giovedì, 23 maggio 2019

Asl: incarichi a tempo determinato e immissione in ruolo

Cassazione, S.U. civili, Sentenza 16.6.2006 n. 13912

 

I lavoratori premesso di avere espletato alcuni incarichi presso l’ azienda
sanitaria locale in un periodo in parte anteriore ed in parte successivo
alla data del 30 giugno 1998 (art. 69 del D.Lgs. n. 165 del 2001) chiedevano
che i rapporti di lavoro (instaurati in base ai contratti a tempo
determinato) fossero assoggettati alla disciplina della legge n.230/1962
dovevano essere quindi considerati a tempo indeterminato, con la conseguenza
che la risoluzione all'ultima scadenza pattuita equivaleva ad un recesso
illegittimo del datore di lavoro.
Il giudice adito ha rigettato le domande e la Corte di Appello di Palermo,
accogliendo l'eccezione riproposta in appello dall'azienda, ha declinato la
propria giurisdizione affermando che la controversia era devoluta alla
cognizione del giudice amministrativo, in quanto attinente a rapporti di
pubblico impiego, per questioni relative ad un periodo antecedente al 30
giugno 1998.
In applicazione della regola del discrimine temporale per il riparto della
giurisdizione di cui all'art.45 d.lgs. n.80/1998, per i primi contratti del
1996 e del 1997 la cognizione spettava al giudice amministrativo. Alla
stessa soluzione doveva pervenirsi anche per i contratti del 1998, posto che
la configurabilità di un licenziamento risultava legato alla ritenuta
illegittimità dell'apposizione del termine owero della sua proroga, e quindi
al riconoscimento della natura indeterminata del rapporto fin dall'inizio.
Avverso questa sentenza i lavoratori hanno proposto ricorso per cassazione
Ancora una volta le Sezioni Unite si sono pronunciate sul riparto di
giurisdizione in materia di pubblico impiego, ribadendo il principio secondo
cui qualora il lavoratore sul presupposto dell’ affermazione del proprio
diritto riferisca le proprie pretese ad un periodo in parte anteriore ed in
parte successivo alla data del 30 giugno 1998 (art. 69 del D.Lgs. n. 165 del
2001) la competenza giurisdizionale va ripartita tra il Giudice
amministrativo in sede esclusiva ed il Giudice ordinario in relazione
rispettivamente alle due fasi temporali del rapporto.
Va quindi dichiarata la giurisdizione del Giudice amministrativo per tutte
le domande spiegate e relative alla fase del rapporto anteriore al 30 giugno
1998, dovendosi invece dichiarare la giurisdizione del Giudice ordinario per
tutte le questioni attinenti al periodo lavorativo successivo al 30 giugno
1998.
I lavoratori hanno fatto valere in giudizio diritti derivanti da distinti
contratti a tempo determinato, relativi ad epoche diverse. I primi
contratti, stipulati nel luglio 1996 e sono venuti a scadenza prima della
suddetta data del 30 giugno 1998, I successivi incarichi a tempo determinato
(semestrali) sono stati conferiti a seguito di successiva delibera del marzo
1998, con durata prevista dal 1 aprile al 30 settembre 1998.
I fatti posti a fondamento delle pretese azionate dai lavoratori risalgono
non al momento di stipulazione dei contratti con decorrenza dal 1 aprile
1998, ma a quello della successiva proroga degli stessi (disposta dalla
citata delibera dell'ottobre successivo) che assume rilevanza giuridica
autonoma ai fini della dedotta trasformazione dei rapporti a tempo
determinato in contratti a tempo indeterminato.
I lavoratori hanno peraltro fatto valere l'esistenza di rapporti di lavoro a
tempo indeterminato anche sotto un autonomo profilo, essendo stata dedotta
(indipendentemente dalla legittimità dell' apposizione termine)
l'insussistenza dei presupposti richiesti dall'art.2 della medesima legge
n.230/1962 per la proroga dei contratti a tempo determinato, nella specie
disposta dall'amministrazione datrice di lavoro con delibera del 7 ottobre
1998.
Le considerazioni da fare sono dunque
il contratto di lavoro cui sia stata illegittimamente apposta la clausola di
durata si reputa a tempo indeterminato, e, come per ogni altro contratto di
lavoro a tempo indeterminato, il rapporto può estinguersi per recesso del
datore di lavoro, dimissioni del lavoratore, risoluzione consensuale
l'illegittima previsione iniziale di un termine e la scadenza di questo non
interferiscono con la permanenza o l'estinzione del rapporto
ad integrare un recesso tacito non basta quindi un comportamento
incompatibile con la volontà di proseguire il rapporto: il rapporto continua
in forza del titolo (la volontà iniziale integrata, in caso di clausola di
durata nulla, dalla legge) e non perchè sorretto da una volontà di
prosecuzione; sicchè comportamento concludente non è quello incompatibile
con una tale volontà, ma quello che presuppone la volontà di produrre
l'effetto giuridico dello scioglimento del vincolo
1. in ipotesi di contratto con clausola di durata nulla la semplice
cessazione dell'esecuzione non equivale di per s� a recesso o risoluzione;
il fatto che essa intervenga alla scadenza del termine illegittimamente
apposto, quindi in conformità alla teorica estinzione del rapporto, può
qualificare soggettivamente il comportamento delle parti (escludere, ad es.,
l'inadempimento) ma non in misura sufficiente per attribuire alle stesse la
volontà di liberarsi dalle reciproche obbligazioni; il datore di lavoro sarà
quindi tenuto al risarcimento del danno, eventualmente pari alle
retribuzioni non corrisposte, se (e dal momento in cui) verrà a trovarsi in
mora accipiendi. (Nota dell'avv. G. Lo Bello - www.laprevidenza.it)




Documento integrale

Invia per email

LaPrevidenza.it, 12/07/2006