domenica, 27 novembre 2022

Risarcimento del danno esistenziale e del danno derivante dall'anticipato pensionamento

Cassazione civile  sez. lav.,  Sentenza 5 novembre 2012,  n. 18927

 

La sentenza attualmente impugnata rigetta l'appello di V. L. avverso la sentenza del Tribunale di Napoli che, a sua volta, ha respinto la domanda della V. diretta alla condanna di C.A., nella qualità di titolare della farmacia " (OMISSIS)", al risarcimento del danno esistenziale e del danno derivante dall'anticipato pensionamento della ricorrente e di ogni altro danno patito in conseguenza delle azioni vessatorie poste in essere dai dipendenti e/o dai titolari della suindicata farmacia.

La Corte d'appello di Napoli, per quel che qui interessa, precisa che:

a) il motivo di appello con il quale la ricorrente contesta la decisione del Tribunale di non ammettere il giuramento decisorio è infondato, anche se effettivamente nella sentenza di primo grado manca la motivazione sul punto;

b) ad integrazione della sentenza va precisato che tutte e 24 le circostanze dedotte sul foglio di deferimento del giuramento decisorio sono assolutamente inidonee ad essere considerate sufficienti all'accoglimento o al rigetto della domanda giudiziale;

salvo restando che alcune di esse sono provate per tabulas o incontestate;

c) pertanto va esclusa l'ammissibilità del mezzo istruttorio, visto che tutte le altre circostanze dedotte non potrebbero mai portare alla prova della sussistenza di un intento persecutorio idoneo a unificare i singoli episodi tra loro e quindi ad affermare la sussistenza del mobbing e del nesso causale tra la volontà datoriale e la depressione della dipendente culminata nel tentativo di suicidio;

d) invero i suddetti episodi, alcuni dei quali confermati dall'istruttoria testimoniale svolta, appaiono inidonei ad essere unificati da una precisa strategia persecutoria posta in essere dai titolari della farmacia per indurre la lavoratrice alle dimissioni;

e) in particolare l'unico atto, in ipotesi, illegittimo compiuto dal C. nei confronti della lavoratrice - cioè l'invio della lettera di licenziamento - è stato da questi spontaneamente ritirato dopo la lettera di risposta della V. e il rapporto di lavoro è regolarmente proseguito con l'impresa subentrante;

f) da quel momento in poi l'unico elemento problematico emerso è il rapporto difficile tra la ricorrente e la collega Ci., mentre nessuno dei testi ha confermato che la V. sia stata oggetto di continui rimproveri;

g) inoltre, gli episodi riferiti dalla V. con riguardo al Ca. e al G. - riprodotti nell'atto d'appello nella versione originaria, senza tenere conto delle risultanze della prova testimoniale - non sono tali da ingenerare neppure il dubbio dell'intento persecutorio;

h) ne deriva che il mobbing è del tutto insussistente, mentre la depressione e il drammatico tentativo di suicidio sono da collegare alla particolare risposta soggettiva della ricorrente rispetto all'utilizzazione del nuovo sistema informatizzato di organizzazione del lavoro e all'ingresso di nuovi collaboratori nella farmacia, conseguenti all'intervenuto cambio di gestione.

Il ricorso di V.L. domanda la cassazione della sentenza per due motivi; resiste, con controricorso, C. A..

La ricorrente deposita anche memoria ex art. 378 cod. proc. civ..


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LaPrevidenza.it, 28/11/2012

MARIO MEUCCI
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