martedì, 13 ottobre 2026

Gli effetti della pandemia

Considerazioni

 

Dalla crisi del 2008-2009 l'Italia non ha più recuperato le posizioni economiche ante-crisi, una recessione che ha messo in evidenza la stasi economica in cui si era ritrovata nel ventennio precedente, dalla quale aveva pensato di uscire aderendo fiduciosamente all'Unione Europea.

L'attuale crisi incidendo sull'offerta e la domanda peggiora la precedente situazione, evidenziando tutte le nostre debolezze, da cui l'assillo preponderante è la carenza di liquidità in presenza di un forte debito nazionale, che ci rende deboli nei rapporti con l'U.E. .

Vi è in atto, inoltre, una riorganizzazione delle filiere che tende ad una deglobalizzazione parziale, la quale rischia di tagliare alcune delle nostre produzioni e a deprimere il mercato interno divenuto sussidiario, dando luogo a possibili colonizzazioni.

Vi è quindi la necessità di ricalibrare la produzione sui settori più esclusivi che diventano gli elementi solidi su cui appoggiarsi, un ridisegnare la struttura produttiva del paese dimenticata per anni, seguendo miti.

In questo periodo vi è stata la dismissione degli assi portanti dell'economia, l'incapacità di trattare con l'U.E. ma solo di seguirne il flusso a rimorchio aderendo passivamente ai parametri di Maastricht secondo una concezione miracolistica che risolvesse i difetti del paese, con una stagnazione di fatto.

Nel non puntare passivamente sullo Stato, con tutte le sue problematiche, occorre uscire dal mito di una pura privatizzazione per entrare in una nuova interazione tra intervento pubblico ed economia di mercato, secondo il modello nittiano di Alberto Beneduce, in settori chiave con una classe di tecnocrati adeguatamente preparati, lontano dalle lotte politiche.

Come già osservato, l'epidemia non ha fatto che riaffermare ed allargare le faglie interne al paese, sia in termini economici che istituzionali, per non parlare delle aree sociali, tensioni che possono essere lenite dall'U.E. con interventi finanziari ma non risolte.

Le stesse dinamiche si sono riproposte a livello dell'Unione, dove sono emerse le contrapposizioni tra Nord e Sud, l'area germanica e quella greco-latina, le differenze sul debito e la supremazia tedesca nell'Unione, quando Bruxelles non ha fatto che legittimare ex post ed adottare le mosse e le decisioni di Berlino.

Nel caos creatosi, con l'Italia in difficoltà, ma tuttavia in grado, per la sua dimensione, di fare saltare l'Unione non potendo fallire, ma neppure essere semplicemente salvata, ne hanno approfittato cinesi e russi per un'opera di penetrazione, rimarcando la rilevanza dell'Europa nella dimensione della geo-politica globale.  Anche nell'affrontare la pandemia i comportamenti nell'U.E. si sono rivelati differenti, puntando le nazioni greco-latine agli aspetti propri della protezione della salute con chiusure rigide e prolungate, mentre le altre nazioni dell'area germanica hanno puntato maggiormente all'aspetto economico, riducendo le chiusure ed i vincoli.

Questa differenza segue una differenza fiscale tra Stati indebitati e non, forniti di una maggiore ampiezza di manovra, vi è tuttavia il rischio che l'implosione dell'Italia trascini con sé il resto dell'U.E.

Tale circostanza porta a sostenere l'Italia, dove tra l'altro si trova parte della filiera tedesca, ma si scontra anche con la diffidenza verso una importazione del debito, assecondando le cicale italiane che porterebbe a tensioni tra i Landers e con i cittadini tedeschi.

Si crea una disillusione sull'U.E., nel raffronto tra i paesi che antepongono la salute a quelli che antepongono l'economia, mentre la Germania cerca un proprio equilibrio non solo tra salute ed economia ma anche nei rapporti economici con la Cina, la quale dopo il disastro iniziale si è proposta come modello nell'affrontare l'epidemia con le sue chiusure draconiane imposte.

Questo tuttavia non comporta per forza un effetto negativo per la Germania che, se riesce a diventare un volano per la ripresa europea, potrebbe risultare addirittura rafforzata nel suo ruolo di centralità nell'U.E., elemento di collegamento tra l'area germanica del Nord e quella greco-latina, mediterranea, del Sud.

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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 07/06/2020

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