La sclerosi burocratica

Tra riduzione di costi e inefficienza


    “Quelli che ci hanno preceduto sono subito dimenticati,  di quelli che verranno, nessuno si cura” (Tocqueville)



Sergio Sabetta



    Abbiamo più volte sentito e letto ( Daniel Gros – Lavoce.info) che vi è in Italia una crescita dell’inefficienza per problemi di governance, parimenti si legge nell’ultimo rapporto della fondazione Agnelli sulla scuola dell’invecchiamento della classe insegnante, che abbondantemente supera i 50 anni non ha più stimoli, sogna la fuoriuscita di quello che ormai è considerata una costrizione, parallelamente dietro le file della vecchia guardia vi è un vuoto di rincalzi, con un progressivo avvicinarsi dello sbandamento finale.

    Analogamente nella burocrazia italiana in generale la necessità della cassa per incalzanti motivi finanziari sta portando ad un irrigidimento strutturale tra uscite ed entrate del personale, non certo controbilanciabili con la mobilità che avviene in termini orizzontali nelle fasce di età e non in termini generazionali.

    Personale sempre più malcontento a seguito dell’allungamento quantitativo, ma non certo qualitativo della vita, con carichi familiari assistenziali e figli eternamente bloccati dal permanere dei genitori, con scarso convincimento, astiosi tra loro, in eterna lotta per indennità e premi, organizzati per gruppi e lobby, dovrebbero innovare la P.A., informatizzarsi speranzosi per un futuro promettente, mentre i giovani molto più informaticamente capaci aspettano eternamente il proprio turno.

    Vi è quindi un paradosso tra le necessità finanziarie immediate dei mercati, le folli e ambigue spese pubbliche degli scorsi quinquenni e quello che si sta apprestando nel prossimo futuro, quando manca l’entusiasmo e quindi la motivazione vi è un remare inconscio contro la struttura in cui si opera, anche in termini di rissosità e abulia, non servono alla lunga certamente solo dei premi economici per di più di difficile equa distribuzione, quello che necessita è la speranza e la fiducia nel sistema come sulla moneta.

Il capitale umano è, analogamente al capitale finanziario estremamente fragile e volatile, il blocco delle frontiere vale nell’immediato non certo per il futuro, quello che necessita è una progressiva regolamentazione nell’uscita per periodi lunghi, ricordando che il lavoro usurante è ma non solo quello fisico, rischiamo peraltro di trasformare i nostri uffici in centri geriatrici, con possibili massicce assunzioni di medici specialistici dopo che abbiamo incentivato per anni la conflittualità e l’aggressività sociale, anche attraverso delle relazioni premianti li merito piuttosto dubbie.

Non sono certamente paragonabili alle aspettative e alle motivazioni dell’alta dirigenza le richieste della base, il senso del lavoro che ognuno svolge è differente a seconda dei ruoli e di quello che vive nel suo contesto, il malessere del vivere quotidiano è introiettato nel lavoro e si può risolvere in opposizione (Tarde), repulsione (Hinde), distanziamento (Simmel), questo in quanto l’uomo quale entità di natura biologica, economica e spirituale traduce il proprio agire nella ricerca di un benessere fisico, economico e spirituale.

Proprio l’agire sulla dilatazione dei tempi senza considerare il contesto lavorativo tecnologico e sociale, ma esclusivamente finanziario può condurre ad un rinchiudersi astioso, ad una “situazione conflittuale” che si rispecchia ambivalente tra l’esterno e l’interno, la motivazione, l’orientamento verso una meta, la posizione nello spazio di vita di un individuo creano il mondo psicologico circostante all’individuo stesso il senso del lavoro, così come egli lo percepisce e non come è realmente, tuttavia per il singolo la percezione è sempre la sua realtà (Lewin).