Welfare, approvato il Ddl che recepisce il Protocollo del 23 luglio
Via libera all’intesa


Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato, senza alcun voto contrario, il disegno di legge che recepisce il protocollo sul welfare, firmato il 23 luglio scorso da governo e parti sociali e approvato nel referendum indetto da Cgil, Cisl, Uil da oltre l'81% dei lavoratori.
Il ddl verrà presentato alla Camera e sarà un collegato alla finanziaria. Il Governo chiede la sua approvazione entro il 31 dicembre.Il Ddl è stato approvato con  alcune precisazioni (d’intesa con le parti sociali) rispetto al protocollo.
Recepisce, inoltre, gli accordi stipulati per agricoltura, edilizia, editoria.

Tre le precisazioni apportate al testo dell'accordo:

Precisazioni avvenute "d'intesa con le parti sociali", come ha sottolineato il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il governo, ha annunciato Damiano, riconvocherà le parti sociali già nelle prossime settimane per definire i criteri applicativi di alcuni interventi.

Ottenuto il via libera al pacchetto sul welfare dal Cdm, il prossimo "obiettivo" del ministro del Lavoro e del premier Romano Prodi è "definire i criteri applicativi" delle misure previste dal pacchetto e che si arrivi al varo definitivo del ddl da parte del Parlamento entro il 31 dicembre prossimo. Sottolineano la volontà di  evitare "spacchettamenti" delle misure.  

Il pacchetto sul welfare approvato oggi  porta "vantaggi senza scambi". Ha affermato il ministro Damiano,  sottolineando come questo sia  stato capito da lavoratori e pensionati, l'81% dei quali "approva l'operato del sindacato e del protocollo e approva i contenuti per cui- dice- ci siamo battuti".  

"Mi aspetto che dopo lo straordinario risultato del referendum ci sia rispetto per questa decisione democratica". Cosi' il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sulla possibilità che il Parlamento modifichi il testo del ddl.    

"Suggerirei- aggiunge Damiano- di non chiedere troppi cambiamenti alle Camere: si tira da una parte e dall'altra e si perde la rotta". La parola d'ordine del ministro è invece "mantenere la rotta" per non sprecare la "grande occasione" di migliorare le condizioni sociali del paese offerta dal ddl. Una rotta da seguire con fermezza e decisione, per pervenire, passo dopo passo, alla meta della legislatura: rinnovare le tutele sociali, ampliandone e rafforzandone qualità e quantità.