mercoledý, 02 dicembre 2020

Violazione dei doveri familiari da parte di un padre di famiglia: è applicabile la regola della responsabilità aquiliana?

Tribunale di Messina, sent. 11 settembre 2009, G.U. Dott.ssa Rita Russo

 

Il Tribunale di Messina ha recentemente emesso una interessante sentenza in materia di doveri familiari di un padre, nella quale ha riconosciuto il diritto al mantenimento della prole, da parte del genitore, diritto che si estrinseca nel dovere di quest’ultimo di mantenere, istruire ed educare i figli fino al momento in cui gli stessi divengono economicamente indipendenti.

 

Con citazione, S.C. e S.A., due ragazze già maggiorenni, chiamavano in giudizio il loro padre per sentirlo condannare al pagamento di un assegno per il mantenimento ed il risarcimento del danno da loro subito.

 

Le due attrici accusavano il padre di averle abbandonate in un momento difficile della vita, causato dalla grave malattia e dal successivo decesso della madre, asserendo che il genitore di era allontanato

< nell’ultimo periodo di malattia della madre, ed aveva interrotto ogni rapporto con le figlie e rifiutato loro aiuto economico>>.

 

Il giudice estensore della sentenza ha considerato indubbio l’an della prestazione.

< precedenza …>>.

 

Il superiore diritto, e corrispondente dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, è espressamente disposto dall’art. 147 c.c.. Il predetto dovere si estrinseca in tutta una serie di responsabilità, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma che si estendono <>, delle quali sono chiamati a rispondere, in concorso tra loro, entrambi i genitori, non soltanto in base al proprio reddito ma anche alle capacità di lavoro, anche domestico (v. art. 148 c.c.).

 

Il giudicante, in particolare, ha valutato la circostanza che entrambe le attrici erano iscritte a facoltà universitarie, con curricula regolari e votazioni abbastanza buone ed ha reputato che <>.

 

Ma, l’aspetto più rilevante della pronuncia in commento è il riconoscimento della risarcibilità del danno esistenziale, conseguente alla colpevole omissione dei menzionati doveri parentali, integrando questa un comportamento contra jus idoneo a provocare la lesione del diritto alla libera esplicazione della personalità.

 

Orbene, il giudice Russo osserva che <>.

 

Nel caso di specie la lesione è stata individuata non solo <>.

 

Invero, il venir meno della predetta relazione familiare fa

< l’id quod plerumque accidit una modificazione in pejus della vita del soggetto, non limitata al momento del dolore, ma anche proiettata nel futuro in quanto viene meno l’apporto, l’affetto la cura e l’assistenza che aiutano l’individuo a realizzarsi nel suo complessivo percorso esistenziale>>.

 

<>.

 

<>.

 

<>.

 

Pertanto, osserva ancora l’estensore, <>.

 

Da tutto quanto sopra discende esigenze di vita e crescita, secondo le capacità ed il tenore di vita dei genitori; a questo diritto, che secondo autorevole dottrina pur dando luogo a pretese creditorie è classificato tra i diritti familiari a contenuto non patrimoniale, si aggiunge il diritto a ricevere la educazione e l’istruzione necessarie a raggiungere la maturità sociale ed una preparazione culturale confacente alle sue aspirazioni ed inclinazioni, nonché, anche se non espressamente menzionato dal codice, ma desumibile dal sistema, nel contesto dei principi costituzionali e delle Convenzioni internazionali, il diritto alla relazione con i genitori e di crescere nella propria famiglia. Questo ultimo diritto è peraltro espressamente enunciato dall’art. 1 della legge 4 maggio 1983 n. 184, sulle adozioni>>.

 

La superiore colpevole omissione di doveri inderogabili, in quanto finalizzati alla crescita dell’individuo ed alla formazione della sua personalità, rappresenta un comportamento contra jus in grado di provocare la lesione del diritto allo sviluppo della personalità medesima.

 

La predetta omissione, a parere dell’estensore, può venire in rilievo sotto un duplice profilo: danno economico e danno esistenziale.

 

In numerose pronunce i giudici di merito hanno rilevato che <>.

 

Per i citati motivi, il G.U. Dott.ssa Rita Russo ha condannato l’uomo al pagamento, in favore delle attrici, di un assegno mensile, nella misura indicata in sentenza, nonché al risarcimento del danno non patrimoniale che ha liquidato equitativamente in euro 5.000,00, per ciascuna delle due figlie.  

 

Novara di Sicilia, lì 28 settembre 2009                                         P. Avv. Giuseppe G.M. Foti

 

 

 

 

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LaPrevidenza.it, 29/09/2009

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