venerdì, 03 dicembre 2021

Successione di leggi penali nel tempo con particolare riferimento alla recidiva e alla prescrizione.

Giuseppe De Luca, Avvocato e Segretario Comunale Generale

 

Il nostro ordinamento giuridico riconosce come principio fondante quello di irretroattività della legge. Tale principio è sancito dall’articolo 25 della Carta Costituzionale in una disposizione che, pur essendo principalmente rivolta alla retroattività della legge penale, ciò non dimeno lo presuppone e lo contiene.
Il divieto di irretroattività, tuttavia, assurge a norma di rango costituzionale solo con riferimento alla legge penale.
Diversamente tale principio può soffrire talune eccezioni in altri settori ordinamentali. Per questi infatti il divieto di irretroattività è consacrato in disposizioni di grado inferiore a quello costituzionale: l’art 11 delle disposizioni sulla legge in generale, preliminari al codice civile, stabilisce infatti che la legge non può disporre che per l’avvenire; e trattandosi di legge ordinaria non è infrequente rintracciare in ambito civilistico l’adozione di norme retroattive ogni qualvolta il legislatore lo ritenga opportuno; pur prospettandosi, nel caso, problemi di diritto intertemporale laddove la novella nulla disponga  a riguardo. Sul punto l’orientamento rilevante in dottrina e giurisprudenza fa riferimento alla teoria del cosidetto “fatto compiuto” per giustificare la non incisione dei diritti quesiti nel frattempo radicatisi. Altre eccezioni possono trovarsi nel diritto amministrativo, laddove l’ossequio al principio di matrice giurisprudenziale “tempus regit actum” può venir meno nel caso di leggi eccezionali o tributarie disponenti per il passato.
Ancora, in ambito giuslavoristico, l’irretroattività può risultare cedevole nel caso di contrattazione collettiva di lavoro, potendo, la stessa, stabilire per la sua efficacia una data anteriore a quella di pubblicazione del contratto, purchè non preceda quella della stipulazione.
In diritto penale, come accennato, il principio di irretroattività delle norme si radica a livello costituzionale attraverso l’articolo 25 della Carta Fondamentale. La disposizione in parola trova applicazione nelle norme codicistiche di cui agli articoli 1 e 2 c.p.: l’articolo 1 sancisce il principio di legalità e tassatività, prevedendo che nessuno possa essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalle legge; l’articolo 2 disciplina invece la successione delle norme penali nel tempo, ribadendo, al primo comma, quanto già solennemente affermato dalla Costituzione: e cioè che nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato.....

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LaPrevidenza.it, 27/10/2011

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