Il riconoscimento dei limiti
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
IL RICONOSCIMENTO DEI LIMITI
Sergio Benedetto Sabetta
La pandemia, negata per motivi economici e culturali ma pur tuttavia esistente, ha evidenziato il persistere di limiti pertinacemente negati dalla necessità di un modello di crescita continua, senza ripensamenti e correttivi.
Si è manifestata apertamene una delle principali caratteristiche umane che è l'orgoglio smisurato sulle proprie possibilità, che viene a sfociare in quello che la Bibbia e la teologia considerano il peccato per eccellenza, la superbia, ossia la mancanza di autocritica e quindi di sapere riflettere i possibili errori che l'agire umano comporta, accettando pertanto con umiltà i propri limiti e con pazienza, se possibile, superarli sapendo già dell'esistere di altri limiti.
Se a questo aggiungiamo la continua esaltazione di un "io" accumulatore compulsivo di beni ed emozioni slegati tra loro, tesi unicamente ad alimentare una produzione fisica e finanziaria in continua espansione, si hanno le premesse per l'attuale crisi, prodotto di un imprevisto naturale ma "innaturale" per il sistema socio-economico creato.
Il negare l'eventualità dell'accadere è palese nel non volere prendere atto da parte delle autorità, vedasi Inghilterra e USA, del problema in quanto inficia il modello di economia impostato sul finire del `900 e su cui anche la politica si regge.
Come d'altronde è stata palesemente nascosta la pandemia nascente, bloccando e deviando l'informazione per non compromettere il buon funzionamento del sistema produttivo, dando per acquisite come scarto di produzione le inevitabili perdite umane, semplicemente assimilabili ad una qualsiasi risorsa naturale.
Nello scoprire le dimensioni del fenomeno e nel comunicarlo alle masse si crea un movimento ad onda che tende a crescere nel tempo e nello spazio, con imponenti fenomeni di ritorno, passando da un sistema all'altro, da quello sanitario a quello economico, sociale, finanziario, per arrivare al sistema giuridico. Vi è un continuo riflettersi da uno specchio all'altro, il bloccare l'espandersi della pandemia comporta l'assumere dei comportamenti sociali che vanno imposti non solo in termini persuasivi ma anche repressivi, tuttavia, vista l'ampiezza del fenomeno ed il sistema democratico entro cui si agisce, si rischia di finire per portare al collasso il sistema giuridico, ingolfandolo di provvedimenti contraddittori, di esposti, denunce, ricorsi ed impugnazioni.
Il rischio è di creare le famose grida manzoniane, dove le minacce crescono progressivamente con pene sempre più pesanti fino a divenire incredibili, con il risultato di intimorire solo chi è già disciplinato ma al contempo creando un'onda che impattando sul sistema giudiziario, già di per sé caricato, lo ingolfa ulteriormente, replicando nei vari modi i limiti già evidenziati ma volutamente ignorati.
D'altra parte il rischio collettivo creato sul sistema spinge ad una collaborazione altrimenti impossibile, facendo riscoprire un nuovo concetto di collettività dimenticato, basato sul coordinamento e l'obbligo, ma al contempo crea nuove occasioni di speculazione che possono indebolire il sistema produttivo nazionale, rendendo appetibili a poco prezzo aziende altrimenti scalabili a costi notevoli, ecco il motivo della richiesta più volte avanzata di fermare la borsa in crollo che, novello cavallo di Troia, potrebbe diventare una mina economica di una guerra non dichiarata.
Nell'emergere di questi limiti che riducono l'aspetto economico a fronte del pericolo e della paura per la propria vita, che sembra sfuggire al proprio controllo, le organizzazioni sovranazionali e private, in quanto espressioni economiche del liberismo, perdono parte del loro potere spiazzate anch'esse dal fenomeno imprevisto.
Riemerge lo Stato, federale o centralizzato che sia, quale punto di riferimento ed unica struttura organizzativa capace di controllare e coordinare in termini autoritativi, parzialmente slegati dall'aspetto puramente economico e capace di controllare i flussi umani, essendo il pericolo immanente, invisibile ma terribilmente fisico tanto nella sua trasmissione che nei suoi effetti.
Una circostanza che si evidenzia bene nel controllo delle frontiere dove, come in Cina, la chiusura risulta ermetica e il flusso delle persone, in particolare dal traffico aereo principale mezzo di spostamento, è filtrato rigidamente, tanto che risultano già bloccate oltre 400 persone evitando in tal modo l'effetto dei "vasi comunicanti", un comportamento problematico per le nostre democrazie liberali.
(Sergio Benedetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 29/03/2020