martedì, 13 ottobre 2026

Considerazioni economico-ambientali sulla pandemia

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

Come ha osservato Papa Francesco in una Sua recente omelia, davanti ad una piazza S. Pietro vuota, il nostro peccato è stata la superbia a cui aggiungerei l’egoismo di un accumulo materiale compulsivo quale ideale di felicità.

Già la Bibbia con il racconti di Giuseppe e i suoi fratelli in Egitto e con le persecuzioni ai Profeti, evidenzia l’incapacità umana di avere una visione a lungo termine che si distacchi dall’immediato, dal beneficio quotidiano.

Oggi, con la caduta del muro di Berlino è prevalso un modello economico di un liberismo spinto basato su un consumo per il consumo, l’usa e getta, che permette una produzione continua sempre più ampia favorita dalla crescita esponenziale della popolazione sul globo.

Il modello americano che proiettato su dimensioni sempre più ampie, come la Cina o l’India, viene a travolgere tutto il pianeta, tra consumo dissennato di risorse non riproducibili o lentamente riproducibili e scarti che si accumulano e solo in parte possono essere riciclati, allontanando provvisoriamente, ma non eliminando il momento di un possibile crollo.

La tecnologia non può supplire una crescita di tali dimensioni, con delle megalopoli e concentrazioni di popolazioni utili alla sola produzione e consumo.

Il modello è finalizzato all’accumulo di ricchezza per alcuni soggetti o determinate fasce, basandosi su una movimentazione sempre più accelerata di beni, servizi e idee finalizzate, con un uso spesso distorto di internet, nato originariamente per lo scambio rapido di informazioni scientifiche.

Vi è quindi un correre per il pianeta di merci e masse umane sempre crescenti e in termini inquinanti, basti pensare ai collegamenti aerei, senza filtri sanitari, e questo è funzionale, purtroppo si è inserito un imprevisto, ma sarà mai possibile modificare o disciplinare un modello economico così radicato e autodistruttivo, essendo saltati tutti i vincoli comportamentali, quello che gli antichi chiamavano “tabù”?

Alcuni ritengono senz’altro inevitabile una modifica di consumi e della mobilità, data l’ampiezza della pandemia e le sue conseguenze sia sociali, sulla psicologia delle masse, che sull’economia, una modifica profonda come dopo una guerra mondiale.

E’ emersa infatti chiaramente la necessità di barriere tra aree geografiche ed economiche sul pianeta con finalità di filtro, una evidenza economicamente negata per il timore di rallentare gli scambi ma pur tuttavia necessaria al fine di ridurre i rischi non solo sanitari, considerando la massa umana che si sposta annualmente e la quantità degli scambi.

Forme di inquinamento che si intendono sottovalutare, come il traffico aereo che a 10.000 metri di altezza brucia l’aria rarefatta con una ricaduta di polveri combuste o il commercio on-line con consegne entro 24 ore, un movimento continuo di furgoni, se evidenziate diventerebbero elemento di rallentamento per l’economia, ci si concentrava quindi su altri aspetti, magari sottacendo che si sarebbe spostato solo il problema, se non creandone di nuovi, incrementando comunque la produzione con l’usa e getta o prodotti di breve durata.

Comportamenti che se adottati da una porzione limitata della popolazione mondiale risultano sostenibili per il pianeta, diventano impossibili per sette miliardi di individui con una spinta stimata verso i nove miliardi.

Si sono già osservati, prima dell’espandersi dell’epidemia, dei segnali sulla riduzione del traffico aereo , a seguito della congiuntura tra la crescita dell’uso della rete e la necessità di una rivoluzione verde, ma altri settori dovranno essere riconsiderati con il finire del mito di una mobilità illimitata, quali la crocieristica con navi-città e gli eventi.

La delocalizzazione di settori strategici come la farmaceutica dovrà essere riconsiderata, viste le difficoltà nelle forniture in caso di crisi, come pure la cessione del controllo delle reti informatiche, centrali per uno Stato.

La problematica gestione della crisi, anche economica, che seguirà a quella umanitaria mostra i limiti di una U.E. squilibrata tra BCE e politica, spaccata in un fronte sud e un fronte nord, in difficoltà nel parlare con voce univoca.

Emergono le profonde diffidenze che vi sono fra forme culturali e visioni dell’economia differenti, a cui i trattati e gli aspetti giuridici sono solo una coperta, anche corta, che viene a strapparsi di fronte ad una reale emergenza, una difficoltà già emersa nella crisi dell’inizio decennio e risolta solo dalle decisioni di Draghi.

L’ondata di disoccupazione che verrà a coinvolgere le piccole aziende, nel travolgere situazioni al limite comporterà un evidenziare le difficoltà economiche in cui si dibatteva buona parte della società e l’invocata urgenza dell’intervento pubblico, come già nella crisi del 1929, ciclo che si ripete.

Come emerge chiaramente vi è la necessità di mantenere una rete di welfare e sanitaria pubblica, di cui è tuttavia urgente monitorarne realmente l’efficienza, non essendo assicurazioni e privati, tesi come scopo primario all’utile, in grado di sostenere delle crisi cicliche.

In una intervista su Repubblica del 30 marzo 2020 Jeremy Rifkin considera finita la globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta, essendo state accelerate determinate tendenze in atto ed evidenziati i limiti dell’attuale modello di crescita e le sue conseguenze ambientali.

Mentre vi è un crescente rischio non solo finanziario ma anche giuridico sull’economia, se si pensa per l’Italia alle nuove e del tutto teoriche regole fallimentari che dovrebbero investire le PMI, già devastate dall’attuale crisi (Longoni, “Coronavirus, PMI in trappola”, Italia Oggi, 30.03.2020), una confusione prospettica, a cui si aggiungono le problematiche finanziarie che seguiranno nel rientro successivo all’indebitamento necessario per affrontare la crisi, oltre al rischio di esposizione delle imprese, a corto di liquidità, alla criminalità finanziaria.  

(Sergio Benedetto Sabetta)

Invia per email

LaPrevidenza.it, 04/04/2020

Milano Finanza Osservatorio Partner
GIANFRANCO NUNZIATA
mini sito

Irno 11, 84100, Salerno (SA)

Telefono:

089757100

Cellulare:

3287451985

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Diritto del Lavoro, Diritto Scolastico, Diritto Sindacale, Diritto previdenziale

MAURIZIO RICIGLIANO
mini sito

Via Matese, 81016, Piedimonte Matese (CE)

Telefono:

0823911023

Cellulare:

3356042932

Professione:

Avvocato

Aree di attività:

Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale - Diritto Agrario - Magistrato Onorario presso Sezione Lavoro e Previ...