sabato, 15 agosto 2020

Infortuni sul lavoro: la responsabilità è di tutto il Cda

Cassazione penale, sez. IV,  26 marzo 2013, n. 21628 - udienza

 

Con sentenza del Tribunale di Pavia in data 3.2.011 C. E. e F.R. venivano dichiarati responsabili del reato di cui all'art. 589 c.p., perchè; la prima in qualità di quindi datrice di lavoro, presidente del consiglio di amministrazione della FO.RE.ST s.p.a., il secondo in qualità di procuratore speciale della FO.RE.ST s.p.a. con delega sulle "questioni riguardanti la sicurezza, salute ed igiene sul lavoro", con le condotte di seguito specificate integranti profili di colpa generica e violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, cagionavano la morte del dipendente della FO.RE.ST. Fo.En.Ma., responsabile del deposito merci ubicato in (OMISSIS) del porto di (OMISSIS) in concessione alla predetta società, che rimaneva schiacciato al suolo a seguito del crollo di una balla di cellulosa del peso di due tonnellate. Concesse ad entrambi gli imputati l'attenuante di cui all'art. 62 c.p., n. 6, ritenuta equivalente alle contestate aggravanti, venivano condannati ciascuno alla pena di mesi dieci di reclusione con il beneficio della sospensione della pena e della non menzione della condanna Proposto appello da parte degli imputati, la Corte di Appello di Genova, in riforma parziale dell'impugnata sentenza, assolveva il F. dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto e confermava nel resto la sentenza di primo grado.

Come risulta dalla ricostruzione dei fatti effettuata dai giudici di merito, il giorno (OMISSIS) personale dipendente della s.p.a.

FO.RE.ST, addetto al terminal del porto di (OMISSIS) gestito della predetta società, dopo aver sentito un forte rumore prevenire dall'interno del magazzino, era accorso ed aveva constatato che una balla di cellulosa, del peso di due tonnellate, staccatasi dalla pila ove era stata accatastata insieme alle altre, era crollata travolgendo il corpo del dipendente Fo.En.Ma., responsabile del deposito, rimasto schiacciato e privo di vita sotto di essa. Il magazzino ove era avvenuto l'infortunio, adibito al deposito di balle in cellulosa ("units"), era ubicato in un galleria posta sul piano stradale, con copertura costituita da una strada sopraelevata sostenuta da colonne in cemento; le "units" che venivano stivate in quel deposito, venivano appoggiate su pancali di legno ("pallets") per proteggerle dall'umidità del suolo. Data la ristrettezza di spazio, dovuta alla particolare ubicazione di quel terminal (la società FO.RE.ST ne possedeva altri nello stesso porto di (OMISSIS)), le operazioni di stivaggio della merce presentavano una certa complessità anche per la necessità di collocare le balle in sopraelevazione sugli appositi pancali in legno al fine di proteggerle dall'acqua presente all'interno del terminal, costituito da una parte dismessa della sede stradale. Quindi le operazione di spostamento dei pancali e di movimentazione delle balle di cellulosa, di ingente peso, richiedevano particolari cautele, fra cui l'impiego contemporaneo di due carrelli, uno per lo spostamento dei pallets e l'altro per la movimentazione delle balle.

Dall'esame della documentazione di valutazione dei rischi non emersero indicazioni specifiche circa le cautele da adottare in caso di appoggio della units su bancali, ma solo cautele generiche da seguire per accatastare la merce in modo tale da evitare cadute o cedimenti.

I giudici di merito, pur tenendo conto delle non univoche ricostruzioni della dinamica dell'incidente effettuate dai ct delle parti, hanno ritenuto che esso si è verificato in quanto il Fo., dopo essere sceso dal carrello elevatore, che fu trovato nelle immediate vicinanze, si era imprudentemente avvicinato a piedi sotto le pile di cellulosa, verosimilmente al fine di spostare i pancali per ricavare altro spazio a merce in arrivo, secondo un prassi invalsa presso l'azienda di effettuare manualmente tale operazione, e non tramite carrello elevatore, dettata dalla ristrettezza degli spazi a disposizione per movimentare la merce;

proprio mentre sostava in quel punto, una balla, sistemata in modo non adeguato sul pancale, si era abbattuta per terra travolgendolo.

La Corte di Appello ha ritenuto responsabile la C., quale legale rappresentante della FO.RE.ST. e datrice di lavoro del Fo. indipendentemente dal dato, posto in evidenza dall'imputata, che la stessa si occupasse principalmente di gestione delle risorse umane e che le funzioni dirigenziali attinenti la gestione del terminal venivano svolte dall'ufficio tecnico del gruppo C. avente sede a Savona, cui il Fo. si rivolgeva per tutte le problematiche riguardanti le mansioni svolte. Quanto all'esistenza di un procura speciale rilasciata al F., pure invocata dall'imputata al fine dell'esonero della responsabilità penale per l'incidente occorso al Fo., questa, ad avviso della corte territoriale, non presenta i caratteri della "delega di funzioni" di cui al D.Lgs. n. 82 del 2008, art. 16, necessari per il trasferimento degli obblighi in materia antinfortunistica dal datore di lavoro al delegato.

Ha proposto ricorso per Cassazione la C., per il tramite del difensore, deducendo i seguenti motivi.

1 - Mancanza e illogicità della motivazione con riguardo agli artt. 40 e 589 c.p..

Assume la difesa della ricorrente che, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di appello, il Fo. non era un semplice dipendente della FO.RE.ST ma aveva la direzione tecnica del terminal e sopraintendeva alle operazioni di immagazzinamento e rispedizione della merce. Di conseguenza le argomentazioni svolte nella sentenza impugnata circa l'omissione da parte datore di lavoro di disposizioni sulle tecniche e modalità di movimentazione e stivaggio della merce all'interno dei magazzino sono infondate in quanto faceva carico al Fo. nella anzidetta qualità, e non al datore di lavoro, la ricerca di soluzioni inerenti le modalità di gestione del magazzino.

2 Mancanza e illogicità della motivazione ed erronea interpretazione della legge con riguardo artt. 40, 43 e 589 c.p..

La ricorrente, benchè rivestisse la qualità di datore di lavoro del Fo. quale legale rappresentante della FO.RE.ST, società di cui era dipendente, in realtà era del tutto estranea alle problematiche tecniche sulla gestione dei magazzini e sulla movimentazione della merce, di cui si occupava la direzione tecnica del gruppo C. avente sede a Savona. Il suo era un incarico meramente formale, quale rappresentante della famiglia C., titolare di diverse società operanti nel settore del terminal portuali. Peraltro era stata conferita al F. la delega per le problematiche della sicurezza...

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LaPrevidenza.it, 12/06/2013

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