domenica, 26 settembre 2021

Un salvagente per i piccoli comuni

Disegno di legge 2671/2011 - Dario Immordino

 

L'obiettivo è quello di “salvare" i piccoli comuni, ovvero le realtà locali con meno di 5.000 abitanti. Per questo, un disegno di legge bipartisan, approvato nei giorni scorsi dalla Camera, e approdato a Palazzo Madama, mette in campo agevolazioni e risorse finanziarie per non far scomparire i mini-enti dal panorama istituzionale del Paese. Se l'obiettivo è ambizioso e complesso variegate e articolate sono le misure: dalla possibilità di registrare la nascita di un bambino nel comune di residenza, anche se il parto è avvenuto in un ospedale della regione, alla promozione della cablatura e della banda larga nei piccoli comuni; dagli interventi strumentali ad assicurare la qualità e la presenza dei servizi indispensabili come sanità, trasporti, istruzione, servizi postali, risparmio, a quelli per il recupero dei centri storici a alla tutela del patrimonio ambientale. Gli enti destinatari potranno promuovere i prodotti tipici locali e indicare anche nella cartellonistica stradale le produzioni tipiche, ma non solo: sono previste specifiche misure dirette a facilitare le procedure di cessione di beni immobiliari demaniali a favore di attività e organizzazioni del mondo del non profit. Agevolazioni ed incentivi, dunque, ma non solo: il testo non trascura che la qualità della vita in questi comuni passa anche per la buona amministrazione, e, per questo, ad esempio, appronta specifiche misure concernenti l’attività amministrativa di valutazione dei responsabili degli uffici e dei servizi, l’efficienza e la qualità di attività e servizi essenziali, con l’obiettivo di fronteggiare la rarefazione di servizi al cittadino che si riscontra in tali realtà territoriali. Ma spesso la dimensione ridotta comporta anche una minore dotazione di risorse, che crea notevoli difficoltà di stare al passo con i tempi e con l'evoluzione tecnologica ed informatica, proprio in un periodo, come quello attuale, in cui l'applicazione delle ICT all'azione amministrativa promette di rivoluzionare i rapporti tra cittadini e PA.. Allora una specifica disposizione del ddl (l’articolo 6) prevede misure volte ad agevolare la realizzazione dei progetti informatici riguardanti i piccoli comuni, sia singolarmente, sia in forma associata, anche attraverso l’utilizzo di sistemi di telecomunicazione a banda larga e senza fili, e dispone che tali progetti abbiano la precedenza nell’assegnazione dei finanziamenti pubblici destinati ai programmi di e-government.

Ma, come si sa, il futuro delle comunità locali dipende in primo luogo dalla capacità di fare "sistema", di creare reti tra gli attori locali istituzionali e non, e, a tal fine, il ddl prevede che i piccoli comuni possano stipulare convenzioni con le diocesi cattoliche e con le rappresentanze delle altre confessioni religiose che hanno concluso intese con lo Stato italiano per la salvaguardia e per il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. E la valorizzazione del patrimonio immobiliare locale è incentivata anche da quella disposizione che prevede che tali comuni possano acquisire, al valore economico definito dall'ufficio tecnico-erariale territorialmente competente, o stipulare intese finalizzate al recupero di alcuni beni immobili. Ma un problema come quello della progressiva perdita di competitività (economica, sociale, culturale, finanziaria amministrativa ed istituzionale) dei piccoli enti va affrontato "a tutto tondo": motivo per cui alle disposizioni in materia di valorizzazione del patrimonio immobiliare, culturale, storico ed artistico, e dei prodotti agroalimentari tradizionali o tipici che presentino particolari legami con il territorio, buona amministrazione, infrastrutturazione informatica, il testo aggiunge misure volte a garantire l’erogazione dei servizi postali nei piccoli comuni, a sostenere le istituzioni scolastiche presenti nei piccoli comuni (anche favorendo la cessione di attrezzature utilizzabili nelle scuole), e specifiche agevolazioni, anche in forma tariffaria, a favore dei comuni in cui la disponibilità di risorse idriche reperibili o attivabili sia superiore ai fabbisogni per i diversi usi, misure di razionalizzazione delle forme di gestione delle risorse idriche. A tal fine si rende facoltativa l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato per i comuni con popolazione fino a 3.000 (anziché 1.000) abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane. Disciplina di favore, dunque, ma anche risorse: su questo fronte  il legislatore mette sul piatto trasferimenti "ad hoc" a favore di degli enti "a rischio", come quelli che negli ultimi anni hanno visto progressivamente incrementarsi "l'emigrazione" della popolazione residente o la cui economia è stata messa in ginocchio dalla congiuntura economica sfavorevole. E' infatti previsto che al fine di incentivare la residenza nei piccoli comuni, il Mineconomia stanzierà un fondo con una dotazione finanziaria di 4 milioni di euro per il prossimo biennio. A cosa serviranno? Innanzitutto per dare contributi ai soggetti passivi dei tributi riferiti all'acquisto (ma anche al semplice possesso) di immobili destinati ad abitazione principale o ad attività economiche nei mini enti. A finanziare  incentivi in favore dei residenti che intendono recuperare il patrimonio abitativo, ovvero a favore di chi recupera immobili abbandonati e li utilizza per almeno un decennio. Il fondo alimenterà, inoltre, le attività educative per la prima infanzia, le manifestazioni turistiche, culturali ed artistiche che saranno promossi o patrocinati dai mini-enti.

Altri 40 milioni invece, lo Stato li mette a disposizione per la tutela e salvaguardia dei beni artistici e culturali, nonché per la messa in sicurezza delle strade e degli istituti scolastici. Agevolazioni saranno previste anche per il pagamento dei tributi. Si prevede che al fine di favorire il pagamento di imposte, tasse e tributi nonché dei corrispettivi dell'erogazione di acqua, energia, gas e di ogni altro servizio, nei comuni interessati possano essere utilizzate, per l'attività di incasso e di trasferimento di somme  la rete telematica gestita dai concessionari del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (le cosiddette Reti Amiche), nonchè la rete dei soggetti concessionari. Unico neo? La solita clausola cd. di neutralità finanziaria salvo gli specifici interventi a carico dei fondi citati, per tutto il resto si dovrà provvedere nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Dario Immordino

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LaPrevidenza.it, 22/05/2011

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