lunedì, 30 novembre 2020

Risarcimento danni – Morte cagionata da reato – Danno morale patito dai prossimi congiunti della vittima

Cassazione Civile, sez. III, Sentenza 19.1.2007, n. 1203 - Avv. Tiziana Cantarella

 

“In conseguenza della morte di persona causata da reato, ciascuno dei familiari prossimi congiunti è titolare di un autonomo diritto per il conseguente risarcimento del danno morale, il quale deve essere liquidato in rapporto al pregiudizio da ciascuno individualmente patito per effetto dell’evento lesivo, in modo da rendere la somma riconosciuta adeguata al caso concreto, rimanendo per converso, esclusa la possibilità per il giudice di procedere ad una determinazione complessiva ed unitaria del suddetto danno morale ed alla conseguente ripartizione dell’intero importo in modo automaticamente proporzionale tra tutti gli aventi diritto.
Ai fini di tale valutazione, l’intensità del vincolo familiare può già di per sé costituire un utile elemento presuntivo su cui basare la ritenuta prova dell’esistenza del menzionato danno morale, in assenza di elementi contrari, e, inoltre, l’accertata mancanza di convivenza del soggetto danneggiato con il congiunto deceduto può rappresentare – come nella specie – un idoneo elemento indiziario da cui desumere un più ridotto danno morale”.




Nella sentenza in epigrafe la S. C. precisa che il danno subito in conseguenza dell’uccisione del prossimo congiunto, per la definitiva perdita del rapporto parentale si colloca nell’area del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., il fondamento della cui tutela – alla stregua dei principi sanciti con le sentenze nn. 8827 e 8828 del 2003 della Corte di Cassazione – è individuabile negli artt. 2, 29 e 30 Cost.. La relativa domanda, se anteriore al 2003, può essere considerata ricompresa nella richiesta di liquidazione del danno morale”, atteso che con detta espressione si intendeva, fino all’intervento chiarificatore delle giurisprudenza di legittimità, il risarcimento di tutto il danno previsto dall’art. 2059 c.c., a meno che non risulti la volontà del danneggiato di limitare l’istanza alla liquidazione del solo “danno morale soggettivo”.

(Avv. Tiziana Cantarella)
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LaPrevidenza.it, 25/04/2007

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