lunedì, 08 agosto 2022

Il dirigente pubblico discriminato e danneggiato ha diritto al solo risarcimento

Cassazione sezione lavoro, Sentenza 30.8.2010 n. 18857

 

Con ricorso del 28-11-2002 al Giudice del lavoro del Tribunale di Ragusa C.G., dirigente superiore dell’Assessorato Regionale al Lavoro presso la Regione Siciliana dal 1-1-1986, nominato in data 3-12-2001 dirigente di 2^ fascia con preposizione all’Unità Operativa 2^ del Servizio Ufficio Provinciale del lavoro di Ragusa, esponeva di essere successivamente venuto a conoscenza della circostanza che ad altri dipendenti della medesima qualifica di 2^ o 3^ fascia erano stati attribuiti incarichi di preposizione e di responsabilità di taluni Uffici Provinciali del Lavoro ovvero Ispettorati Provinciali del Lavoro. Il C. assumeva quindi di essere stato in tal modo ingiustificatamente discriminato, pur essendo di maggiori titoli, rispetto ai detti dipendenti, ai fini delle nomine in questione ed aggiungeva che il conferimento dei citati incarichi era stato posto in essere in mancanza di adeguata motivazione, in violazione della L.R. n. 10 del 2000, art. 9, che disponeva che “a seconda della complessità dell’attività da esercitare, l’incarico viene attribuito a dirigenti di prima o di seconda fascia e successivamente, per motivate esige di servizio, a dirigenti di III fascia”. Il ricorrente chiedeva pertanto l’accertamento del suo diritto al conferimento della nomina e dell’incarico di direzione di Ufficio Provinciale del Lavoro o di Ispettorato Provinciale del Lavoro, con la condanna dell’Amministrazione convenuta alla corresponsione del relativo trattamento giuridico e economico, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria. L’Assessorato Regionale del Lavoro si costituiva in giudizio e rilevava: che il contratto stipulato tra le parti in data 3-12-2001 risultava adeguatamente motivato “in riferimento alle varie disposizioni contrattuali ivi citate”; che le scelte inerenti ai soggetti cui conferire gli incarichi in parola dovevano comunque reputarsi fondate su un’ampia discrezionalità, stante il carattere fiduciario degli stessi; che nessun pregiudizio di tipo economico poteva ritenersi sorto in danno del ricorrente; che, anzi, proprio la stipulazione del contratto suddetto aveva recato ad essa convenuta un rilevante danno di natura patrimoniale; che, subito dopo la proposizione del ricorso, il ricorrente era andato in pensione, per cui doveva reputarsi inammissibile l’accertamento dell’aspettativa invocata; che tale circostanza ed il fatto che il contratto del 3/12/2001 era stato sottoscritto senza contestazioni, costituivano indici inequivoci della volontà di acquiescenza del ricorrente a quel tipo di contratto; che in ogni caso sarebbe stato necessario integrare il contraddittorio nei confronti dei soggetti ai quali era stato conferito l’incarico oggetto di aspettativa da parte del ricorrente....

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LaPrevidenza.it, 29/09/2010

SERGIO BENEDETTO SABETTA
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