martedì, 13 ottobre 2026

Epidemie e fratture nella globalizzazione

Aspetti culturali e recepimento dei sistemi giuridici

 

I recenti avvenimenti relativi al blocco delle attività economiche e ai crolli finanziari delle borse, che ci avvicinano alla Grande Depressione, causa "prima" della Seconda Guerra Mondiale, quando il ritiro dei capitali americani dall'Europa e in particolare dalla Germania aprirono la strada al nazional-socialismo e all'ammirazione per i sistemi autoritari del fascismo e del comunismo, impongono alcune riflessioni.

Il modello di sviluppo statunitense, basato sul sempre più rapido consumismo, che fagocitando tutto, ha bisogno di sempre nuovi "prodotti" e di un aumento esponenziale di una produzione usa e getta, innestato su enormi masse umane, ridotte a soli produttori e consumatori, portatrici di forme culturali autoritarie o populiste, comunque differenti, prive di forme di dibattito valide, impegnate esclusivamente in una forma di crescita tumultuosa, destinata a divenire competizione per una leadership globale, porta il sistema al collasso.

La fiducia sulla tecnologia non può supplire il crescere continuo della massa umana su una superficie predefinita, quale è la Terra, accompagnata da un uso dissennato delle risorse, anch'esso in termini esclusivamente competitivi e talvolta falsamente collaborativi, basti pensare al saccheggio delle foreste pluviali.

Un insieme di fattori definiti come competizione per una crescita evolutiva, dove la lotta economica assume sempre nuove forme.

Alla disgregazione dell'URSS nel 1991 è seguita una esportazione del modello vincente statunitense, migliaia di consulenti si precipitarono per offrire i loro servigi e proposte al fine di ristrutturare l'economia e la finanza degli ex Stati sovietici.

Seguirono una serie di crisi profonde che portarono alla fine degli anni '90 alla presidenza di Putin e alla riaffermazione della nazione russa in termini di potenza alternativa ai modelli occidentali.

Tutto questo a differenza di Pechino, dove il modello economico venne adattato alla struttura autoritaria del Paese e il Comitato Centrale mantenne la capacità di controllo e guida della Nazione, anche attraverso estese repressioni, in un nuovo connubio con il metodo capitalista.

Si deve considerare la mancata proporzionalità tra intensità della mortalità e le sue conseguenze sociali, dovuta alla nostra diversa capacità di sopportare l'idea della morte, vissuta come ingiusta perdita dei diritti individuali e non più come nel passato quale evento naturale.

Si creano così diversi equilibri tra morte ed economia a seconda delle aree politico-geografiche e delle culture in cui si rapportano, dove prevalgono interessi geopolitici di potenza cambiamenti di costumi, nuove paure catalizzatrici di stress già esistenti, trasferimento-sottrazione di risorse.

Si creano nuove fratture tra vecchie alleanze nazionali e all'interno degli Stati stessi l'epidemia crea entropia e l'universalità si trasforma in egemonia per aree definite, più facilmente controllabili.

Si scoprono le differenze di declinazione negli stessi concetti tra un'area culturale e l'altra la parente uniformità della globalizzazione viene strappata ed emergono interpretazioni diverse secondo culture e interessi per aree, nell'impossibilità di individuare un concreto nemico fisico contro cui compattare la società, circostanza che impone la creazione politica del nemico. (aa.vv. Il mondo virato, Limes, 3/2020).

La potenza dell'epidemia risiede proprio nella sua immaterialità, nella sua impossibilità di definire un nemico contro cui scaricare colpe e tensioni, nell'evidenziare proprio per questo le proprie debolezze, ma anche la possibilità di creare un nemico virtuale.

Vi è in questo uno scontro tra essere umano e Natura già previsto ampiamente negli anni scorsi, quando 15.364 scienziati nel 2017 firmano una dichiarazione nella quale si afferma "abbiamo scatenato un evento di estinzione di massa in cui molte forme di vita attuali potrebbero essere annientate o sulla via per l'estinzione entro la fine di questo secolo", mentre nel 2014 un gruppo di ricercatori della Duke University stimano per il prossimo futuro tassi di estinzione 10.000 volte più alti rispetto a quelli precedenti alla comparsa dell'essere umano e all'attuale modello di sviluppo, in cui le potenze maggiori gareggiano.

Vi è anche una confusione istituzionale in cui l'epidemia ci ha precipitati, scontro e accuse tra i vari livelli di un maldestro federalismo, esibizionismi mediatici per coprire mancanze, confusione e sovrapporsi di decreti e ordinanze senza una chiara e obbligatoria comunicazione alla popolazione, in altre parole un intrecciarsi di egoismi e ripicche politiche con uno scontro tra visioni ed interessi contrapposti economici, collettivi ed individuali. 

Nella necessità di ridefinire il modello di sviluppo, con l'urgenza del contenimento degli eccessi, è quindi interessante vedere inoltre, ad esempio, come il modello giuridico statunitense, quale espressione ideologica di un potere globale, venga riportato in un'altra cultura e rielaborato in particolare nella materia religiosa, settore estremamente sensibile agli aspetti culturali locali.

La Costituzione delle Filippine del 1986, nel recepire il modello statunitense del primo emendamento del Bill of Rights con alcuni degli adattamenti della Suprema Corte, ha rafforzato con una dichiarazione di inviolabilità il separatismo tra religione e Stato laico per impedire l'ammodernamento operato dalla Corte Suprema USA a partire dagli anni '70.

Nonostante questa fedele riproduzione, la storia, la cultura e il sentimento religioso cattolico della maggioranza della popolazione ha portato a risultati opposti, come avvenuto nel sistema costituzionale australiano che simile al primo emendamento americano è stato nella pratica interpretato in termini opposti.

Senza un substrato ideologico similare, il modello costituzionale di ispirazione americana ha dato risultati inferiori a quelli previsti, se non opposti, basti pensare al Giappone e alla Corea.

Sebbene in presenza di un rafforzato principio separatista, si manifesta un crescente favore verso le confessioni religiose, in prevalenza cattolica, con l'adozione delle festività, considerate moralmente positive, la tutela del matrimonio secondo una interpretazione religiosa, l'istruzione religiosa nelle scuole, il finanziamento con fondi pubblici dei ministri di culto nelle istituzioni.

Ne è esempio il caso "American Bible Socety v. City of Manila", nel quale si è contestato l'assoggettamento al pagamento di una tassa mediante licenza per la vendita di letteratura religiosa senza scopo di lucro, con il solo rimborso dei costi.

Altre agevolazioni fiscali spesso accordate a favore degli enti di culto sono state introdotte, superando interpretativamente mediante coordinamento le clausole generali di "non establishment" e di "free exercise of religion".

Altro caso, già sopra richiamato, è quello australiano che vede la materia religiosa assegnata nella ripartizione con lo Stato federale agli Stati membri, con il conseguente pericolo di disparità di trattamento.

Sebbene riferita al sistema costituzionale USA e al principio del "non establishment", la dottrina e l'Alta Corte di Australia ritengono legittima una normativa a favore della religione generale, essendo vietata secondo i principi del Commonwealth solo quella normativa che avvantaggi "una" particolare confessione.

Sono altresì legittimi gli aiuti federali, tramite gli Stati, alle scuole confessionali in generale, in quanto aiuto all'istruzione e non alla religione, come evidenziato nella sentenza "Attorney- General for Victoria v. the Commonwealt" dell'Alta Corte di Australia.

Inoltre, permette alla giurisprudenza di interessarsi solo dei casi in cui la legge abbia per "scopo" la limitazione della libertà religiosa e non, più ampiamente, i suoi "effetti primari" secondo l'interpretazione statunitense.

Come si può ben constatare lo stesso sistema ed i principi correlati hanno diverse interpretazioni e risultati a seconda della cultura su cui impattano, un principio che si può ben allargare dal campo giuridico ad altri campi e realtà economiche e sociali.

(Prof. Sergio Benedetto Sabetta)




(Sergio Benedetto Sabetta)

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LaPrevidenza.it, 26/04/2020

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