SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III CIVILE

Sentenza 28 febbraio 2008, n. 5282

(Pres. Preden - est. Travaglino)

Diritto

Il ricorso è fondato.

Con l'unico motivo di doglianza, i ricorrenti lamentano, della sentenza oggi impugnata, un vizio di insufficiente motivazione su un punto decisivo della con­troversia, ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c..

Il vizio motivazionale lamentato deve ritenersi sussistente.

Gravemente erroneo sotto il profilo logico appare, difatti, l'iter argomentativo percorso dal giudice dell'appello quando discorre - del tutto inopinatamente, secondo considerazioni prive di qualsiasi riscontro probatorio - di una presunta "predisposizione" dei genitori alla morte di un figlio psicotico - il cui grave stato mentale non è, ovviamente, patologia di per sé mortale, bensì malattia che, opportunamente curata e opportunamente sorvegliata (proprio quanto i ricorrenti avevano inteso realizzare attraverso il ricovero ospedaliero), non comportava alcun rischio di morte -. Di talché la pretesa "predisposizione" al suicidio del giovane figlio deve dirsi nella specie totalmente impredicabile sotto il profilo logico-probabilistico, garantendo, di converso, il ricovero ospedaliere esattamente l'opposto di quanto opinato dai giudici dell'appello, e cioè che il malato, ricoverato in una struttura specializzato e opportunamente assistito, avrebbe potuto superare la crisi.

Sì che, come correttamente e condivisibilmente sottolineato dalla difesa dei ricorrenti, temere un evento non ne implica rassegnata accettazione, ma al contrario, come dimostrato nella specie proprio dalla richiesta di assistenza specializzata in una struttura pubblica, essere fortemente determinati a contrastarlo e a prevenirlo.

Anche la parte della motivazione relativa ad una pretesa minore intensità del rapporto affettivo tra i genitori e il figlio ammalato appare gravemente viziato sotto il profilo logico-giuridico.

La circostanza secondo la quale il grave stato di disagio psichico del giovane suicida avrebbe comportato, ipso facto, una diversa e minore intensità di tale rapporto affettivo risulta anch'essa destituita di qualsivoglia concreto supporto probatorio, vero essendo, in contrario, che, secondo l'id guod plerumque accidit, gravi affezioni e preoccupanti patologie di un figlio intensificano, piuttosto che diminuire, il legame emozionale con il genitore, quasi che l'intensificazione di un sentimento di amore possa in qualche misura compensare la gravità della sintomatologia accusata dal figlio stesso: e la prova presuntiva di tale, intensificata relazione affettiva può legittimamente desumersi, nella specie, proprio dalla quantità e qualità di cure prodigate all'infermo.

Il giudice del rinvio dovrà, dunque, riesaminare la fattispecie alla luce dei principi suesposti.

Va infine dichiarata inammissibile la costituzione, in questa fase del giudizio, della gestione liquidatoria della soppressa USL XX, non avendo lo I. proposto ricorso incidentale avverso il capo della sentenza d'appello che rigettava la sua istanza di manleva da parte della predetta gestione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla corte d'appello di Napoli in altra composizione.