giovedž, 04 marzo 2021

Testo Unico per l'apprendistato

D.ssa Silvana Toriello

 

Il 28 luglio il Consiglio dei Ministri ha varato il nuovo testo unico per l’apprendistato.Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, Confindustria, Confapi, le associazioni artigiane e il movimento cooperativo, ha sottoscritto l’intesa sul testo unico sull’apprendistato, già concordato in sede di Conferenza Stato-Regioni lo scorso 7 luglio. Ha dissentito il mondo del commercio con specifico riferimento alla durata massima dell’apprendistato.
Detto Testo Unico abroga le disposizioni precedenti e si compone di sette articoli, con rinvii alla contrattazione collettiva che nel disciplinare l’apprtendistato potrà tener conto delle specificità dei vari assetti produttivi molto più di quanto in concreto non sia avvenuto sino ad oggi..
Dello stesso va sottolineato il vantaggio per l’occupabilità, sulla base dell’integrazione tra apprendimento e lavoro.

Il nuovo contratto di apprendistato ha tre articolazioni possibili:
1. per il conseguimento della  «qualifica professionale», applicabile a chi ha già oltre 15 anni, con la durata massima di tre anni, che assolve anche l’obbligo dell’istruzione,
2. «professionalizzante», rivolto ai giovani dai 18 ai 29 anni, della durata massima di sei anni,
3. di «alta formazione» per i giovani della stessa età, che vogliono conseguire un titolo di studio superiore, universitario e di alta specializzazione, come il dottorato di ricerca.

Questo tipo di contratto può essere utilizzato negli studi professionali per il praticantato.

Il Testo Unico afferma il principio per cui “l’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani”., rivolto anche ai lavoratori in mobilità.

Le parti possono recedere dal contratto durante il periodo di svolgimento solo per giusta causa o giustificato motivo.

Un datore di lavoro non può assumere con contratto di apprendistato maestranze specializzate e qualificate in servizio presso l’azienda dell’imprenditore stesso.

Il finanziamento della formazione degli apprendisti può avvenire con il concorso delle Regioni per mezzo dei fondi paritetici interprofessionali.

Fatte salve tutte le modifiche che interverranno nelle fasi di approvazione, la nuova normativa prende atto della distribuzione anagrafica reale degli apprendisti e la istituzionalizza, parifica istruzione scolastica e formazione pratica in azienda, affronta il problema della disoccupazione giovanile e dell’impiego, dando ampio mandato al datore di lavoro, che si avvantaggia dei finanziamenti regionali e non è tenuto a dare garanzie sulla qualità dell’apprendimento e sulla qualificazione reale dell’apprendista.
Alcune norme sono applicabili a tutte e tre le tipologie di apprendistato come ad esempio il limite delle assunzioni, per cui il numero massimo di apprendisti assunti, è pari al 100% delle maestranze specializzate e qualificate in servizio.
Per quanto riguarda le sanzioni, in caso di inadempimento nell’erogazione della formazione di cui è responsabile il datore di lavoro, questi è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore alla fine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%.
Come si diceva è’ possibile l’assunzione con apprendistato dei lavoratori in mobilità. In questo caso si applica il regime contributivo proprio degli apprendisti per una durata di 18 mesi, e anche l’incentivo proprio delle assunzioni dei soggetti in mobilità, ossia il contributo mensile, pari al 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe stata erogata al lavoratore per la durata di 12 mesi, che diventano 24 se il lavoratore ha più di 50 anni e 36 nelle aree del Mezzogiorno.
L’apprendistato viene disciplinato per la prima volta nel nostro ordinamento nel 1955 con la legge 25/1955  che ne evidenzia subito il carattere di specialità. L’imprenditore non ha solo l’obbligo alla retribuzione ma deve anche impartire all’apprendista la formazione necessaria al raggiungimento di una qualifica. Quello che si instaura nel rapporto di apprendistato è quindi un contratto di lavoro subordinato a “causa mista”. Sono sopravvenute poi la l. n. 196/1997 (c.d. Legge Treu), la l. n. 144/1999 e soprattutto la l. n. 30/2003 (c.d. Legge Biagi) con il d.lgs. n. 276/2003 che ha individuato le tre tipologie di apprendistato a noi oggi note, la l. 80/2005 (solo due anni dopo) attraverso l’introduzione del comma 5-bis all’art. 49, che rimetteva sostanzialmente la disciplina dell’apprendistato professionalizzante alla contrattazione collettiva, il d.l. n. 112/2008 si aggiunge un ulteriore comma, il 5-ter, che sostanzialmente istituisce un secondo canale di accesso all’apprendistato professionalizzante, affidato integralmente alla contrattazione collettiva e nel quale la formazione viene erogata esclusivamente dall’azienda. il d.l. n.112/2008 che aggiunge il comma 5-ter, che sostanzialmente istituisce un secondo canale di accesso all’apprendistato professionalizzante, affidato integralmente alla contrattazione collettiva e nel quale la formazione viene erogata esclusivamente dall’azienda. Dalla sentenza 176/2010 della Corte Costituzionale che definisce, unificandoli, i ricorsi delle 9 Regioni che sollevano questione di legittimità costituzionale di detto comma alla conversione in legge 133/2008 del decreto 112/2008, riparte il cammino della nuova legge sull’apprendistato . La l. n.247/2007 conteneva i criteri direttivi ed i principi a cui il legislatore delegato doveva attenersi per attuare la delega ricevuta vincolandone l’ esercizio ad una intesa preventiva con le Regioni e le parti sociali.
Il testo che si presenta in allegato è quello definitivamente varato dal Consiglio dei ministri il 28 luglio.

Dr.ssa Silvana Toriello

Documento integrale

Allegato: 13998TU_apprendistato.pdf
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LaPrevidenza.it, 01/08/2011

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