Permessi e congedi per i lavoratori con figli disabili



Più forza se si è amati


Le alternative per i disabili non sono tantissime e, in tanti, si pensa che in fondo sia inutile cercarle, invece è giusto far sapere quanto invece tutto può essere facilitato (anche la disabilità) quando si ha la sicurezza di una persona vicina che ti ama, che condivide la speranza, l’affetto, la tenerezza e l’amore. Non si ha idea di quanto questa presenza possa stimolare e rafforzare la propria identità, ad essere sicuri, ad acquisire consapevolezza e stima nei confronti di se stessi, aiutare nei momenti di panico e stimolare ad osare le azioni di cui non si ha coraggio. Nelle piccole cose come prendere dei bicchieri o stare al telefono con il proprio partner, cose che per una persona senza disabilità sono banali, per coloro che sono affetti da disabilità sono un imput, un sentirsi “normale”. Perché negare queste cose? Perché rinunciare? E’ vero, non è facile la vita vicino ad un disabile ma, solitamente, è un membro della famiglia ed è solo tramite l’amore e l’abnegazione che determinate conquiste sono possibili. Ecco perché anche il mondo del lavoro ha cercato di collaborare per rendere il compito meno gravoso attraverso congedi e permessi particolari. Infatti i soggetti disabili sono i parenti o gli affini entro il 3° grado. E' orientamento già consolidato l'inclusione del coniuge.


I congedi sono diversificati a seconda dei casi


Genitore dipendente:

1. padre unico lavoratore: dal 7° mese dalla nascita (massima durata del congedo parentale del padre);


2. padre 'single': dal 10° mese dalla nascita (massima durata del congedo parentale del genitore unico);


3. padre lavoratore subordinato e madre lavoratrice subordinata senza diritto al congedo parentale: a decorrere dalla fine del congedo di maternità + ulteriori 7 mesi del congedo parentale del padre);


4. padre lavoratore dipendente e madre lavoratrice autonoma: dal 3° mese di congedo di maternità + mesi di congedo parentale della madre + 7 mesi di congedo parentale del padre.


madre lavoratrice subordinata:

1. madre lavoratrice dipendente: dalla fine del periodo del congedo di maternità + 6 mesi (massima durata del congedo parentale della madre);


2. madre single: dal termine del periodo di congedo di maternità + ulteriori 10 mesi.


coppia di lavoratori dipendenti, entrambi aventi diritto al congedo:

1. se la madre ne ha usufruito di 6 mesi prima del prolungamento, il padre può beneficiarne del residuo di congedo parentale di 5 mesi alle condizioni normali (dalla nascita fino all'8° compleanno del figlio/a disabile);


2. se il padre ha beneficiato di 7 mesi prima del prolungamento, la madre può utilizzare il residuo di congedo parentale di 4 mesi alle condizioni normali (a decorrere dal termine del congedo di maternità fino all'8° compleanno della figlia o del figlio disabile);


3. se nessuno dei due genitori ha usufruito del proprio congedo parentale ordinario, la stessa può essere utilizzata alle condizioni normali.


Permessi per la cura di minori disabili (dai 3 ai 18 anni)


Il diritto dei tre giorni di permesso mensile retribuito, a carico dell'INPS, è assolto da contribuzione figurativa.


Il diritto è riconosciuto al genitore anche qualora l'altro ne sia escluso (perché casalinga/o, disoccupata/o, lavoratrice/lavoratore autonoma/o).


Non si richiede la convivenza, ma nemmeno l'assistenza continuativa ed esclusiva, requisiti che si danno per presupposti.


La coppia genitoriale, entrambi dipendenti, possono dividersi l'assenza (ad esempio: 2 giorni il padre e 1 giorno la madre, anche in contemporanea con uno dei giorni del padre); così come è compatibile la fruizione tra questo diritto in capo a un genitore mentre l'altro gode del congedo 'ordinario'.


I giorni di permesso possono essere frazionati fino a mezza giornata. In presenza di contratto lavorativo part-time verticale nel mese, il numero dei giorni di permesso usufruibili va ridotto in proporzione della percentuale delle ore lavorative (nella circolare Inps n. 133/2000 si trova un esempio di computo).


Quanto ai permessi, la lavoratrice o il lavoratore ha diritto a tre giorni di assenza dal posto di lavoro, retribuiti, con contribuzione figurativa.


I giorni di permesso possono essere frazionati fino a mezza giornata.


Questo diritto è riconosciuto:


- in caso di convivenza; la circolare INPS n. 133/2000 ricorda che è comunque necessario che non siano presenti nel nucleo familiare altri soggetti che possono fornire assistenza;


- in assenza di convivenza, l'assistenza della lavoratrice o del lavoratore deve soddisfare le condizioni della continuità e dell'esclusività.


Mariagabriella CORBI


Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare