Il diritto tra tempo e matematica evolutiva
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
"Noi esseri umani viviamo di emozioni e pensieri.[...] Pensieri e emozioni che ci legano gli uni agli altri non hanno difficoltà ad attraversare mari e decenni, talvolta perfino secoli. Legati a esili fogli di carta oppure danzanti fra i microchip di un computer. Siamo parte di una rete che va molto al di là dei pochi giorni della nostra vita, dei pochi metri quadrati dove muoviamo i nostri passi". (C. Rovelli, L'ordine del tempo, 106, Adelphi, 2017).
Incertezza e casualità sono parte della natura e in quanto tali sono elementi che rientrano nella lotta evolutiva, può pertanto ritenersi che l'intuizione sia una risposta all'incertezza, un accrescersi della rapidità di reazione ancora più accentuata se conosciamo il processo decisionale ma non le probabilità dell'esito, essendovi quindi una incertezza nella stessa casualità.
Nella valutazione delle probabilità vi è una profonda differenza tra il ripetersi di un evento tra i molti possibili e l'accadere di un unico evento o la valutazione della correttezza di un ragionamento, Leibniz propose per la prima volta una corrispondenza tra informazioni giuridiche e probabilità assegnando un valore compreso tra (0) ad una conclusione chiaramente sbagliata e (1) ad una conclusione sicuramente corretta, le probabilità devono comunque distinguersi tra probabilità a priori e a posteriori definite dopo il ripetersi di una serie di eventi (Bernoulli).
Emerge chiaramente nel ripetersi degli errori l'insufficienza dell'intuizione umana a fronte dei grandi numeri, manca la capacità di comprendere intuitivamente con i grandi numeri la differenza tra la media e il valore effettivo, una conseguenza evolutiva dovuta alla ristrettezza ambientale del vivere dei nostri antenati. Tali difficoltà emergono anche nelle campionature dove il crescere dei numeri determina una difficoltà nella scelta esatta ossia rappresentativa dei campioni.
Nell'apprendimento per esperienza tutte le nuove informazioni devono essere pesate in base alla loro probabilità, il problema risiede proprio nel conoscere la probabilità del verificarsi del singolo evento, circostanza difficile nel quotidiano, in mancanza di adeguate informazioni interviene la soggettività nella valutazione, questa si riduce con il ripetersi dell'evento e nell'aggiungersi delle informazioni, la statistica bayesiana di eventi non ripetuti viene pertanto ad affiancarsi alla statistica fondata su frequenze e campioni.
Osserva Artstein, "il cervello percepisce certi dati e decide intuitivamente quali sono importanti, senza intraprendere una analisi metodica delle informazioni. Non va alla ricerca delle informazioni mancanti. L'evoluzione ha installato in noi, o più precisamente nel nostro subconscio, la percezione che in generale non vale la pena di dedicare lo sforzo necessario a un'analisi rigorosa del problema. Pertanto il cervello si concentra su una informazione importante: la probabilità di errore è solo di un quarto dell'1 per cento" (Zvi Artstein, Matematica e mondo reale, 194, Bollati Boringhieri, 2017).
La ricerca delle informazioni risulterebbe uno spreco di energia dal punto di vista evolutivo, così che il cervello provvede a completare le parti mancanti con dati ritenuti ragionevoli, una efficienza ritenuta sufficiente per la vita quotidiana del giorno per giorno ma insufficiente in una prospettiva più larga quale la giustizia o la sanità, in cui dovrebbe prevalere una analisi logico matematica sull'analisi intuitiva, considerando la necessità di raffrontare qualsiasi test statistico con un modello indipendente per essere suffragato al fine di evitare errori interpretativi.
Vi è una razionalità soggettiva che appare illogica ad altri in quanto non si risolve in un utile materiale, o non corrisponde ai valori dell'osservatore, sono le preferenze soggettive reali rivelate dalle proprie azioni dette anche preferenze rivelate, ma vi sono anche degli scostamenti da assiomi non soggettivi che appaiono essere direttive naturali di comportamento, vi è in questo una irrazionalità che nella realtà appare piuttosto essere una "razionalità evolutiva", come nel caso di eventi con probabilità molto piccola la cui scarsa probabilità di accadimento induce ad un ignorare evolutivo, che lo fa apparire come un comportamento irrazionale in continuo contrasto con i calcoli matematici, dove prevalgono sugli argomenti logici e matematici i preconcetti evolutivi.
Nel momento della decisione il cervello completa le informazioni ricevute con le informazioni già possedute, senza che ne venga controllata sia la pertinenza che le conseguenze logiche, si ha in tal modo un risparmio evolutivamente utile di energie e di tempo, si crea quello che Tversky e Kahneman definiscono come " ancoraggio", dove la mancanza degli assiomi e delle condizioni impediscono un'analisi logica della pertinenza dei fattori. D'altronde il cervello nell'analizzare un problema non può prescindere dai preconcetti, i quali a loro volta dipendono dal modo in cui vengono introdotte le informazioni, si realizza un risparmio energetico di tempo.
Sempre nello schema della razionalità evolutiva è credere a quanto ci viene detto, in quanto controllare tutte le informazioni è biologicamente costoso, come credere che quello che è stato sarà in futuro, il valutare le informazioni disponibili per qualcosa che accadrà in un lontano futuro è antieconomico rispetto alle necessità della quotidianità, se non vi è alcuna ragione nella vita di tutti i giorni e al contrario risulta quasi impossibile ricorrere alla razionalità logica.
La razionalità evolutiva risulta essere controproducente nei casi in cui un errore di decisione può provocare danni enormi, come nelle decisioni strategiche o negli ambiti giudiziari, tuttavia occorre tenere presente che la nostra storia evolutiva rende problematico l'uso di argomenti logico formali, vedesi il caso O. J. Simpson in cui il calcolo della probabilità presentato dalla difesa risultava errato senza che nessuno lo rilevasse (Zvi Artstein, cit., 195-196).
Nelle nostre società ci sono tempi diversi che noi cerchiamo di uniformare ma le cose evolvono secondo tempi differenziati e nel rapporto di un tempo rispetto all'altro, la memoria costruisce la storia la quale è anche frutto del diritto e matrice del diritto stesso, il tempo è costituito nell'essere umano dalla memoria e dalla previsione del nostro interagire con il mondo, divenendo per tale via elemento fondante dell'identità umana.
Nel pensare il mondo vi è tuttavia la necessità di spezzare il continuo, raggruppare gli elementi dati dagli eventi stabilendo confini, per tale via si arriva a identificare i vari punti di vista, si fonda il diritto come struttura relazionale ma anche la sua interpretazione quale divenire dell'agire nel mondo.
Gli eventi hanno durata limitata ma il loro persistere creano la cosa, il bene materiale, bene che persisterà nella durata dell'essere, dobbiamo quindi considerare la normazione quale consolidamento del succedersi degli eventi. Se consideriamo l'economia quale quantificazione della trasformazione fisica nel tempo e nello spazio, partendo dalla quantità parziale disponibile, il diritto diventa una pianificazione in termini sociali della trasformazione stessa, vi è un continuo passaggio tra caos e ordine e viceversa dove la stabilizzazione o equilibrio provvisorio è dato dal diritto sull'agire, il diritto quale codificazione temporale nei passaggi a scala a scendere dalla bassa entropia alla alta entropia, dall'ordine naturale al caos della crescita e concentrazione numerica che determina a sua volta una crescita tecnologica e produttiva.
L'alternarsi tra ordine e caos non avviene contemporaneamente su tutta l'estensione dello spazio umano, bensì in aree diverse dove nell'ordine si aprono aree di caos dalle poche configurazioni ordinate alle innumerevoli disordinate, la creatività che nasce dal caos rende i territori particolarmente creativi e al contempo il tentativo di normare notevolmente difficile.
In questo rapporto entropico vi è il tempo frutto della seconda legge della termodinamica, quale conseguenza dell'entropia e del tempo che da essa nasce nel disgregarsi degli eventi, viene meno una visione puramente meccanica del tempo quale elemento lineare ed unitario di una visione scientifica newtoniana, né si può riprendere la visione circolare di un tempo naturale pre-scientifico, entra quindi in crisi la visione strettamene kelseniana di un tecnicismo meccanico del diritto, con la probabilità e l'incertezza quale conseguenza ultima dell'entropia di un ordine dall'essere ricercato ma mai definitivamente trovato.
Possiamo pensare "la ragione arbitra fra istinti, ma usando gli istinti stessi come criteri primi di arbitraggio" (C. Rovelli, L'ordine del tempo, 175, Adelphi, 2017).
La normativa descrive le relazioni talvolta ignorando altre volte supponendo di conoscere l'essenza dell'ente, nei due mondi che si compenetrano dell'agire nel mondo e della psiche il diritto ne è una codifica relazionale. Il cervello umano necessita di incasellare le informazioni in schemi basati su regole provenienti da schemi già noti, essendo il mondo su cui si cerca di portare ordine costituito da una infinità di immagini, il succedersi dei singoli elementi che costituiscono il nostro mondo danno senso alle singole norme che costituiscono la logica regolamentativa la quale si perderebbe in un mondo perfettamente continuo, così che è la stessa frammentarietà che permette il concentrarsi di interessi e risorse fino alla necessaria esplosione regolamentativa nel continuo alternarsi di caos e ordine.
(Prof. Sergio Bendetto Sabetta)
LaPrevidenza.it, 02/12/2017