lunedž, 19 agosto 2019

Il danno esistenziale - Genesi, ratio, orientamenti e parabola della dibattuta figura di danno

Articolo dell'avv. Luigi Modaffari, Foro di Brescia

 

Alla luce della recente Sentenza a Sezioni Unite sulla figura del danno esistenziale, innanzitutto, a scopo di chiarezza, è opportuno fare una breve introduzione sul concetto di danno, riferito all'ambito del diritto civile. Il danno, nell'ottica considerata, viene concepito essenzialmente e generalmente come l'alterazione negativa del patrimonio, cioè una deminutio di tipo economico (cd danno patrimoniale). Poi, a quest'ultima fattispecie risarcitoria, si è sin da subito contrapposta la figura del danno morale, in base al principio per cui il soggetto danneggiato, a seguito dell'ingiustizia subita, ha titolo per ottenere il ristoro anche delle conseguenze psichiche patite. In base alla natura di tale ultima figura risarcitoria, è d'obbligo una equiparazione tra danno morale e denaro, ben espressa dal concetto del “pretium doloris”.

Pertanto, per almeno un trentennio dall'entrata in vigore del codice civile del 1942, la fattispecie del danno continua ad essere costituita dal dualismo tra il danno patrimoniale e quello morale. E' utile precisare che quest'ultimo, come testualmente prevede l'art. 2059 c.c., viene risarcito solo nei casi previsti dalla legge, casi, sino a tempi recenti, che sono rimasti ancorati solo ed esclusivamente alle ipotesi di reato.

A seguito dell'entrata in vigore della Costituzione è emerso un nuovo sistema di valori, dove al centro viene posta la persona umana, sia come bene primario dell'ordinamento che come oggetto di tutela illimitata. Infatti, la Costituzione del 1948, a differenza del codice civile, prevede e tutela in primo piano i diritti alla persona e solo in secondo piano i rapporti economici. Tale dicotomia tra concezione risarcitoria codicistica e costituzionale, nel tempo e a seguito dei maggiori contributi dottrinari, ha fatto sollevare numerose questioni di costituzionalità riguardo all'art. 2059 c.c., specificatamente nella parte in cui limita il danno non patrimoniale ai soli casi previsti dalla legge, cioè le ipotesi di reato.

(Avv. luigi Modaffari)

 

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LaPrevidenza.it, 25/11/2008