venerdì, 14 giugno 2024

Etica e logica nell'adattamento evolutivo

Etica

 

Nell'etica Spencer vede l'adattamento progressivo dell'uomo al contesto in cui vive, come risultato di esperienze generazionali nel suo tentativo di adattarsi all'ambiente, quindi vi è alla base una causalità dovuta alla necessità della sopravvivenza in ambienti diversi.

Le diverse etiche sono pertanto modi diversi di prove di adattamento all'ambiente che i gruppi umani e le società hanno tentato in una osmosi ­ competizione con l'ambiente e con gli altri gruppi umani, di cui ne sono prova gli innumerevoli successi e insuccessi testimoniati dalla storia.

Questa visione affonda nell'utilitarismo individualista (Mill ) che viene ad esaltare e cercare di contabilizzare quello che Benthan individua nella ricerca di calcolo del piacere per evitare il dolore, questa visione imposta esclusivamente sul singolo sembra porsi in termini nettamente alternativi alla morale altruistica sostenuta da Comte , un conflitto che dall'800 oppone il liberismo politico al positivismo sociale.

L'apparente inconciliabilità di queste posizioni opposte ha indotto Russell e con lui i positivisti logici a negare l'oggettività dell'etica per ripiegare su una soggettività psicologica sentimentale, come tale non misurabile in quanto non comprovabile con le asserzioni di vero o falso, quindi dei puri desideri.

Se la cooperazione comunitaria aumenta la possibilità di trarre per ognuno profitto nella lotta per la sopravvivenza, Trives (Teoria dell'altruismo reciproco) ha ipotizzato una distinzione tra "amici" e "non amici" nell'instaurare un rapporto di fiducia che superi la difficoltà di mantenere un registro esatto del dare e avere nei rapporti quotidiani, in tal modo facilitando la reciproca utile convivenza in una comunità, con una maggiore memoria del dare e avere con gli estranei.

Questo tuttavia non garantisce dalle truffe in presenza di un valore biologico delle merci e delle persone in rapporto alla quantità, così che scatta la necessità non solo di punire ma anche eventualmente di espellere dalla comunità i profittatori, sostituendo il tipo di relazione (Teoria del mercato biologico).  Il conflitto egoisti ­ cooperatori si trasforma in un conflitto tra truffatori ­ cooperatori e quindi tra produttori ­ parassiti, nel vantaggio competitivo che gli egoisti hanno a seguito del risparmio di energie che ottengono, vi è un progressivo assorbimento culturale di tale comportamento tra gli individui che compongono la popolazione, fino ad ottenere la disgregazione sociale in sottogruppi e l'abbattimento dell'efficienza media della comunità nel suo insieme.

Interviene quindi la necessità della presenza di una forte leadership cosciente che imponga il rispetto delle regole mediante punizioni, premi ed espulsioni, al fine di impedire lo sfaldamento della rete sociale per sfiducia e aggressività nell'interazione dei rapporti sociali.

Si possono quindi individuare tre aspetti dell'etica:

· Verso se stessi (centro );

· Verso la comunità (gruppo);

· Verso il mondo (esterno).

Ognuno di questi è una parte di spazio delimitato in forma frastagliata, con aree grigie e incerte di confine, dal limite variabile nel tempo, così da potersi parlare di dinamicità dell'etica nella quale la frontiera più profonda è tra la comunità e il resto del mondo.

L'etica è un modo di delineare i fatti e pertanto nel gruppo diventa un'intelligenza collettiva in grado di definire una comprensione comune dei fatti stessi la quale dia un senso agli eventi, nel suo scorrere entro la rete sociale acquista il valore di una verità in prospettiva.

L'uomo nel suo rapporto con il mondo opera per schemi che sono strutturati nel linguaggio, nella costruzioni verbali con quali viene trasmessa l'informazione , diventa pertanto etica del linguaggio, tanto da obbligare un gruppo sociale prima di formarsi di creare una propria forma di comunicazione in grado di trasmettere i propri valori.

La normativa diventa una formalizzazione dell'etica esistente nell'organizzazione e per tale via determina i confini etici del sistema nell'interfaccia con gli altri sistemi organizzativi, ma essa è anche la mediazione tra le posizioni etiche individuali, impedendo che la compromissione dello scambio tra l'individualità sprofondi il sistema in una anarchia caotica, con la nascita di nuovi centri autonomi in concorrenza con le strutture precedenti.

Il controllo diventa espressione dell'etica imperante, parte del sistema e attraverso di esso si ha una lettura del funzionamento dell'insieme, ma questi è anche portatore di interessi ed esigenze individuali, il suo apparente assurgere a vertice dei canali informativi e centra del feedback crea attrazione verso quelle personalità che, nella frustrazione di una mancata affermazione personale, si gratificano sperando di imporre attraverso il controllo la visione del proprio sé.

In realtà l'etica del controllo si fonda sulla conoscenza, valore supremo e garanzia su cui si misurano tutti gli altri valori (Monod), in un continuo passaggio dal caso alla necessità senza mai negare la contingenza degli eventi ( Bellone), in questo continuo feedback occorre evitare di pensare in termini di una loro "naturalizzazione" (Latouche), ossia di una necessità naturale, non essendo questi che frutto di una interpretazione umana delle sue richieste e come tale va sempre riconsiderata.

Solo la conoscenza in rapporto alle risorse disponibili diventa fondamento per le scelte, secondo una lettura di valori che non devono ridursi esclusivamente all'immediato ma aprirsi a futuri scenari di sviluppo per l'intero sistema.

Wittgenstein nella seconda tesi "estensionale" per le proposizioni distingue tra "proposizioni atomiche", quindi semplici, e "proposizioni molecolari", ossia complesse, facendo dipendere queste ultime dalla verità o falsità delle componenti atomiche e dal loro interagire con le regole semantiche necessarie all'opera di composizione.

La rigorosità del pensiero logico-matematico investe la stessa analisi degli eventi nel controllo, in particolare l'esattezza della raccolta dei dati pertinenti e il loro riscontro.

Si ha, come derivazione dalla distinzione formulata da Morris e Carnap, una lettura "sintattica" dei dati che compongono gli eventi e delle regole di connessione e trasformazione, a cui segue e si sovrappone una lettura "semantica" degli enunciati per cui si disquisisce sulla lettura qualitativa delle cose a partire dal vero o falso dei dati estrapolati, secondo i principi logici di contraddizione, ossia di una costruzione di linguaggio comune (Carnap), e di fondamento, la consequenzialità giustificativa del ragionamento senza salti logici (Kant).  Più problematici sono i principi del terzo escluso e di identità, per cui non sempre una volta riferiti i valori a determinati dati si potranno sempre mantenere, come la possibilità sempre esistente di creare un terzo valore di indeterminatezza (Heyting).

Feyerabend osserva che spesso lo sviluppo di nuove idee e istituzioni non nasce dalla soluzione logica di problemi ma da causalità irrilevanti che inaspettatamente offrono, successivamente, la soluzione di problemi non percepiti come tali.

Solo in un secondo momento emerge l'apparato concettuale che ne definisce i limiti, in un fortissimo intreccio anarcoide tra razionalità scientifica e irrazionalità intuitiva, richiamando i termini della "Teoria sistemica", in cui gli errori sono parte integrante del progresso e quindi dell'analisi.

Qualsiasi fatto nuovo è tale non perché semplicemente nuovo rispetto ad un programma, ma in quanto estraneo ai presupposti logici che hanno regolato la costruzione del programma stesso e dell'ipotesi (Zahar), si introduce nell'analisi del fatto nuovo il concetto di "euristica positiva", quale tecnica atta ad inserire le anomalie che si presentano (Lakatos).

Kuhn parla di un procedere da paradigma a paradigma e della necessità e volontà di articolare il paradigma stesso sui fatti della natura, vi è la necessità nell'uomo di confermare le ipotesi consolidate al fine di evitare la riformulazione dei fatti secondo nuove ipotesi che creano cambiamento e quindi nuovi sforzi nella riformulazione delle necessarie nuove regole, tutto al fine di risparmiare energie e salvare situazioni consolidate.

Pertanto le crisi del paradigma possono portare alla perdita di intuizioni e pratiche precedenti, ossia di informazione, vi è quindi la necessità nel controllo di effettuare i cambiamenti salvando l'informazione stessa, interpretando l'affermazione di Kuhn per cui il paradigma precedente va dimenticato.

Un ente esiste per noi solo quando si precisa il modo di osservarlo, la sua esistenza è tutta nella sua osservabilità (Geymonat) , altrimenti ne subiamo gli effetti senza averne la coscienza, da questo ne consegue il controllo dell'essenza dell'ente stesso mediante procedure quali la "coerenza" con la totalità degli eventi (Neurath), la "falsificabilità" di un sistema in contrapposizione alla semplice "verificabilità" (Popper), sempre considerando l'instabilità dei sistemi nel lungo periodo a fronte di un loro equilibrio nel breve, con uno scema concettuale: instabilità (caos) ­ probabilità ­ irreversibilità (Prigogine).

Un ulteriore rischio è la distorsione della memoria che l'informatica tramite false notizie e i social può creare, con il risultato di modificare tra l'altro i nostri concetti etici adattandoli ad esigenze di breve periodo, fino a far dubitare di noi stessi e cancellare le elaborazioni culturali ereditate dalla nostra storia senza un vero esame critico (Valerio).

Un problema che si presenterà nel futuro è l'intelligenza artificiale "organoide" che nel progresso scientifico arriverà ad essere "senziente", ossia cosciente con proprie aspettative (Aluffi).


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Bibliografia

- AA. VV., Filosofia della scienza, Raffaele Cortina,2004;

- Abbagnano N., Storia della filosofia, Vol. III, UTET, 1974;

- Aluffi G., Un'intelligenza artificiale ma non troppo, 29, in La Repubblica,  3/3/2023;

- Bellone E. , Il Regno e le tenebre, in Le Scienze, 22, 471, 11/2007;

- Cipollini D. , Punizione uguale cooperazione, in Le Scienze, 454, 6/2006;

- Donnetta C. D., l'idea pericolosa di Darwin: l'evoluzione e i significati della  vita, Boringhieri , 2004;

- Feyerabend P. K., Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della  conoscenza, Feltrinelli, 1979;

- Latouche S., L'invenzione dell'economia, Bollati Beringhieri, 2010;

- Lakatos I. e Feyerabend P. K. , Sull'orlo della scienza. Pro e contro il  metodo, Raffaele Cortina, 1995;

- Prigogine I. , Le leggi del caos, Laterza, 1993; - De Waal F. B. M. , L'economia delle scimmie, in Le Scienze, 66 ­ 73, 442,  6/2005;

- Kuhn T.S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi 1969;

- Valerio C. , La tecnologia è religione, Einaudi, 2023.


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(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 19/11/2023

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