venerdì, 07 agosto 2020

Separazione: la casa coniugale assegnata ad uno dei due coniugi può essere oggetto di pignoramento

Cassazione, sezione III civile, Sentenza 19.7.2012 n. 12466

 

1 Con il primo motivo la ricorrente denuncia nullità assoluta della sentenza impugnata per violazione dell'art. 132 c.p.c.. Evidenzia che l'opposizione era stata da lei proposta in proprio e quale legale rappresentante del figlio minore Belotti Lorenzo Ermes, laddove nè dall'epigrafe, nè dal dispositivo, nè dal corpo della motivazione della sentenza impugnata, risultava riferimento alcuno al minore da essa rappresentato, minore il cui nominativo era completamente assente.

2 Le critiche sono infondate.

L'omessa menzione del minore, in nome e per conto del quale, oltre che in proprio, l'opponente ha agito, integra un semplice errore materiale. Si ricorda che la mancata indicazione espressa della parte nella sentenza - non prescritta a pena di nullità dall'art. 132 c.p.c., comma 2, n. 2, - non ne determina la nullità per inidoneità al raggiungimento dello scopo ove l'atto abbia indicato un provvedimento intervenuto nel corso del processo il cui contenuto consenta di individuare per relationem il soggetto non menzionato, dovendosi ritenere, in applicazione dei principi di cui all'art. 156 c.p.c., commi 2 e 3, che la pronuncia, pur carente di un requisito formale, sia comunque idonea a soddisfare lo scopo al quale è preposta l'indicazione delle parti (confr. Cass. civ. 11 novembre 2011, n. 236709).

In sostanza dirimente, al fine di stabilire se l'omissione incida sulla validità della sentenza, è la sussistenza o meno di una situazione di incertezza in ordine ai soggetti tra i quali si è costituito il contraddittorio e ai quali, quindi la decisione si riferisce (confr. Cass. civ. 26 marzo 2010, n. 7343).

Nella fattispecie, il semplice riferimento alla procura a margine della comparsa di nuovo difensore, contenuto nell'intestazione della sentenza impugnata, nonchè alla qualità dell'opponente di affidataria del minore Lorenzo Hermes, fugano ogni dubbio in ordine alle parti del giudizio tra le quali la decisione è stata resa.

3 Con il secondo mezzo si lamentano vizi motivazionali con riferimento al punto della controversia riguardante la comproprietà dell'immobile oggetto di esecuzione forzata.

Le critiche si appuntano contro l'affermazione del giudice di merito secondo cui il bene pignorato era di esclusiva spettanza del debitore esecutato, nonchè coniuge separato dell'opponente, Bellotti Valerio, di talchè la tesi difensiva dell'Albarello - di essere titolare, pro indiviso, della metà del bene stesso - non aveva alcun fondamento. Significativo era in proposito, secondo il giudice di merito, che il Bellotti avesse stipulato il preliminare di vendita con Impresa Jelmini s.a.s. in data 8 novembre 1991 e che la proprietà del cespite fosse stata trasferita con sentenza ex art. 2932 c.c., resa dal Tribunale di Busto Arsizio in data 21 gennaio 2002. In tale contesto, sia a volere accedere alla tesi, peraltro minoritaria, secondo cui gli effetti traslativi di tale pronuncia retroagisco al momento della stipulazione del preliminare, sia a voler ritenere che l'effetto traslativo si verifichi alla data della sentenza, non poteva ipotizzarsi sotto alcun profilo l'ingresso dell'immobile nel patrimonio comune dei coniugi, considerato che la comunione legale era venuta meno alla data della separazione, e cioè l'11 giugno 1999.

Secondo l'esponente tale giudizio sarebbe viziato da mancata, adeguata considerazione della documentazione versata in atti.

E invero, se certamente il preliminare di vendita era stato stipulato prima del matrimonio, l'effetto acquisitivo del diritto si era prodotto successivamente. Considerato allora che la sentenza di separazione in data 11 giugno 1999 era diventata definitiva il 10 ottobre 2000; che, ai sensi dell'art. 191 c.c., lo scioglimento della comunione legale si era verificato solo in siffatto momento (confr.

Cass. civ. 27 febbraio 2001, n. 2844); che l'Impresa Jelmini aveva notificato domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto il 5 ottobre 1999, quando i coniugi erano ancora in regime di comunione, l'effetto acquisitivo del diritto, stante la retroattività della sentenza ex art. 2932 c.c., si era prodotto sin dalla domanda introduttiva del giudizio.

Aggiunge anche l'impugnante che l'immobile era stato consegnato al Bellotti in costanza di matrimonio; che sempre in costanza di matrimonio il mutuo era stato frazionato e che il Bellotti aveva potuto fruire di benefici connessi alla convenzione stipulata dalla impresa costruttrice con il Comune proprio in ragione del fatto che la futura moglie era colà residente.

4 Con il terzo motivo la ricorrente denuncia vizi motivazionali con riferimento al mancato riconoscimento dell'opponibilità al creditore pignorante del diritto personale di godimento suo e del figlio sul bene pignorato, in forza del provvedimento di separazione. Le critiche hanno quindi ad oggetto quella parte della sentenza impugnata in cui il decidente ha escluso che l'assegnazione della casa familiare possa considerarsi istituto affine alla locazione, conseguentemente negando, in difetto di espressa previsione, l'applicabilità della norma in tema di opponibilità al terzo delle locazioni infranovennali, ritenendola consentita, senza limiti predeterminati di tempo, solo in presenza della trascrizione del provvedimento di assegnazione (confr. Cass. civ. 6 maggio 1999, n. 4529).

Sostiene per contro l'impugnante che la giurisprudenza di legittimità è ormai consolidata nell'affermare che il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorchè non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell'assegnazione, ovvero - se il titolo sia stato in precedenza trascritto - anche oltre i nove anni (confr.Cass. civ. 26 luglio 2002, n. 11096).

Nella fattispecie l'assegnazione dell'immobile pignorato aveva data certa anteriore al pignoramento. Esso era pertanto indiscutibilmente opponibile ai terzi per un novennio, a decorrere dalla data di assegnazione.

5 Le critiche sono prive di pregio, ancorchè la motivazione della sentenza impugnata debba essere, in qualche punto, integrata e corretta, ex art. 384 c.p.c., u.c..

Contrariamente a quanto affermato dal giudice di merito, invero, lo scioglimento della comunione legale dei beni fra coniugi si verifica, con effetto ex nunc, dal momento del passaggio in giudicato della sentenza di separazione ovvero dell'omologazione degli accordi di separazione consensuale, non spiegando, per converso, alcun effetto, al riguardo, il provvedimento presidenziale di cui all'art. 708 del codice di rito, autorizzativo dell'interruzione della convivenza tra i coniugi, stante il contenuto del tutto limitato e la funzione meramente provvisoria dello stesso (confr. Cass. civ. 12 gennaio 2012, n. 324; Cass. civ. 26 febbraio 2010, n. 4757).

Vero è, invece, che la sentenza di esecuzione in forma coattiva dell'obbligo di contrarre, ex art. 2932 c.c., produce gli effetti del contratto definitivo, che è destinata a surrogare, solo con il passaggio in giudicato (confr. Cass. civ. 28 febbraio 2011, n. 4907;Cass. civ. sez. un. 22 febbraio 2010, n. 4059).

Ne deriva che, secondo la stessa prospettazione dell'impugnante, l'effetto acquisitivo del diritto di proprietà sull'immobile staggito si è verificato in un momento in cui la comunione legale era già sciolta, di talchè di quel diritto è titolare, in via esclusiva, il debitore esecutato.

6 Infine l'esistenza di un provvedimento di assegnazione non è elemento che possa incidere sulla pignorabilità del bene. E' invero giurisprudenza consolidata di questa Corte, dalla quale non v'è ragione di discostarsi, che, ai sensi dell'art. 6, comma 6, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo sostituito dall'art. 11 della legge 6 marzo 1937, n. 74), applicabile anche in tema di separazione personale, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorchè non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell'assegnazione, ovvero - ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto - anche oltre i nove anni (confr. Cass. civ. sez. un. 26 luglio 2002, n. 11096; Cass. civ. 10 giugno 2006, n. 12296).

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LaPrevidenza.it, 19/08/2012

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