sabato, 24 ottobre 2020

Nessun risarcimento al lavoratore che si infortuna adottando comportamenti anomali come uscire dal passaggio merci anzichè dalle vie comuni

Cassazione, sentenza 26.3.2010 n. 7373 - Giovanni Dami

 

Chi lascia la strada vecchia per quella nuova ..... Sembra un paradosso ma è davvero così! Il lavoratore che esce dall’ufficio utilizzando un percorso diverso da quello comune non ha diritto al risarcimento del danno in quanto, secondo i giudici “ha adottato un comportamento anomalo”. L’ignaro dipendente delle Poste (peraltro portatore di handicap e adesso deceduto) non poteva certo immaginare che uscire dall’ufficio da una via diversa da quella usuale (soltanto perchè pioveva) potesse scatenare una battaglia legale giunta fino in cassazione.

In prima battuta l’evento non è stato riconosciuto dall’Inail come infortunio in itinere e nessun danno morale o patrimoniale è stato posto a carico del datore di lavoro. Con la successiva azione giudiziaria si giunge ad un primo e parziale successo: si riconosce il diritto alla rendita Inail oltre al danno patrimoniale anche se in misura inferiore a quello richiesto. Nel successivo grado di giudizio viene dato torto al lavoratore limitatamente alla richiesta del danno biologico e patrimoniale. Nessuna decisione viene assunta in merito alla concessione della rendita da parte dell’Inail se non quella di abbandonare la materia del contendere. In buona sostanza una vittoria per metà anche se la parte più sostanziosa è persa.

Uno degli aspetti interessanti contenuto nella sentenza 7373 del marzo 2010 riguarda la definizione di “comportamento anomalo del lavoratore” rispetto alla richiesta di risarcimento del danno patrimoniale a carico del datore di lavoro. In questo caso il lavoratore avrebbe dovuto dimostrare l’inagibilità della via ordinaria di entrata e uscita in modo da far ricadere sul datore di lavoro una responsabilità specifica circa l’obbligo di far utilizzare al dipendente una via diversa da quella usuale. Non è giustificato, secondo la corte che il dipendente abbia usato una via diversa solo perchè più comoda per raggiungere l’auto imputandone il conseguente comportamento anomalo.

Quest’ultimo principio che, nel caso specifico è stato applicato alla richiesta di risarcimento del danno patrimoniale ci ricorda quello del rischio elettivo che viene applicato in tema di riconoscimento del caso di infortunio ovvero quando un lavoratore si infortuna per scelta arbitraria diretta a soddisfare impulsi personali generati da un’attività che non abbia rapporto con l’attività lavorativa e non già con un inadempimento del datore di lavoro in materia di sicurezza del lavoro e poiché nella casistica trattata sono ricompresi le due tipologie di risarcimento è quantomai curioso (e casuale) che per lo stesso evento vi siano conclusioni diverse anche se in definitiva, in presenza del duplice riconoscimento il datore di lavoro avrebbe certamente esercitato la facoltà di azione di rivalsa ai sensi del codice civile.

(Giovanni Dami)

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LaPrevidenza.it, 29/04/2010

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