martedž, 27 ottobre 2020

Tetto alle spese delle amministrazioni pubbliche per il conferimento di incarichi di studio e consulenza

Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, delibera n. 226/2011/PAR - Dario Immordino

 

La riduzione dell'ottanta per cento della spesa destinata ad incarichi esterni di studio e consulenza rispetto a quella sostenuta nel 2009 non può applicarsi agli enti che,in quell'anno, non abbiano sostenuto alcun onere per questa tipologia di collaborazioni. Di conseguenza per queste amministrazioni il  parametro al quale riferire il tetto di spesa è costituito dall’ammontare delle risorse strettamente necessarie per far fronte “all'assoluta necessità di conferire un incarico di consulenza o di studio”. Quest'ultimo limite di spesa, a sua volta, diverrà il parametro finanziario per gli anni successivi.

Una soluzione che consente di conciliare la coerenza con gli obiettivi di risanamento della finanza pubblica e contenimento della spesa, e le esigenze di funzionalità della “macchina amministrativa”.

Ciò in quanto la ratio dei tagli alla spesa per incarichi di studio e consulenza è espressamente individuata dallo stesso legislatore in relazione alla esigenza di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni pubbliche e contenere gli oneri connessi all’attivazione di determinate tipologie di collaborazioni esterne.

Ma la drastica riduzione di questa tipologia di spesa non è affatto quella di vietare tout court il ricorso a professionalità esterne dotate di elevata professionalità nei casi ed entro i limiti normativamente prescritti. Perché ciò si tradurrebbe in un depotenziamento della funzionalità dell’azione amministrativa a scapito delle esigenze di buon andamento ed, in definitiva, dei bisogni della collettività.

Applicando queste considerazioni agli enti locali che nel corso dell'anno 2009 non hanno sostenuto alcuna spesa a titolo di incarichi per studi e consulenze ne deriva che riferire il tetto di spesa ad un valore pari a zero (l’importo degli oneri per l’attivazione di incarichi di consulenza sostenuti nel 2009)  significherebbe imporre un divieto assoluto alla stipula di questa tipologia di contratti.

Ma oltre a ciò “la riduzione "lineare" delle risorse da destinare al conferimento  di incarichi di studio e consulenza  finirebbe per generare inammissibili sperequazioni tra le amministrazioni pubbliche, giungendo addirittura ad esiti opposti a quelli propri della logica meritocratica imperniata su meccanismi premiali a favore degli enti virtuosi e sanzionatori a carico di quelli inadempienti .

Ciò perché riferendo i tagli solo ed esclusivamente all’ammontare delle spesa sostenuta nel 2009  si giungerebbe a premiare gli enti meno virtuosi che, nel corso dell'anno 2009, hanno sostenuto una spesa per consulenze rilevante; e, al contrario, si imporrebbe un divieto assoluto  agli enti più virtuosi che, quello stesso anno, hanno sostenuto una spesa pari a zero

Invece “interpretando la norma in chiave funzionale ….si deve giungere alla conclusione che la norma de qua, per quegli enti locali che nel corso dell'anno 2009 non hanno sostenuto alcuna spesa a titolo di incarichi per studi e consulenze, va applicata individuando un diverso parametro di riferimento”: quello della spesa strettamente necessaria che l'ente locale sosterrà nell'anno in cui si verifica l'assoluta necessità di conferire un incarico di consulenza o di studio. L’importo relativo diverrà, a sua volta,  il parametro finanziario per gli anni successivi.

Ma ancorare il tetto degli oneri per il conferimento di incarichi di consulenza  all’ammontare delle risorse assolutamente necessarie per far fronte ad inderogabili esigenze dell’amministrazioni comporta  l’esigenza che  l'ente locale motivi puntualmente in ordine alle ragioni che rendono necessario il ricorso a questa tipologia di spesa, in relazione alla sussistenza dei presupposti di stretta necessità, di quelli di carattere soggettivo e di tipo oggettivo.

Dario Immordino

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LaPrevidenza.it, 31/05/2011

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