martedž, 27 ottobre 2020

Semplificate le procedure di ingresso in Italia per i ricercatori stranieri

Articolo Dott. Federica Melozzi

 

 

In Italia non è ancora molto diffusa, a differenza di altri Paesi Europei e degli Stati Uniti, una “cultura della scienza” intesa come tendenza all’innovazione che è privilegiata in ogni senso ed è interpretata come il motore del cambiamento che può portarci ad uscire più velocemente dalla crisi mondiale.

Il potenziamento dei distretti scientifici e tecnologici esistenti e lo sviluppo di nuovi consentirebbe di valorizzare la notevole capacità ad operare in rete già testimoniata dall’imprenditoria italiana in altri ambiti.

Creare un network di enti scientifici, aziende, istituzioni di governo, agenzie di sviluppo e finanziarie consentirebbe di stimolare ed accelerare quel processo che trasforma un’ “idea scientifica” in “prodotto” (farmaco, nuova terapia, nuovo sistema diagnostico) a chiaro beneficio del cittadino, della società e dello sviluppo socio-economico del territorio, attraverso il collegamento sinergico di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico, coinvolgendo con una serie di azioni e servizi imprenditori, ricercatori e studenti.

Nel marzo del 2000 il Consiglio Europeo di Lisbona ha approvato la creazione di uno spazio europeo della ricerca senza frontiere che consentirà ai ricercatori dell’Unione europea di unire le forze nella ricerca dell’eccellenza.

La strategia europea della ricerca intende valorizzare le attività di ricerca nazionali per associare le risorse quando questo sono troppo deboli e frammentate con l’ambizioso proposito di divenire l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo.

A questo scopo, la direttiva 2005/71/CE disciplina le condizioni per l’ammissione – per una durata superiore a tre mesi – dei ricercatori dei paesi terzi negli Stati membri dell’Unione, al fine di svolgervi un progetto nell’ambito di una “convenzione di accoglienza” stipulata con un Ente o Istituto di ricerca, uniformando la materia per i Paesi appartenenti all’Unione Europea.

La Direttiva stabilisce che gli Istituti di ricerca per potere attivare la “convenzione di accoglienza” devono essere autorizzati dallo Stato membro, il quale pubblica ed aggiorna periodicamente un elenco degli Istituti che hanno ottenuto l’autorizzazione...

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LaPrevidenza.it, 30/09/2009

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