difficile determinare in via preventiva la quantità necessaria in caso di conflitto.

Nel proporre un aumento del finanziamento delle spese militari l'UE e la NATO, in mancanza di un mercato unico della difesa, non hanno determinato le priorità e quindi cosa eventualmente sacrificare, come è emerso chiaramente la mancanza di laboratori pubblici in Europa nella ricerca sulla IA al fine di evitare una colonizzazione estera da privati.

Le spese militari possono infine favorire una crescita delle diseguaglianze, in quanto introducono una concorrenza monopolistica nella produzione a cui segue la ricerca di una esportazione a prezzi più bassi del surplus, con contratti di offset dai paesi emergenti, circostanze da valutare e controllare con attenzione al fine di attuare politiche sociali di bilanciamento.

Relativamente alla politica di difesa dell'UE si deve considerare che questa non è un soggetto unitario politico militare, dove la Polonia considera l'Ucraina occidentale (Galizia) un territorio di storia e cultura polacca da cui tenere lontana la Russia, ma non desidera l'Ucraina stessa nell'UE per non vedere diminuiti i propri fondi destinati alla crescita e al contempo guarda con sospetto il riarmo della Germania che con il 5% del PIL in armamenti in 10 anni si pone al terzo posto a livello mondiale dopo USA e Cina.


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Nota

Accademia Nazionale dei Lincei ­ Convegno guerra e pace: nelle prospettive economiche, sociali, morali e religiose. 1-3/12/2025


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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 01/02/2026

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