lunedž, 09 dicembre 2019

Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche: la legge.

Legge 7.8.2015 n. 124

 

LEGGE 7 agosto 2015, n. 124

Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle  amministrazioni pubbliche. (15G00138)

(GU n.187 del 13-8-2015)

Vigente al: 28-8-2015



Capo I  SEMPLIFICAZIONI AMMINISTRATIVE

             La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno  approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                                              Promulga

la seguente legge:  Art. 1

Carta della cittadinanza digitale

1. Al fine di garantire ai cittadini e alle imprese, anche  attraverso l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della  comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i  servizi di loro interesse in modalita' digitale, nonche' al fine di  garantire la semplificazione nell'accesso ai servizi alla persona,  riducendo la necessita' dell'accesso fisico agli uffici pubblici, il  Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di  entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse  umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente,  uno o piu' decreti legislativi volti a modificare e integrare, anche  disponendone la delegificazione, il codice dell'amministrazione  digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, di  seguito denominato «CAD», nel rispetto dei seguenti principi e  criteri direttivi:  a) individuare strumenti per definire il livello minimo di  sicurezza, qualita', fruibilita', accessibilita' e tempestivita' dei  servizi on line delle amministrazioni pubbliche; prevedere, a tal  fine, speciali regimi sanzionatori e premiali per le amministrazioni  stesse;  b) ridefinire e semplificare i procedimenti amministrativi, in  relazione alle esigenze di celerita', certezza dei tempi e  trasparenza nei confronti dei cittadini e delle imprese, mediante una  disciplina basata sulla loro digitalizzazione e per la piena  realizzazione del principio «innanzitutto digitale» (digital first),  nonche' l'organizzazione e le procedure interne a ciascuna  amministrazione;  c) garantire, in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale  europea, la disponibilita' di connettivita' a banda larga e  ultralarga e l'accesso alla rete internet presso gli uffici pubblici  e altri luoghi che, per la loro funzione, richiedono le suddette  dotazioni, anche attribuendo carattere prioritario, nei bandi per accedere ai finanziamenti pubblici per la realizzazione della  strategia italiana per la banda ultralarga, all'infrastrutturazione  con reti a banda ultralarga nei settori scolastico, sanitario e  turistico, agevolando in quest'ultimo settore la realizzazione di  un'unica rete wi-fi ad accesso libero, con autenticazione tramite  Sistema pubblico per la gestione dell'identita' digitale (SPID),  presente in tutti i luoghi di particolare interesse turistico, e  prevedendo la possibilita' di estendere il servizio anche ai non  residenti in Italia, nonche' prevedendo che la porzione di banda non  utilizzata dagli uffici pubblici sia messa a disposizione degli  utenti, anche non residenti, attraverso un sistema di autenticazione  tramite SPID; garantire l'accesso e il riuso gratuiti di tutte le  informazioni prodotte e detenute dalle amministrazioni pubbliche in  formato aperto, l'alfabetizzazione digitale, la partecipazione con  modalita' telematiche ai processi decisionali delle istituzioni  pubbliche, la piena disponibilita' dei sistemi di pagamento  elettronico nonche' la riduzione del divario digitale sviluppando le  competenze digitali di base;  d) ridefinire il Sistema pubblico di connettivita' al fine di  semplificare le regole di cooperazione applicativa tra  amministrazioni pubbliche e di favorire l'adesione al Sistema da  parte dei privati, garantendo la sicurezza e la resilienza dei  sistemi;  e) definire i criteri di digitalizzazione del processo di  misurazione e valutazione della performance per permettere un  coordinamento a livello nazionale;  f) coordinare e razionalizzare le vigenti disposizioni di legge  in materia di strumenti di identificazione, comunicazione e  autenticazione in rete con la disciplina di cui all'articolo 64 del  CAD e la relativa normativa di attuazione in materia di SPID, anche  al fine di promuovere l'adesione da parte delle amministrazioni  pubbliche e dei privati al predetto SPID;  g) favorire l'elezione di un domicilio digitale da parte di  cittadini e imprese ai fini dell'interazione con le amministrazioni,  anche mediante sistemi di comunicazione non ripudiabili, garantendo  l'adozione di soluzioni idonee a consentirne l'uso anche in caso di  indisponibilita' di adeguate infrastrutture e dispositivi di  comunicazione o di un inadeguato livello di alfabetizzazione  informatica, in modo da assicurare, altresi', la piena accessibilita'  mediante l'introduzione, compatibilmente con i vincoli di bilancio,  di modalita' specifiche e peculiari, quali, tra le altre, quelle  relative alla lingua italiana dei segni;  h) semplificare le condizioni di esercizio dei diritti e  l'accesso ai servizi di interesse dei cittadini e assicurare la  conoscibilita' della normativa e degli strumenti di sostegno della  maternita' e della genitorialita' corrispondenti al profilo dei  richiedenti, attraverso l'utilizzo del sito internet dell'Istituto  nazionale della previdenza sociale collegato con i siti delle  amministrazioni regionali e locali, attivabile al momento  dell'iscrizione anagrafica della figlia o del figlio nato o adottato,  secondo modalita' e procedure che garantiscano la certezza e la  riservatezza dei dati;  i) razionalizzare gli strumenti di coordinamento e collaborazione  delle amministrazioni pubbliche al fine di conseguire obiettivi di  ottimizzazione della spesa nei processi di digitalizzazione favorendo  l'uso di software open source, tenendo comunque conto di una  valutazione tecnico-economica delle soluzioni disponibili, nonche'  obiettivi di risparmio energetico;  l) razionalizzare i meccanismi e le strutture deputati alla  governance in materia di digitalizzazione, al fine di semplificare i  processi decisionali;  m) semplificare le modalita' di adozione delle regole tecniche e  assicurare la neutralita' tecnologica delle disposizioni del CAD,  semplificando allo stesso tempo il CAD medesimo in modo che contenga  esclusivamente principi di carattere generale;  n) ridefinire le competenze dell'ufficio dirigenziale di cui  all'articolo 17, comma 1, del CAD, con la previsione della  possibilita' di collocazione alle dirette dipendenze dell'organo  politico di vertice di un responsabile individuato nell'ambito dell'attuale dotazione organica di fatto del medesimo ufficio, dotato  di adeguate competenze tecnologiche e manageriali, per la transizione  alla modalita' operativa digitale e dei conseguenti processi di  riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un'amministrazione  digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualita',  attraverso una maggiore efficienza ed economicita';  o) adeguare il testo delle disposizioni vigenti alle disposizioni  adottate a livello europeo, al fine di garantirne la coerenza, e  coordinare formalmente e sostanzialmente il testo delle disposizioni  vigenti, anche contenute in provvedimenti diversi dal CAD, apportando  le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e  sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare  il linguaggio normativo e coordinare le discipline speciali con i  principi del CAD al fine di garantirne la piena esplicazione;  p) adeguare l'ordinamento alla disciplina europea in materia di  identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni  elettroniche;  q) prevedere che i pagamenti digitali ed elettronici effettuati  con qualsiasi modalita' di pagamento, ivi incluso l'utilizzo per i  micropagamenti del credito telefonico, costituiscano il mezzo  principale per i pagamenti dovuti nei confronti della pubblica  amministrazione e degli esercenti servizi di pubblica utilita';  r) indicare esplicitamente le norme abrogate, fatta salva  l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in  generale premesse al codice civile.  2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza  unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel  termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di  ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo  puo' comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle  Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla  data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo'  essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade  nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al  comma 1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di  novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere  adottati.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di  cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti  disposizioni integrative e correttive.

Art. 2

Conferenza di servizi

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per  il riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi, nel  rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:  a) ridefinizione e riduzione dei casi in cui la convocazione  della conferenza di servizi e' obbligatoria, anche in base alla  complessita' del procedimento;  b) ridefinizione dei tipi di conferenza, anche al fine di  introdurre modelli di istruttoria pubblica per garantire la  partecipazione anche telematica degli interessati al procedimento, limitatamente alle ipotesi di adozione di provvedimenti di interesse  generale, in alternativa a quanto previsto dall'articolo 10 della  legge 7 agosto 1990, n. 241, e nel rispetto dei principi di  economicita', proporzionalita' e speditezza dell'azione  amministrativa;  c) riduzione dei termini per la convocazione, per l'acquisizione  degli atti di assenso previsti, per l'adozione della determinazione  motivata di conclusione del procedimento;  d) certezza dei tempi della conferenza, ovvero necessita' che  qualsiasi tipo di conferenza di servizi abbia una durata certa, anche  con l'imposizione a tutti i partecipanti di un onere di chiarezza e  inequivocita' delle conclusioni espresse;  e) disciplina della partecipazione alla conferenza di servizi  finalizzata a:  1) garantire forme di coordinamento o di rappresentanza  unitaria delle amministrazioni interessate;  2) prevedere la partecipazione alla conferenza di un unico  rappresentante delle amministrazioni statali, designato, per gli  uffici periferici, dal dirigente dell'Ufficio territoriale dello  Stato di cui all'articolo 8, comma 1, lettera e);  f) disciplina del calcolo delle presenze e delle maggioranze  volta ad assicurare la celerita' dei lavori della conferenza;  g) previsione che si consideri comunque acquisito l'assenso delle  amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela della  salute, del patrimonio storico-artistico e dell'ambiente che, entro  il termine dei lavori della conferenza, non si siano espresse nelle  forme di legge;  h) semplificazione dei lavori della conferenza di servizi, anche  attraverso la previsione dell'obbligo di convocazione e di  svolgimento della stessa con strumenti informatici e la possibilita',  per l'amministrazione procedente, di acquisire ed esaminare gli  interessi coinvolti in modalita' telematica asincrona;  i) differenziazione delle modalita' di svolgimento dei lavori  della conferenza, secondo il principio di proporzionalita',  prevedendo per i soli casi di procedimenti complessi la convocazione  di riunioni in presenza;  l) revisione dei meccanismi decisionali, con la previsione del  principio della prevalenza delle posizioni espresse in sede di  conferenza per l'adozione della determinazione motivata di  conclusione del procedimento nei casi di conferenze decisorie;  precisazione dei poteri dell'amministrazione procedente, in  particolare nei casi di mancata espressione degli atti di assenso  ovvero di dissenso da parte delle amministrazioni competenti;  m) possibilita' per le amministrazioni di chiedere  all'amministrazione procedente di assumere determinazioni in via di  autotutela ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della  legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, purche'  abbiano partecipato alla conferenza di servizi o si siano espresse  nei termini;  n) definizione, nel rispetto dei principi di ragionevolezza,  economicita' e leale collaborazione, di meccanismi e termini per la  valutazione tecnica e per la necessaria composizione degli interessi  pubblici nei casi in cui la legge preveda la partecipazione al  procedimento delle amministrazioni preposte alla tutela  dell'ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-artistico, della  salute o della pubblica incolumita', in modo da pervenire in ogni  caso alla conclusione del procedimento entro i termini previsti;  previsione per le amministrazioni citate della possibilita' di  attivare procedure di riesame;  o) coordinamento delle disposizioni di carattere generale di cui  agli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-quater e 14-quinquies della  legge 7 agosto 1990, n. 241, con la normativa di settore che  disciplina lo svolgimento della conferenza di servizi;  p) coordinamento delle disposizioni in materia di conferenza di  servizi con quelle dell'articolo 17-bis della legge 7 agosto 1990, n.  241, introdotto dall'articolo 3 della presente legge;  q) definizione di limiti e termini tassativi per le richieste di  integrazioni documentali o chiarimenti prevedendo che oltre il  termine tali richieste non possano essere evase, ne' possano in alcun modo essere prese in considerazione al fine della definizione del  provvedimento finale.  2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' adottato su proposta  del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza  unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel  termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione dello  schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo puo'  comunque procedere. Lo schema di decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione,  che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di  trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo' essere  comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei  trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma  1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di novanta  giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, il decreto puo' comunque essere  adottato.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto  legislativo di cui al comma 1, il Governo puo' adottare, nel rispetto  dei principi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente  articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti disposizioni  integrative e correttive.

Art. 3

Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni  pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici

1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo l'articolo 17 e' inserito  il seguente:  «Art. 17-bis (Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra  amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici). - 1.  Nei casi in cui e' prevista l'acquisizione di assensi, concerti o  nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di  gestori di beni o servizi pubblici, per l'adozione di provvedimenti  normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni  pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il  proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal  ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa  documentazione, da parte dell'amministrazione procedente. Il termine  e' interrotto qualora l'amministrazione o il gestore che deve rendere  il proprio assenso, concerto o nulla osta rappresenti esigenze  istruttorie o richieste di modifica, motivate e formulate in modo  puntuale nel termine stesso. In tal caso, l'assenso, il concerto o il  nulla osta e' reso nei successivi trenta giorni dalla ricezione degli  elementi istruttori o dello schema di provvedimento; non sono ammesse  ulteriori interruzioni di termini.  2. Decorsi i termini di cui al comma 1 senza che sia stato  comunicato l'assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si  intende acquisito. In caso di mancato accordo tra le amministrazioni  statali coinvolte nei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente  del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei  ministri, decide sulle modifiche da apportare allo schema di  provvedimento.  3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai casi in  cui e' prevista l'acquisizione di assensi, concerti o nulla osta  comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela  ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della  salute dei cittadini, per l'adozione di provvedimenti normativi e  amministrativi di competenza di amministrazioni pubbliche. In tali  casi, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all'articolo 2 non prevedano un termine diverso, il termine entro il quale le  amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o  nulla osta e' di novanta giorni dal ricevimento della richiesta da  parte dell'amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini  senza che sia stato comunicato l'assenso, il concerto o il nulla  osta, lo stesso si intende acquisito.  4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi  in cui disposizioni del diritto dell'Unione europea richiedano  l'adozione di provvedimenti espressi.».

Art. 4

                      Norme per la semplificazione e l'accelerazione  dei procedimenti amministrativi

1. Con regolamento da emanare, ai sensi dell'articolo 17, comma 2,  della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni,  previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro centottanta  giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono  dettate norme di semplificazione e accelerazione dei procedimenti  amministrativi, sulla base delle seguenti norme generali regolatrici  della materia:  a) individuazione dei tipi di procedimento amministrativo,  relativi a rilevanti insediamenti produttivi, a opere di interesse  generale o all'avvio di attivita' imprenditoriali, ai quali possono  essere applicate le misure di cui alle lettere c) e seguenti;  b) individuazione in concreto da parte del Presidente del  Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei  ministri, nell'ambito dei tipi di procedimento indicati alla lettera  a), dei singoli interventi con positivi effetti sull'economia o  sull'occupazione per i quali adottare le misure di cui alle lettere  c) e seguenti;  c) previsione, per ciascun procedimento, dei relativi termini,  ridotti in misura non superiore al 50 per cento rispetto a quelli  applicabili ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n.  241, e successive modificazioni;  d) per i procedimenti di cui alla lettera b), attribuzione,  previa delibera del Consiglio dei ministri, di poteri sostitutivi al  Presidente del Consiglio dei ministri o a un suo delegato;  e) previsione, per i procedimenti in cui siano coinvolte  amministrazioni delle regioni e degli enti locali, di idonee forme di  raccordo per la definizione dei poteri sostitutivi di cui alla  lettera d);  f) definizione dei criteri di individuazione di personale in  servizio presso le amministrazioni pubbliche, in possesso di  specifiche competenze tecniche e amministrative, di cui possono  avvalersi i titolari dei poteri sostitutivi di cui alla lettera d)  senza riconoscimento di trattamenti retributivi ulteriori rispetto a  quelli in godimento e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza  pubblica.

Art. 5

Segnalazione certificata di inizio attivita', silenzio assenso,  autorizzazione espressa e comunicazione preventiva

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti  legislativi per la precisa individuazione dei procedimenti oggetto di  segnalazione certificata di inizio attivita' o di silenzio assenso,  ai sensi degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241,  nonche' di quelli per i quali e' necessaria l'autorizzazione espressa  e di quelli per i quali e' sufficiente una comunicazione preventiva,  sulla base dei principi e criteri direttivi desumibili dagli stessi  articoli, dei principi del diritto dell'Unione europea relativi  all'accesso alle attivita' di servizi e dei principi di  ragionevolezza e proporzionalita', introducendo anche la disciplina  generale delle attivita' non assoggettate ad autorizzazione preventiva espressa, compresa la definizione delle modalita' di  presentazione e dei contenuti standard degli atti degli interessati e  di svolgimento della procedura, anche telematica, nonche' degli  strumenti per documentare o attestare gli effetti prodotti dai  predetti atti, e prevedendo altresi' l'obbligo di comunicare ai  soggetti interessati, all'atto della presentazione di un'istanza, i  termini entro i quali l'amministrazione e' tenuta a rispondere ovvero  entro i quali il silenzio dell'amministrazione equivale ad  accoglimento della domanda.  2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, di concerto con il Ministro dell'interno in  relazione alle autorizzazioni previste dal testo unico delle leggi di  pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,  previa intesa, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28  agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza unificata di cui  all'articolo 8 del medesimo decreto legislativo n. 281 del 1997 e  previo parere del Consiglio di Stato, che e' reso nel termine di  trenta giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di  decreto legislativo, decorso il quale il Governo puo' comunque  procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione,  che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di  trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo' essere  comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei  trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma  1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di novanta  giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere  adottati.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di  cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti  disposizioni integrative e correttive.

Art. 6

                                 Autotutela amministrativa

1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti  modificazioni:  a) all'articolo 19, i commi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:  «3. L'amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei  requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di  sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo  comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione  dell'attivita' e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di  essa. Qualora sia possibile conformare l'attivita' intrapresa e i  suoi effetti alla normativa vigente, l'amministrazione competente,  con atto motivato, invita il privato a provvedere, disponendo la  sospensione dell'attivita' intrapresa e prescrivendo le misure  necessarie con la fissazione di un termine non inferiore a trenta  giorni per l'adozione di queste ultime. In difetto di adozione delle  misure stesse, decorso il suddetto termine, l'attivita' si intende  vietata.  4. Decorso il termine per l'adozione dei provvedimenti di cui al  comma 3, primo periodo, ovvero di cui al comma 6-bis,  l'amministrazione competente adotta comunque i provvedimenti previsti  dal medesimo comma 3 in presenza delle condizioni previste  dall'articolo 21-nonies»;  b) all'articolo 21:

                 1) al comma 1, la parola: «denuncia» e' sostituita dalla  seguente: «segnalazione»;  2) il comma 2 e' abrogato;  c) all'articolo 21-quater, comma 2, e' aggiunto, in fine, il  seguente periodo: «La sospensione non puo' comunque essere disposta o  perdurare oltre i termini per l'esercizio del potere di annullamento  di cui all'articolo 21-nonies.»;  d) all'articolo 21-nonies:  1) al comma 1, dopo le parole: «entro un termine ragionevole»  sono inserite le seguenti: «, comunque non superiore a diciotto mesi  dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di  attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il  provvedimento si sia formato ai sensi dell'articolo 20,»;  2) dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente:  «2-bis. I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di  false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di  certificazione e dell'atto di notorieta' false o mendaci per effetto  di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in  giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo  la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta  salva l'applicazione delle sanzioni penali nonche' delle sanzioni  previste dal capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente  della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445».  2. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il comma  136 e' abrogato.

Art. 7

Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di  prevenzione della corruzione, pubblicita' e trasparenza

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di  entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti  legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del decreto  legislativo 14 marzo 2013, n. 33, in materia di pubblicita',  trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche  amministrazioni, nel rispetto dei principi e criteri direttivi  stabiliti dall'articolo 1, comma 35, della legge 6 novembre 2012, n.  190, nonche' dei seguenti principi e criteri direttivi:  a) ridefinizione e precisazione dell'ambito soggettivo di  applicazione degli obblighi e delle misure in materia di trasparenza;  b) previsione di misure organizzative, senza nuovi o maggiori  oneri per la finanza pubblica, anche ai fini della valutazione dei  risultati, per la pubblicazione nel sito istituzionale dell'ente di  appartenenza delle informazioni concernenti:  1) le fasi dei procedimenti di aggiudicazione ed esecuzione  degli appalti pubblici;  2) il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie di  ciascuna struttura del Servizio sanitario nazionale;  3) il tempo medio dei pagamenti relativi agli acquisti di beni,  servizi, prestazioni professionali e forniture, l'ammontare  complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici,  aggiornati periodicamente;  4) le determinazioni dell'organismo di valutazione;  c) riduzione e concentrazione degli oneri gravanti in capo alle  amministrazioni pubbliche, ferme restando le previsioni in materia di  verifica, controllo e sanzioni;  d) precisazione dei contenuti e del procedimento di adozione del  Piano nazionale anticorruzione, dei piani di prevenzione della  corruzione e della relazione annuale del responsabile della  prevenzione della corruzione, anche attraverso la modifica della  relativa disciplina legislativa, anche ai fini della maggiore  efficacia dei controlli in fase di attuazione, della differenziazione  per settori e dimensioni, del coordinamento con gli strumenti di  misurazione e valutazione delle performance nonche'  dell'individuazione dei principali rischi e dei relativi rimedi;  conseguente ridefinizione dei ruoli, dei poteri e delle  responsabilita' dei soggetti interni che intervengono nei relativi  processi;  e) razionalizzazione e precisazione degli obblighi di pubblicazione nel sito istituzionale, ai fini di eliminare le  duplicazioni e di consentire che tali obblighi siano assolti  attraverso la pubblicita' totale o parziale di banche dati detenute  da pubbliche amministrazioni;  f) definizione, in relazione alle esigenze connesse allo  svolgimento dei compiti istituzionali e fatto salvo quanto previsto  dall'articolo 31 della legge 3 agosto 2007, n. 124, e successive  modificazioni, dei diritti dei membri del Parlamento inerenti  all'accesso ai documenti amministrativi e alla verifica  dell'applicazione delle norme sulla trasparenza amministrativa,  nonche' dei limiti derivanti dal segreto o dal divieto di  divulgazione e dei casi di esclusione a tutela di interessi pubblici  e privati;  g) individuazione dei soggetti competenti all'irrogazione delle  sanzioni per la violazione degli obblighi di trasparenza;  h) fermi restando gli obblighi di pubblicazione, riconoscimento  della liberta' di informazione attraverso il diritto di accesso,  anche per via telematica, di chiunque, indipendentemente dalla  titolarita' di situazioni giuridicamente rilevanti, ai dati e ai  documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, salvi i casi di  segreto o di divieto di divulgazione previsti dall'ordinamento e nel  rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e  privati, al fine di favorire forme diffuse di controllo sul  perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle  risorse pubbliche; semplificazione delle procedure di iscrizione  negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di  lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa istituiti ai  sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190,  e successive modificazioni, con modifiche della relativa disciplina,  mediante l'unificazione o l'interconnessione delle banche dati delle  amministrazioni centrali e periferiche competenti, e previsione di un  sistema di monitoraggio semestrale, finalizzato all'aggiornamento  degli elenchi costituiti presso le Prefetture - Uffici territoriali  del Governo; previsione di sanzioni a carico delle amministrazioni  che non ottemperano alle disposizioni normative in materia di  accesso, di procedure di ricorso all'Autorita' nazionale  anticorruzione in materia di accesso civico e in materia di accesso  ai sensi della presente lettera, nonche' della tutela giurisdizionale  ai sensi dell'articolo 116 del codice del processo amministrativo, di  cui all'allegato 1 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e  successive modificazioni.  2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza  unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel  termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di  ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo  puo' comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle  Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla  data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo'  essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade  nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al  comma 1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di  novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere  adottati.  3. In attesa della realizzazione del sistema unico nazionale di cui  all'articolo 2, comma 82, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, il  Governo e' delegato ad adottare, entro otto mesi dalla data di  entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti legislativi per la ristrutturazione e la razionalizzazione delle  spese relative alle prestazioni di cui all'articolo 5, comma 1,  lettera i-bis), del testo unico di cui al decreto del Presidente  della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, anche se rese anteriormente  alla data di entrata in vigore della presente legge, secondo i  seguenti principi e criteri direttivi:  a) revisione delle voci di listino per prestazioni obbligatorie,  tenendo conto dell'evoluzione dei costi e dei servizi, in modo da  conseguire un risparmio di spesa di almeno il 50 per cento rispetto  alle tariffe stabilite con il decreto del Ministro delle  comunicazioni 26 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  104 del 7 maggio 2001;  b) adozione di un tariffario per le prestazioni funzionali alle  operazioni di intercettazione sulla base del costo medio per  tipologia di prestazione rilevato dall'amministrazione giudiziaria  nel biennio precedente, al fine di conseguire un risparmio di spesa  complessivo pari almeno al 50 per cento;  c) definizione dei criteri e delle modalita' per l'adeguamento  delle spettanze relative alle operazioni di intercettazione in  conseguenza delle innovazioni scientifiche, tecnologiche e  organizzative;  d) armonizzazione delle disposizioni previste dal testo unico di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.  115, in materia di liquidazione delle spese di intercettazione, anche  al fine di velocizzare le operazioni di pagamento;  e) abrogazione di ogni altra disposizione precedente  incompatibile con i principi di cui al presente comma.  4. I decreti legislativi di cui al comma 3 sono adottati su  proposta del Ministro della giustizia, previa acquisizione del parere  del Consiglio di Stato, che e' reso nel termine di quarantacinque  giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto  legislativo, decorso il quale il Governo puo' comunque procedere. Lo  schema di ciascun decreto legislativo e' successivamente trasmesso  alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni  parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che  si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di  trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo' essere  comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei  trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma  3 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di novanta  giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere  adottati.  5. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui ai commi 1 e 3, il Governo puo'  adottare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della  procedura di cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi  recanti disposizioni integrative e correttive.

Capo II  ORGANIZZAZIONE  Art. 8

                      Riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti  legislativi per modificare la disciplina della Presidenza del  Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle agenzie governative  nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali. I decreti  legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti principi e  criteri direttivi:

 a) con riferimento all'amministrazione centrale e a quella  periferica: riduzione degli uffici e del personale anche dirigenziale  destinati ad attivita' strumentali, fatte salve le esigenze connesse  ad eventuali processi di reinternalizzazione di servizi, e  correlativo rafforzamento degli uffici che erogano prestazioni ai  cittadini e alle imprese; preferenza in ogni caso, salva la  dimostrata impossibilita', per la gestione unitaria dei servizi  strumentali, attraverso la costituzione di uffici comuni e previa  l'eventuale collocazione delle sedi in edifici comuni o contigui;  riordino, accorpamento o soppressione degli uffici e organismi al  fine di eliminare duplicazioni o sovrapposizioni di strutture o  funzioni, adottare i provvedimenti conseguenti alla ricognizione di  cui all'articolo 17, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n.  90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.  114, e completare l'attuazione dell'articolo 20 dello stesso  decreto-legge n. 90 del 2014, secondo principi di semplificazione,  efficienza, contenimento della spesa e riduzione degli organi;  razionalizzazione e potenziamento dell'efficacia delle funzioni di  polizia anche in funzione di una migliore cooperazione sul territorio  al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di favorire la  gestione associata dei servizi strumentali; istituzione del numero  unico europeo 112 su tutto il territorio nazionale con centrali  operative da realizzare in ambito regionale, secondo le modalita'  definite con i protocolli d'intesa adottati ai sensi dell'articolo  75-bis, comma 3, del codice di cui al decreto legislativo 1º agosto  2003, n. 259; riordino delle funzioni di polizia di tutela  dell'ambiente, del territorio e del mare, nonche' nel campo della  sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente  alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale  assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, fatte salve le  competenze del medesimo Corpo forestale in materia di lotta attiva  contro gli incendi boschivi e di spegnimento con mezzi aerei degli  stessi da attribuire al Corpo nazionale dei vigili del fuoco con le  connesse risorse e ferme restando la garanzia degli attuali livelli  di presidio dell'ambiente, del territorio e del mare e della  sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalita'  esistenti, delle specialita' e dell'unitarieta' delle funzioni da  attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni  trasferite e il transito del relativo personale; conseguenti  modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia  di cui all'articolo 16 della legge 1º aprile 1981, n. 121, in  aderenza al nuovo assetto funzionale e organizzativo, anche  attraverso: 1) la revisione della disciplina in materia di  reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera,  tenendo conto del merito e delle professionalita', nell'ottica della  semplificazione delle relative procedure, prevedendo l'eventuale  unificazione, soppressione ovvero istituzione di ruoli, gradi e  qualifiche e la rideterminazione delle relative dotazioni organiche,  comprese quelle complessive di ciascuna Forza di polizia, in ragione  delle esigenze di funzionalita' e della consistenza effettiva alla  data di entrata in vigore della presente legge, ferme restando le  facolta' assunzionali previste alla medesima data, nonche'  assicurando il mantenimento della sostanziale equiordinazione del  personale delle Forze di polizia e dei connessi trattamenti  economici, anche in relazione alle occorrenti disposizioni  transitorie, fermi restando le peculiarita' ordinamentali e  funzionali del personale di ciascuna Forza di polizia, nonche' i  contenuti e i principi di cui all'articolo 19 della legge 4 novembre  2010, n. 183, e tenuto conto dei criteri di delega della presente  legge, in quanto compatibili; 2) in caso di assorbimento del Corpo  forestale dello Stato, anche in un'ottica di razionalizzazione dei  costi, il transito del personale nella relativa Forza di polizia,  nonche' la facolta' di transito, in un contingente limitato, previa  determinazione delle relative modalita', nelle altre Forze di  polizia, in conseguente corrispondenza delle funzioni alle stesse  attribuite e gia' svolte dal medesimo personale, con l'assunzione  della relativa condizione, ovvero in altre amministrazioni pubbliche,  di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo  2001, n. 165, e successive modificazioni, nell'ambito delle relative dotazioni organiche, con trasferimento delle corrispondenti risorse  finanziarie. Resta ferma la corresponsione, sotto forma di assegno ad  personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, a  qualsiasi titolo conseguiti, della differenza, limitatamente alle  voci fisse e continuative, fra il trattamento economico percepito e  quello corrisposto in relazione alla posizione giuridica ed economica  di assegnazione; 3) l'utilizzo, previa verifica da parte del  Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero  dell'economia e delle finanze, di una quota parte dei risparmi di  spesa di natura permanente, non superiore al 50 per cento, derivanti  alle Forze di polizia dall'attuazione della presente lettera, fermo  restando quanto previsto dall'articolo 23 della presente legge,  tenuto anche conto di quanto previsto dall'articolo 3, comma 155,  secondo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350; 4) previsione  che il personale tecnico del Corpo forestale dello Stato svolga  altresi' le funzioni di ispettore fitosanitario di cui all'articolo  34 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, e successive  modificazioni; riordino dei corpi di polizia provinciale, in linea  con la definizione dell'assetto delle funzioni di cui alla legge 7  aprile 2014, n. 56, escludendo in ogni caso la confluenza nelle Forze  di polizia; ottimizzazione dell'efficacia delle funzioni del Corpo  nazionale dei vigili del fuoco, mediante modifiche al decreto  legislativo 8 marzo 2006, n. 139, in relazione alle funzioni e ai  compiti del personale permanente e volontario del medesimo Corpo e  conseguente revisione del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n.  217, anche con soppressione e modifica dei ruoli e delle qualifiche  esistenti ed eventuale istituzione di nuovi appositi ruoli e  qualifiche, con conseguente rideterminazione delle relative dotazioni  organiche e utilizzo, previa verifica da parte del Dipartimento della  Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle  finanze, di una quota parte dei risparmi di spesa di natura  permanente, non superiore al 50 per cento, derivanti al Corpo  nazionale dei vigili del fuoco dall'attuazione della presente delega,  fermo restando quanto previsto dall'articolo 23 della presente legge;  b) con riferimento alle forze operanti in mare, fermi restando  l'organizzazione, anche logistica, e lo svolgimento delle funzioni e  dei compiti di polizia da parte delle Forze di polizia, eliminazione  delle duplicazioni organizzative, logistiche e funzionali, nonche'  ottimizzazione di mezzi e infrastrutture, anche mediante forme  obbligatorie di gestione associata, con rafforzamento del  coordinamento tra Corpo delle capitanerie di porto e Marina militare,  nella prospettiva di un'eventuale maggiore integrazione;  c) con riferimento alla sola amministrazione centrale, applicare  i principi e criteri direttivi di cui agli articoli 11, 12 e 14 della  legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonche',  all'esclusivo fine di attuare l'articolo 95 della Costituzione e di  adeguare le statuizioni dell'articolo 5 della legge 23 agosto 1988,  n. 400, definire:  1) le competenze regolamentari e quelle amministrative  funzionali al mantenimento dell'unita' dell'indirizzo e alla  promozione dell'attivita' dei Ministri da parte del Presidente del  Consiglio dei ministri;  2) le attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri  in materia di analisi, definizione e valutazione delle politiche  pubbliche;  3) i procedimenti di designazione o di nomina di competenza,  diretta o indiretta, del Governo o di singoli Ministri, in modo da  garantire che le scelte, quand'anche da formalizzarsi con  provvedimenti di singoli Ministri, siano oggetto di esame in  Consiglio dei ministri;  4) la disciplina degli uffici di diretta collaborazione dei  Ministri, dei vice ministri e dei sottosegretari di Stato, con  determinazione da parte del Presidente del Consiglio dei ministri  delle risorse finanziarie destinate ai suddetti uffici, in relazione  alle attribuzioni e alle dimensioni dei rispettivi Ministeri, anche  al fine di garantire un'adeguata qualificazione professionale del  relativo personale, con eventuale riduzione del numero e  pubblicazione dei dati nei siti istituzionali delle relative  amministrazioni;

                  5) le competenze in materia di vigilanza sulle agenzie  governative nazionali, al fine di assicurare l'effettivo esercizio  delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel  rispetto del principio di separazione tra indirizzo politico e  gestione;  6) razionalizzazione con eventuale soppressione degli uffici  ministeriali le cui funzioni si sovrappongono a quelle proprie delle  autorita' indipendenti e viceversa; individuazione di criteri  omogenei per la determinazione del trattamento economico dei  componenti e del personale delle autorita' indipendenti, in modo da  evitare maggiori oneri per la finanza pubblica, salvaguardandone la  relativa professionalita'; individuazione di criteri omogenei di  finanziamento delle medesime autorita', tali da evitare maggiori  oneri per la finanza pubblica, mediante la partecipazione, ove non  attualmente prevista, delle imprese operanti nei settori e servizi di  riferimento, o comunque regolate o vigilate;  7) introduzione di maggiore flessibilita' nella disciplina  relativa all'organizzazione dei Ministeri, da realizzare con la  semplificazione dei procedimenti di adozione dei regolamenti di  organizzazione, anche modificando la competenza ad adottarli;  introduzione di modifiche al decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  300, per consentire il passaggio dal modello dei dipartimenti a  quello del segretario generale e viceversa in relazione alle esigenze  di coordinamento; definizione dei predetti interventi assicurando  comunque la compatibilita' finanziaria degli stessi, anche attraverso  l'espressa previsione della partecipazione ai relativi procedimenti  dei soggetti istituzionalmente competenti a tal fine;  d) con riferimento alle amministrazioni competenti in materia di  autoveicoli: riorganizzazione, ai fini della riduzione dei costi  connessi alla gestione dei dati relativi alla proprieta' e alla  circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi  risparmi per l'utenza, anche mediante trasferimento, previa  valutazione della sostenibilita' organizzativa ed economica, delle  funzioni svolte dagli uffici del Pubblico registro automobilistico al  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con conseguente  introduzione di un'unica modalita' di archiviazione finalizzata al  rilascio di un documento unico contenente i dati di proprieta' e di  circolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, da perseguire  anche attraverso l'eventuale istituzione di un'agenzia o altra  struttura sottoposta alla vigilanza del Ministero delle  infrastrutture e dei trasporti, senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza pubblica; svolgimento delle relative funzioni con le risorse  umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;  e) con riferimento alle Prefetture-Uffici territoriali del  Governo: a completamento del processo di riorganizzazione, in  combinato disposto con i criteri stabiliti dall'articolo 10 del  decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni,  dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ed in armonia con le previsioni  contenute nella legge 7 aprile 2014, n. 56, razionalizzazione della  rete organizzativa e revisione delle competenze e delle funzioni  attraverso la riduzione del numero, tenendo conto delle esigenze  connesse all'attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56, in base a  criteri inerenti all'estensione territoriale, alla popolazione  residente, all'eventuale presenza della citta' metropolitana, alle  caratteristiche del territorio, alla criminalita', agli insediamenti  produttivi, alle dinamiche socio-economiche, al fenomeno delle  immigrazioni sui territori fronte rivieraschi e alle aree confinarie  con flussi migratori; trasformazione della Prefettura-Ufficio  territoriale del Governo in Ufficio territoriale dello Stato, quale  punto di contatto unico tra amministrazione periferica dello Stato e  cittadini; attribuzione al prefetto della responsabilita'  dell'erogazione dei servizi ai cittadini, nonche' di funzioni di  direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte  dell'Ufficio territoriale dello Stato, eventualmente prevedendo  l'attribuzione allo stesso di poteri sostitutivi, ferma restando la  separazione tra funzioni di amministrazione attiva e di controllo, e  di rappresentanza dell'amministrazione statale, anche ai fini del  riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi di cui  all'articolo 2; coordinamento e armonizzazione delle disposizioni riguardanti l'Ufficio territoriale dello Stato, con eliminazione  delle sovrapposizioni e introduzione delle modifiche a tal fine  necessarie; confluenza nell'Ufficio territoriale dello Stato di tutti  gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato;  definizione dei criteri per l'individuazione e l'organizzazione della  sede unica dell'Ufficio territoriale dello Stato; individuazione  delle competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica  nell'ambito dell'Ufficio territoriale dello Stato, fermo restando  quanto previsto dalla legge 1º aprile 1981, n. 121; individuazione  della dipendenza funzionale del prefetto in relazione alle competenze  esercitate;  f) con riferimento a enti pubblici non economici nazionali e  soggetti privati che svolgono attivita' omogenee: semplificazione e  coordinamento delle norme riguardanti l'ordinamento sportivo, con il  mantenimento della sua specificita'; riconoscimento delle  peculiarita' dello sport per persone affette da disabilita' e  scorporo dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) del Comitato  italiano paralimpico con trasformazione del medesimo in ente autonomo  di diritto pubblico senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica,  nella previsione che esso utilizzi parte delle risorse finanziarie  attualmente in disponibilita' o attribuite al CONI e si avvalga per  tutte le attivita' strumentali, ivi comprese le risorse umane, di  CONI Servizi spa, attraverso un apposito contratto di servizio;  previsione che il personale attualmente in servizio presso il  Comitato italiano paralimpico transiti in CONI Servizi spa;  riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della  disciplina concernente le autorita' portuali di cui alla legge 28  gennaio 1994, n. 84, con particolare riferimento al numero,  all'individuazione di autorita' di sistema nonche' alla governance  tenendo conto del ruolo delle regioni e degli enti locali e alla  semplificazione e unificazione delle procedure doganali e  amministrative in materia di porti.  2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da  adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del primo dei  decreti legislativi di cui al comma 1, sono definiti i criteri per la  ricognizione dettagliata ed esaustiva, da effettuare decorso un anno  dall'adozione dei provvedimenti di riordino, accorpamento o  soppressione di cui al comma 1, lettera a), di tutte le funzioni e le  competenze attribuite alle amministrazioni pubbliche, statali e  locali, inclusi gli uffici e gli organismi oggetto di riordino in  conformita' al predetto comma 1, al fine di semplificare l'esercizio  delle funzioni pubbliche, secondo criteri di trasparenza, efficienza,  non duplicazione ed economicita', e di coordinare e rendere  efficiente il rapporto tra amministrazione dello Stato ed enti  locali.  3. Per l'istituzione del numero unico europeo 112, di cui al comma  1, lettera a), e' autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per  l'anno 2015, di 20 milioni di euro per l'anno 2016 e di 28 milioni di  euro annui dal 2017 al 2024. Al relativo onere si provvede mediante  corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di  conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017,  nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della  missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero  dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo  parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero  dell'interno.  4. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad  apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.  5. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle  finanze e con i Ministri interessati, previa acquisizione del parere  della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di  Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data  di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il  quale il Governo puo' comunque procedere. Lo schema di ciascun  decreto legislativo e' successivamente trasmesso alle Camere per  l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione  parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine  di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il  decreto legislativo puo' essere comunque adottato. Se il termine  previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la  scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la  scadenza medesima e' prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora  non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente  i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali  modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di  informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia  possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di  dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale  termine, i decreti possono comunque essere adottati.  6. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di  cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti  disposizioni integrative e correttive.  7. Nei territori delle regioni a statuto speciale e delle province  autonome di Trento e di Bolzano restano ferme tutte le attribuzioni  spettanti ai rispettivi Corpi forestali regionali e provinciali,  anche con riferimento alle funzioni di pubblica sicurezza e di  polizia giudiziaria, secondo la disciplina vigente in materia e salve  le diverse determinazioni organizzative, da assumere con norme di  attuazione degli statuti speciali, che comunque garantiscano il  coordinamento in sede nazionale delle funzioni di polizia di tutela  dell'ambiente, del territorio e del mare, nonche' la sicurezza e i  controlli nel settore agroalimentare. Restano altresi' ferme le  funzioni attribuite ai presidenti delle suddette regioni e province  autonome in materia di funzioni prefettizie, in conformita' a quanto  disposto dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di  attuazione.

Art. 9

                              Disposizioni concernenti l'Ordine  al merito della Repubblica italiana

1. Alla legge 3 marzo 1951, n. 178, sono apportate le seguenti  modificazioni:  a) all'articolo 2:  1) al secondo comma, la parola: «sedici» e' sostituita dalla  seguente: «dieci»;  2) il terzo comma e' sostituito dal seguente:  «Il cancelliere e i membri del Consiglio dell'Ordine, nominati con  decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente  del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, durano  in carica sei anni e non possono essere confermati»;  3) il quarto comma e' abrogato;  b) dopo l'articolo 2 e' inserito il seguente:  «Art. 2-bis. - 1. Il cancelliere e i membri del Consiglio  dell'Ordine che superano la durata del mandato indicata dal terzo  comma dell'articolo 2 decadono a far data dell'emanazione dei decreti  di nomina dei nuovi membri.  2. Le competenze attribuite alla Giunta dell'Ordine dal decreto del  Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, e dallo statuto  dell'Ordine, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31  ottobre 1952, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 29  novembre 1952, sono devolute al Consiglio dell'Ordine»;  c) all'articolo 4, primo comma, le parole: «sentita la Giunta  dell'Ordine» sono sostituite dalle seguenti: «sentito il Consiglio  dell'Ordine».

Art. 10

                  Riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere  di commercio, industria, artigianato e agricoltura

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per  la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento  delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,  anche mediante la modifica della legge 29 dicembre 1993, n. 580, come  modificata dal decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23, e il  conseguente riordino delle disposizioni che regolano la relativa  materia. Il decreto legislativo e' adottato nel rispetto dei seguenti  principi e criteri direttivi:  a) determinazione del diritto annuale a carico delle imprese  tenuto conto delle disposizioni di cui all'articolo 28 del  decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni,  dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;  b) ridefinizione delle circoscrizioni territoriali, con riduzione  del numero dalle attuali 105 a non piu' di 60 mediante accorpamento  di due o piu' camere di commercio; possibilita' di mantenere la  singola camera di commercio non accorpata sulla base di una soglia  dimensionale minima di 75.000 imprese e unita' locali iscritte o  annotate nel registro delle imprese, salvaguardando la presenza di  almeno una camera di commercio in ogni regione, prevedendo la  istituibilita' di una camera di commercio in ogni provincia autonoma  e citta' metropolitana e, nei casi di comprovata rispondenza a  indicatori di efficienza e di equilibrio economico, tenendo conto  delle specificita' geo-economiche dei territori e delle  circoscrizioni territoriali di confine, nonche' definizione delle  condizioni in presenza delle quali possono essere istituite le unioni  regionali o interregionali; previsione, fermo restando il predetto  limite massimo di circoscrizioni territoriali, dei presupposti per  l'eventuale mantenimento delle camere di commercio nelle province  montane di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 7 aprile 2014, n.  56, e, anche in deroga alle soglie dimensionali minime, nei territori  montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e  collegamenti pubblici stradali e ferroviari; previsione di misure per  assicurare alle camere di commercio accorpate la neutralita' fiscale  delle operazioni derivanti dai processi di accorpamento e dalla  cessione e dal conferimento di immobili e di partecipazioni, da  realizzare attraverso l'eventuale esenzione da tutte le imposte  indirette, con esclusione dell'imposta sul valore aggiunto;  c) ridefinizione dei compiti e delle funzioni, con particolare  riguardo a quelle di pubblicita' legale generale e di settore, di  semplificazione amministrativa, di tutela del mercato, limitando e  individuando gli ambiti di attivita' nei quali svolgere la funzione  di promozione del territorio e dell'economia locale, nonche'  attribuendo al sistema camerale specifiche competenze, anche delegate  dallo Stato e dalle regioni, eliminando le duplicazioni con altre  amministrazioni pubbliche, limitando le partecipazioni societarie a  quelle necessarie per lo svolgimento delle funzioni istituzionali  nonche' per lo svolgimento di attivita' in regime di concorrenza, a  tal fine esplicitando criteri specifici e vincolanti, eliminando  progressivamente le partecipazioni societarie non essenziali e  gestibili secondo criteri di efficienza da soggetti privati;  d) riordino delle competenze relative alla tenuta e  valorizzazione del registro delle imprese presso le camere di  commercio, con particolare riguardo alle funzioni di promozione della  trasparenza del mercato e di pubblicita' legale delle imprese,  garantendo la continuita' operativa del sistema informativo nazionale  e l'unitarieta' di indirizzo applicativo e interpretativo attraverso  il ruolo di coordinamento del Ministero dello sviluppo economico;  e) definizione da parte del Ministero dello sviluppo economico,  sentita l'Unioncamere, di standard nazionali di qualita' delle  prestazioni delle camere di commercio, in relazione a ciascuna  funzione fondamentale, ai relativi servizi ed all'utilita' prodotta  per le imprese, nonche' di un sistema di monitoraggio di cui il  Ministero dello sviluppo economico si avvale per garantire il  rispetto degli standard;  f) riduzione del numero dei componenti dei consigli e delle  giunte e riordino della relativa disciplina, compresa quella sui  criteri di elezione, in modo da assicurare un'adeguata consultazione delle imprese, e sul limite ai mandati, nonche' delle unioni  regionali, delle aziende speciali e delle societa' controllate;  individuazione di criteri che garantiscano, in caso di accorpamento,  la rappresentanza equilibrata negli organi camerali delle basi  associative delle camere di commercio accorpate, favorendo il  mantenimento dei servizi sul territorio; riordino della disciplina  dei compensi dei relativi organi, prevedendo la gratuita' degli  incarichi diversi da quelli nei collegi dei revisori dei conti;  definizione di limiti al trattamento economico dei vertici  amministrativi delle camere di commercio e delle aziende speciali;  g) introduzione di una disciplina transitoria che tenga conto  degli accorpamenti gia' deliberati alla data di entrata in vigore  della presente legge;  h) introduzione di una disciplina transitoria che assicuri la  sostenibilita' finanziaria, anche con riguardo ai progetti in corso  per la promozione dell'attivita' economica all'estero, e il  mantenimento dei livelli occupazionali e che contempli poteri  sostitutivi per garantire la completa attuazione del processo di  riforma, anche mediante la nomina di commissari in caso di  inadempienza da parte delle camere di commercio.  2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' adottato su proposta  del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro  delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con  il Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione del  parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di  Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data  di trasmissione dello schema di decreto legislativo, decorso il quale  il Governo puo' comunque procedere. Lo schema di decreto legislativo  e' successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla  data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo'  essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade  nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al  comma 1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di  novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, il decreto puo' comunque essere  adottato.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto  legislativo di cui al comma 1, il Governo puo' adottare, nel rispetto  dei principi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente  articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti disposizioni  integrative e correttive.

Capo III  PERSONALE  

 Art. 11

                                     Dirigenza pubblica

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, salvo quanto previsto  dall'articolo 17, comma 2, uno o piu' decreti legislativi in materia  di dirigenza pubblica e di valutazione dei rendimenti dei pubblici  uffici. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti  principi e criteri direttivi:  a) istituzione del sistema della dirigenza pubblica, articolato  in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei di  accesso e da procedure analoghe di reclutamento, basati sul principio  del merito, dell'aggiornamento e della formazione continua, e  caratterizzato dalla piena mobilita' tra i ruoli, secondo le previsioni di cui alle lettere da b) a q); istituzione di una banca  dati nella quale inserire il curriculum vitae, un profilo  professionale e gli esiti delle valutazioni per ciascun dirigente dei  ruoli di cui alla lettera b) e affidamento al Dipartimento della  funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri della  tenuta della banca dati e della gestione tecnica dei ruoli,  alimentati dai dati forniti dalle amministrazioni interessate;  b) con riferimento all'inquadramento:  1) dei dirigenti dello Stato: istituzione di un ruolo unico dei  dirigenti statali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in  cui confluiscono i dirigenti di cui all'articolo 2, comma 2, del  decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, appartenenti ai ruoli  delle amministrazioni statali, degli enti pubblici non economici  nazionali, delle universita' statali, degli enti pubblici di ricerca  e delle agenzie governative istituite ai sensi del decreto  legislativo 30 luglio 1999, n. 300; esclusione dallo stesso ruolo del  personale in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3 del  decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; eliminazione della  distinzione in due fasce; previsione, nell'ambito del ruolo, di  sezioni per le professionalita' speciali; introduzione di ruoli unici  anche per la dirigenza delle autorita' indipendenti, nel rispetto  della loro piena autonomia; in sede di prima applicazione, confluenza  nei suddetti ruoli dei dirigenti di ruolo delle stesse  amministrazioni; esclusione dai suddetti ruoli unici della dirigenza  scolastica, con salvezza della disciplina speciale in materia di  reclutamento e inquadramento della stessa; istituzione, presso il  Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio  dei ministri, di una Commissione per la dirigenza statale, operante  con piena autonomia di valutazione, i cui componenti sono selezionati  con modalita' tali da assicurarne l'indipendenza, la terzieta',  l'onorabilita' e l'assenza di conflitti di interessi, con procedure  trasparenti e con scadenze differenziate, sulla base di requisiti di  merito e incompatibilita' con cariche politiche e sindacali;  previsione delle funzioni della Commissione, ivi compresa la verifica  del rispetto dei criteri di conferimento degli incarichi e del  concreto utilizzo dei sistemi di valutazione al fine del conferimento  e della revoca degli incarichi; attribuzione delle funzioni del  Comitato dei garanti di cui all'articolo 22 del decreto legislativo  30 marzo 2001, n. 165, relative ai dirigenti statali, alla suddetta  Commissione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;  2) dei dirigenti delle regioni: istituzione, previa intesa in  sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni  e le province autonome di Trento e di Bolzano, di un ruolo unico dei  dirigenti regionali; in sede di prima applicazione, confluenza nel  suddetto ruolo dei dirigenti di ruolo nelle regioni, negli enti  pubblici non economici regionali e nelle agenzie regionali;  attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione per la  dirigenza regionale, sulla base dei medesimi criteri di cui al numero  1) della presente lettera; inclusione nel suddetto ruolo unico della  dirigenza delle camere di commercio, industria, artigianato e  agricoltura e della dirigenza amministrativa, professionale e tecnica  del Servizio sanitario nazionale ed esclusione dallo stesso, ferma  restando l'applicazione dell'articolo 15 del decreto legislativo 30  dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, della dirigenza  medica, veterinaria e sanitaria del Servizio sanitario nazionale;  3) dei dirigenti degli enti locali: istituzione, previa intesa  in sede di Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali, di un ruolo  unico dei dirigenti degli enti locali; in sede di prima applicazione,  confluenza nel suddetto ruolo dei dirigenti di ruolo negli enti  locali; attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione  per la dirigenza locale, sulla base dei medesimi criteri di cui al  numero 1) della presente lettera; mantenimento della figura del  direttore generale di cui all'articolo 108 del testo unico di cui al  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel rispetto di quanto  previsto dall'articolo 2, comma 186, lettera d), della legge 23  dicembre 2009, n. 191, e definizione dei relativi requisiti, fermo  restando quanto previsto dal numero 4) della presente lettera;  4) dei segretari comunali e provinciali: abolizione della  figura; attribuzione alla dirigenza di cui al numero 3) dei compiti di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attivita'  amministrativa e controllo della legalita' dell'azione  amministrativa; mantenimento della funzione rogante in capo ai  dirigenti apicali aventi i prescritti requisiti; inserimento di  coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo  adottato in attuazione della delega di cui al presente articolo, sono  iscritti all'albo nazionale dei segretari comunali e provinciali di  cui all'articolo 98 del testo unico di cui al decreto legislativo 18  agosto 2000, n. 267, nelle fasce professionali A e B, nel ruolo unico  dei dirigenti degli enti locali di cui al numero 3) e soppressione  del predetto albo; fermo restando il rispetto della normativa vigente  in materia di contenimento della spesa di personale, specifica  disciplina per coloro che sono iscritti nelle predette fasce  professionali e sono privi di incarico alla data di entrata in vigore  del decreto legislativo adottato in attuazione della delega di cui al  presente articolo; specifica disciplina che contempli la confluenza  nel suddetto ruolo unico dopo due anni di esercizio effettivo, anche  come funzionario, di funzioni segretariali o equivalenti per coloro  che sono iscritti al predetto albo, nella fascia professionale C, e  per i vincitori di procedure concorsuali di ammissione al corso di  accesso in carriera gia' avviate alla data di entrata in vigore della  presente legge; fermo restando il rispetto della vigente normativa in  materia di contenimento della spesa di personale, obbligo per gli  enti locali di nominare comunque un dirigente apicale con compiti di  attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attivita'  amministrativa e controllo della legalita' dell'azione  amministrativa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;  previsione che gli incarichi di funzione dirigenziale apicale cessano  se non rinnovati entro novanta giorni dalla data di insediamento  degli organi esecutivi; previsione della possibilita', per le citta'  metropolitane e i comuni con popolazione superiore a 100.000  abitanti, di nominare, in alternativa al dirigente apicale, un  direttore generale ai sensi dell'articolo 108 del citato testo unico  di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e previsione, in tale  ipotesi, dell'affidamento della funzione di controllo della legalita'  dell'azione amministrativa e della funzione rogante a un dirigente di  ruolo; previsione, per i comuni di minori dimensioni demografiche,  dell'obbligo di gestire la funzione di direzione apicale in via  associata, coerentemente con le previsioni di cui all'articolo 14 del  decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,  dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni; in  sede di prima applicazione e per un periodo non superiore a tre anni  dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo adottato in  attuazione della delega di cui al presente articolo, obbligo per gli  enti locali privi di un direttore generale nominato ai sensi del  citato articolo 108 del testo unico di cui al decreto legislativo n.  267 del 2000 di conferire l'incarico di direzione apicale con compiti  di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attivita'  amministrativa, direzione degli uffici e controllo della legalita'  dell'azione amministrativa ai predetti soggetti, gia' iscritti nel  predetto albo e confluiti nel ruolo di cui al numero 3), nonche' ai  soggetti gia' iscritti all'albo, nella fascia professionale C, e ai  vincitori del corso di accesso in carriera, gia' bandito alla data di  entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori oneri  per la finanza pubblica. Per la regione Trentino-Alto Adige resta  ferma la particolare disciplina prevista per i segretari comunali dal  titolo VI della legge 11 marzo 1972, n. 118, nonche' dalle leggi  regionali del Trentino-Alto Adige 26 aprile 2010, n. 1, e 9 dicembre  2014, n. 11, anche in conformita' al titolo XI del testo unico delle  leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il  Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della  Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni, e alle  relative norme di attuazione di cui al decreto del Presidente della  Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, sull'uso della lingua tedesca nei  rapporti con la pubblica amministrazione;  c) con riferimento all'accesso alla dirigenza:  1) per corso-concorso: definizione di requisiti e criteri di  selezione dei partecipanti al corso-concorso ispirati alle migliori  pratiche utilizzate in ambito internazionale, fermo restando il possesso di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale;  cadenza annuale del corso-concorso per ciascuno dei tre ruoli di cui  alla lettera b), numeri 1), 2) e 3), per un numero fisso di posti,  definito in relazione al fabbisogno minimo annuale del sistema  amministrativo; esclusione di graduatorie di idonei nel concorso di  accesso al corso-concorso; immissione in servizio dei vincitori del  corso-concorso come funzionari, con obblighi di formazione, per i  primi tre anni, con possibile riduzione del suddetto periodo in  relazione all'esperienza lavorativa nel settore pubblico o a  esperienze all'estero e successiva immissione nel ruolo unico della  dirigenza da parte delle Commissioni di cui alla lettera b) sulla  base della valutazione da parte dell'amministrazione presso la quale  e' stato attribuito l'incarico iniziale; possibilita' di reclutare,  con il suddetto corso-concorso, anche dirigenti di carriere speciali  e delle autorita' indipendenti; previsione di sezioni speciali del  corso-concorso per dirigenti tecnici;  2) per concorso: definizione di requisiti e criteri di  selezione ispirati alle migliori pratiche utilizzate in ambito  internazionale, fermo restando il possesso di un titolo di studio non  inferiore alla laurea magistrale; cadenza annuale del concorso unico  per ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b), per un numero di  posti variabile, per i posti disponibili nella dotazione organica e  non coperti dal corso-concorso di cui al numero 1) della presente  lettera; esclusione di graduatorie di idonei; possibilita' di  reclutare, con il suddetto concorso, anche dirigenti di carriere  speciali e delle autorita' indipendenti; formazione della graduatoria  finale alla fine del ciclo di formazione iniziale; assunzione a tempo  determinato e successiva assunzione a tempo indeterminato previo  esame di conferma, dopo il primo triennio di servizio, da parte di un  organismo indipendente, con possibile riduzione della durata in  relazione all'esperienza lavorativa nel settore pubblico o a  esperienze all'estero; risoluzione del rapporto di lavoro, con  eventuale inquadramento nella qualifica di funzionario, in caso di  mancato superamento dell'esame di conferma;  d) con riferimento al sistema di formazione dei pubblici  dipendenti: revisione dell'ordinamento, della missione e dell'assetto  organizzativo della Scuola nazionale dell'amministrazione con  eventuale trasformazione della natura giuridica, con il  coinvolgimento di istituzioni nazionali ed internazionali di  riconosciuto prestigio, in coerenza con la disciplina  dell'inquadramento e del reclutamento di cui alle lettere a), b) e  c), in modo da assicurare l'omogeneita' della qualita' e dei  contenuti formativi dei dirigenti dei diversi ruoli di cui alla  lettera b), senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;  possibilita' di avvalersi, per le attivita' di reclutamento e di  formazione, delle migliori istituzioni di formazione, selezionate con  procedure trasparenti, nel rispetto di regole e di indirizzi generali  e uniformi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;  ridefinizione del trattamento economico dei docenti della Scuola  nazionale dell'amministrazione in coerenza con le previsioni di cui  all'articolo 21, comma 4, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90,  convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114,  ferma restando l'abrogazione dell'articolo 10, comma 2, del decreto  legislativo 1º dicembre 2009, n. 178, senza incremento dei  trattamenti economici in godimento e comunque senza nuovi o maggiori  oneri per la finanza pubblica; promozione, con il coinvolgimento  dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, di corsi di  formazione concernenti l'esercizio associato delle funzioni  fondamentali di cui all'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010,  n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.  122, e successive modificazioni, per dipendenti e dirigenti dei  comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti;  e) con riferimento alla formazione permanente dei dirigenti:  definizione di obblighi formativi annuali e delle modalita' del  relativo adempimento; coinvolgimento dei dirigenti di ruolo nella  formazione dei futuri dirigenti, loro obbligo di prestare  gratuitamente la propria opera intellettuale per le suddette  attivita' di formazione;  f) con riferimento alla mobilita' della dirigenza: emplificazione e ampliamento delle ipotesi di mobilita' tra le  amministrazioni pubbliche e con il settore privato; previsione dei  casi e delle condizioni nei quali non e' richiesto il previo assenso  delle amministrazioni di appartenenza per la mobilita' della  dirigenza medica e sanitaria;  g) con riferimento al conferimento degli incarichi dirigenziali:  possibilita' di conferire gli incarichi ai dirigenti appartenenti a  ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b); definizione, per  ciascun incarico dirigenziale, dei requisiti necessari in termini di  competenze ed esperienze professionali, tenendo conto della  complessita', delle responsabilita' organizzative e delle risorse  umane e strumentali; conferimento degli incarichi a dirigenti di  ruolo mediante procedura comparativa con avviso pubblico, sulla base  di requisiti e criteri definiti dall'amministrazione in base ai  criteri generali definiti dalle Commissioni di cui alla lettera b);  rilevanza delle attitudini e delle competenze del singolo dirigente,  dei precedenti incarichi e della relativa valutazione, delle  specifiche competenze organizzative possedute, nonche' delle  esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il  settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purche'  attinenti all'incarico da conferire; preselezione di un numero  predeterminato di candidati in possesso dei requisiti richiesti,  sulla base dei suddetti requisiti e criteri, per gli incarichi  relativi ad uffici di vertice e per gli incarichi corrispondenti ad  uffici di livello dirigenziale generale, da parte delle Commissioni  di cui alla lettera b), e successiva scelta da parte del soggetto  nominante; verifica successiva del rispetto dei suddetti requisiti e  criteri, per gli altri incarichi dirigenziali, da parte della stessa  Commissione; assegnazione degli incarichi con criteri che tengano  conto della diversita' delle esperienze maturate, anche in  amministrazioni differenti; parere obbligatorio e non vincolante  delle Commissioni di cui alla lettera b) sulla decadenza dagli  incarichi in caso di riorganizzazione dell'amministrazione da rendere  entro un termine certo, decorso il quale il parere si intende  acquisito; per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali non  assegnati attraverso i concorsi e le procedure di cui alla lettera c)  del presente comma, previsione di procedure selettive e comparative,  fermi restando i limiti percentuali previsti dall'articolo 19, comma  6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con conseguente  eventuale revisione delle analoghe discipline e delle relative  percentuali, definite in modo sostenibile per le amministrazioni non  statali; previsione della pubblicizzazione dei posti dirigenziali che  si rendono vacanti in ogni singola amministrazione, con congruo  anticipo, attraverso la pubblicazione sulla banca dati di cui alla  lettera a) del presente comma;  h) con riferimento alla durata degli incarichi dirigenziali:  durata degli incarichi di quattro anni, rinnovabili previa  partecipazione alla procedura di avviso pubblico; facolta' di rinnovo  degli incarichi per ulteriori due anni senza procedura selettiva per  una sola volta, purche' motivato e nei soli casi nei quali il  dirigente abbia ottenuto una valutazione positiva; definizione di  presupposti oggettivi per la revoca, anche in relazione al mancato  raggiungimento degli obiettivi, e della relativa procedura;  equilibrio di genere nel conferimento degli incarichi; possibilita'  di proroga dell'incarico dirigenziale in essere, per il periodo  strettamente necessario al completamento delle procedure per il  conferimento del nuovo incarico;  i) con riferimento ai dirigenti privi di incarico: erogazione del  trattamento economico fondamentale e della parte fissa della  retribuzione, maturata prima della data di entrata in vigore dei  decreti legislativi di cui al presente comma, ai dirigenti privi di  incarico e loro collocamento in disponibilita'; disciplina della  decadenza dal ruolo unico a seguito di un determinato periodo di  collocamento in disponibilita' successivo a valutazione negativa;  loro diritto all'aspettativa senza assegni per assumere incarichi in  altre amministrazioni ovvero nelle societa' partecipate dalle  amministrazioni pubbliche, o per svolgere attivita' lavorativa nel  settore privato, con sospensione del periodo di disponibilita';  possibile destinazione allo svolgimento di attivita' di supporto presso le suddette amministrazioni o presso enti senza scopo di  lucro, con il consenso dell'interessato, senza conferimento di  incarichi dirigenziali e senza retribuzioni aggiuntive; previsione  della possibilita', per i dirigenti collocati in disponibilita', di  formulare istanza di ricollocazione in qualita' di funzionario, in  deroga all'articolo 2103 del codice civile, nei ruoli delle pubbliche  amministrazioni;  l) con riferimento alla valutazione dei risultati: rilievo dei  suoi esiti per il conferimento dei successivi incarichi dirigenziali;  costruzione del percorso di carriera in funzione degli esiti della  valutazione;  m) con riferimento alla responsabilita' dei dirigenti: riordino  delle disposizioni legislative relative alle ipotesi di  responsabilita' dirigenziale, amministrativo-contabile e disciplinare  dei dirigenti e ridefinizione del rapporto tra responsabilita'  dirigenziale e responsabilita' amministrativo-contabile, con  particolare riferimento alla esclusiva imputabilita' ai dirigenti  della responsabilita' per l'attivita' gestionale, con limitazione  della responsabilita' dirigenziale alle ipotesi di cui all'articolo  21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; limitazione della  responsabilita' disciplinare ai comportamenti effettivamente  imputabili ai dirigenti stessi;  n) con riferimento alla retribuzione: omogeneizzazione del  trattamento economico fondamentale e accessorio nell'ambito di  ciascun ruolo unico, e nei limiti delle risorse complessivamente  destinate, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali  vigenti, al finanziamento del predetto trattamento economico  fondamentale e accessorio; confluenza della retribuzione di posizione  fissa nel trattamento economico fondamentale; definizione della  retribuzione di posizione in relazione a criteri oggettivi in  riferimento all'incarico; definizione dell'incidenza della  retribuzione di risultato in relazione al tipo di incarico; suo  collegamento, ove possibile, sia a obiettivi fissati per l'intera  amministrazione, sia a obiettivi assegnati al singolo dirigente;  definizione di limiti assoluti del trattamento economico complessivo  stabiliti in base a criteri oggettivi correlati alla tipologia  dell'incarico e di limiti percentuali relativi alle retribuzioni di  posizione e di risultato rispetto al totale; possibilita' di ciascun  dirigente di attribuire un premio monetario annuale a non piu' di un  decimo dei dirigenti suoi subordinati e a non piu' di un decimo dei  suoi dipendenti, sulla base di criteri definiti nel rispetto della  disciplina in materia di contrattazione collettiva e nei limiti delle  disponibilita' dei fondi a essa destinati; pubblicazione nel sito  istituzionale dell'identita' dei destinatari dei suddetti premi;  definizione di criteri omogenei per la disciplina dei fondi destinati  alla retribuzione accessoria delle diverse amministrazioni;  o) con riferimento alla disciplina transitoria: graduale  riduzione del numero dei dirigenti ove necessario; confluenza dei  dirigenti nel ruolo unico con proseguimento fino a scadenza degli  incarichi conferiti e senza variazione in aumento del trattamento  economico individuale; definizione dei requisiti e criteri per il  conferimento degli incarichi entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore del relativo decreto legislativo; disciplina del conferimento  degli incarichi prevedendo obbligatoriamente un numero minimo di anni  di servizio, in modo da salvaguardare l'esperienza acquisita;  riequilibrio dei fondi destinati alla retribuzione accessoria delle  diverse amministrazioni sulla base degli effettivi fabbisogni delle  amministrazioni nazionali;  p) con riferimento al conferimento degli incarichi di direttore  generale, di direttore amministrativo e di direttore sanitario,  nonche', ove previsto dalla legislazione regionale, di direttore dei  servizi socio-sanitari, delle aziende e degli enti del Servizio  sanitario nazionale, fermo restando quanto previsto dall'articolo  3-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive  modificazioni, per quanto attiene ai requisiti, alla trasparenza del  procedimento e dei risultati, alla verifica e alla valutazione,  definizione dei seguenti principi fondamentali, ai sensi  dell'articolo 117 della Costituzione: selezione unica per titoli,  previo avviso pubblico, dei direttori generali in possesso di specifici titoli formativi e professionali e di comprovata esperienza  dirigenziale, effettuata da parte di una commissione nazionale  composta pariteticamente da rappresentanti dello Stato e delle  regioni, per l'inserimento in un elenco nazionale degli idonei  istituito presso il Ministero della salute, aggiornato con cadenza  biennale, da cui le regioni e le province autonome devono attingere  per il conferimento dei relativi incarichi da effettuare nell'ambito  di una rosa di candidati costituita da coloro che, iscritti  nell'elenco nazionale, manifestano l'interesse all'incarico da  ricoprire, previo avviso della singola regione o provincia autonoma  che procede secondo le modalita' del citato articolo 3-bis del  decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni;  sistema di verifica e di valutazione dell'attivita' dei direttori  generali che tenga conto del raggiungimento degli obiettivi sanitari  e dell'equilibrio economico dell'azienda, anche in relazione alla  garanzia dei livelli essenziali di assistenza e dei risultati del  programma nazionale valutazione esiti dell'Agenzia nazionale per i  servizi sanitari regionali; decadenza dall'incarico e possibilita' di  reinserimento soltanto all'esito di una nuova selezione nel caso di  mancato raggiungimento degli obiettivi, accertato decorsi  ventiquattro mesi dalla nomina, o nel caso di gravi o comprovati  motivi, o di grave disavanzo o di manifesta violazione di leggi o  regolamenti o del principio di buon andamento e imparzialita';  selezione per titoli e colloquio, previo avviso pubblico, dei  direttori amministrativi e dei direttori sanitari, nonche', ove  previsti dalla legislazione regionale, dei direttori dei servizi  socio-sanitari, in possesso di specifici titoli professionali,  scientifici e di carriera, effettuata da parte di commissioni  regionali composte da esperti di qualificate istituzioni  scientifiche, per l'inserimento in appositi elenchi regionali degli  idonei, aggiornati con cadenza biennale, da cui i direttori generali  devono obbligatoriamente attingere per le relative nomine; decadenza  dall'incarico nel caso di manifesta violazione di leggi o regolamenti  o del principio di buon andamento e imparzialita'; definizione delle  modalita' per l'applicazione delle norme adottate in attuazione della  presente lettera alle aziende ospedaliero-universitarie;  q) previsione di ipotesi di revoca dell'incarico e di divieto di  rinnovo di conferimento di incarichi in settori sensibili ed esposti  al rischio di corruzione, in presenza di condanna anche non  definitiva, da parte della Corte dei conti, al risarcimento del danno  erariale per condotte dolose.  2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, di concerto, per i profili di competenza relativi  alla lettera p) del medesimo comma 1, con il Ministro della salute,  previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui  all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del  parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di  quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema  di decreto legislativo, decorso il quale il Governo puo' comunque  procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla  data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo'  essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade  nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al  comma 1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di  novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni  competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del  Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova  trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere  adottati.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura stabiliti dal presente articolo, uno o piu' decreti legislativi  recanti disposizioni integrative e correttive.

Art. 12

Introduzione dell'art. 16-bis della legge 3 aprile 1979, n. 103, in  materia di natura e durata degli incarichi direttivi  dell'Avvocatura dello Stato

1. Dopo l'articolo 16 della legge 3 aprile 1979, n. 103, e'  inserito il seguente:  «Art. 16-bis. - 1. L'avvocato generale aggiunto, i vice avvocati  generali e gli avvocati distrettuali collaborano direttamente con  l'avvocato generale dello Stato, lo coadiuvano nell'esercizio delle  sue funzioni e assicurano l'omogeneita' delle difese e delle  consultazioni. Gli incarichi direttivi non sono conferiti ad avvocati  dello Stato che debbano essere collocati a riposo entro quattro anni  dalla data di avvio della procedura selettiva.  2. L'incarico di vice avvocato generale e quello di avvocato  distrettuale dello Stato hanno natura temporanea e sono conferiti per  la durata di quattro anni, al termine dei quali l'incarico puo'  essere rinnovato, per una sola volta e per uguale periodo o fino alla  data del collocamento a riposo se anteriore, a seguito di valutazione  da esprimere con lo stesso procedimento previsto per il conferimento.  3. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche agli incarichi in  corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione. Gli  incarichi conferiti da oltre quattro anni cessano decorsi sei mesi  dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo  rinnovo, con lo stesso procedimento previsto per il conferimento, per  una sola volta e per la durata di ulteriori quattro anni o fino alla  data del collocamento a riposo se anteriore.  4. Nell'esprimere il parere di cui all'articolo 23, primo comma,  lettera e), e il parere sul conferimento dell'incarico di avvocato  generale aggiunto, il consiglio degli avvocati e procuratori dello  Stato applica il criterio della rotazione nell'attribuzione degli  incarichi e tiene conto delle attitudini organizzative e relazionali  del candidato, nonche' della professionalita' acquisita, desunta in  particolare da indici di merito predeterminati dal medesimo consiglio  e ricavabili dall'esame dell'attivita' svolta.  5. Alla scadenza del termine di cui al comma 2, l'avvocato dello  Stato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda  formulata ai sensi dell'articolo 18, quarto comma, o di domanda per  il conferimento di altra funzione direttiva, ovvero in ipotesi di  reiezione delle stesse, e' assegnato alle funzioni non direttive nel  medesimo ufficio».

Art. 13

                               Semplificazione delle attivita'  degli enti pubblici di ricerca

1. Al fine di favorire e semplificare le attivita' degli enti  pubblici di ricerca (EPR) e rendere le procedure e le normative piu'  consone alle peculiarita' degli scopi istituzionali di tali enti,  anche considerando l'autonomia e la terzieta' di cui essi godono, il  Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di  entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse  umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente,  uno o piu' decreti legislativi nel rispetto dei seguenti principi e  criteri direttivi:  a) garantire il recepimento della Carta europea dei ricercatori e  del documento European Framework for Research Careers, con  particolare riguardo alla liberta' di ricerca e all'autonomia  professionale; consentire la portabilita' dei progetti di ricerca e  la relativa titolarita' valorizzando la specificita' del modello  contrattuale del sistema degli enti di ricerca;  b) inquadramento della ricerca pubblica in un sistema di regole  piu' snello e piu' appropriato a gestirne la peculiarita' dei tempi e  delle esigenze del settore, nel campo degli acquisti, delle partecipazioni internazionali, dell'espletamento e dei rimborsi di  missioni fuori sede finalizzate ad attivita' di ricerca, del  reclutamento, delle spese generali e dei consumi, ed in tutte le  altre attivita' proprie degli EPR;  c) definizione di regole improntate a principi di responsabilita'  ed autonomia decisionale, anche attraverso la riduzione dei controlli  preventivi ed il rafforzamento di quelli successivi;  d) razionalizzazione e semplificazione dei vincoli  amministrativi, contabili e legislativi, limitandoli prioritariamente  a quelli di tipo «a budget»;  e) semplificazione della normativa riguardante gli EPR e suo  coordinamento con le migliori pratiche internazionali.  2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della  ricerca e degli altri Ministri vigilanti, di concerto con il Ministro  delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione,  sentite le parti sociali per gli aspetti di compatibilita' con le  norme previste nel contratto collettivo del comparto ricerca, previa  acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui  all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del  parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di  quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema  di decreto legislativo, decorso il quale il Governo puo' comunque  procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo e'  successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri  della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle  Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili  finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla  data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo puo'  essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade  nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al  comma 1 o successivamente, la scadenza medesima e' prorogata di  novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri  parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue  osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari  elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri  definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi  entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione.  Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di  cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi recanti  disposizioni integrative e correttive.

Art. 14

                      Promozione della conciliazione dei tempi di vita  e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche

1. Le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di  bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori  oneri per la finanza pubblica, adottano misure organizzative volte a  fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro e per la  sperimentazione, anche al fine di tutelare le cure parentali, di  nuove modalita' spazio-temporali di svolgimento della prestazione  lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento  dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalita',  garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano  penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalita' e della  progressione di carriera. L'adozione delle misure organizzative e il  raggiungimento degli obiettivi di cui al presente comma costituiscono  oggetto di valutazione nell'ambito dei percorsi di misurazione della  performance organizzativa e individuale all'interno delle  amministrazioni pubbliche. Le amministrazioni pubbliche adeguano  altresi' i propri sistemi di monitoraggio e controllo interno,  individuando specifici indicatori per la verifica dell'impatto  sull'efficacia e sull'efficienza dell'azione amministrativa, nonche'  sulla qualita' dei servizi erogati, delle misure organizzative adottate in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei  dipendenti, anche coinvolgendo i cittadini, sia individualmente, sia  nelle loro forme associative.  2. Le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di  bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori  oneri per la finanza pubblica, procedono, al fine di conciliare i  tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, a stipulare convenzioni con  asili nido e scuole dell'infanzia e a organizzare, anche attraverso  accordi con altre amministrazioni pubbliche, servizi di supporto alla  genitorialita', aperti durante i periodi di chiusura scolastica.  3. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, sentita  la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo  28 agosto 1997, n. 281, sono definiti indirizzi per l'attuazione dei  commi 1 e 2 del presente articolo e linee guida contenenti regole  inerenti l'organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la  conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.  4. Gli organi costituzionali, nell'ambito della loro autonomia,  possono definire modalita' e criteri per l'adeguamento dei rispettivi  ordinamenti ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.  5. All'articolo 596 del codice dell'ordinamento militare, di cui al  decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti  modificazioni:  a) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:  «1-bis. Il fondo di cui al comma 1 e' finanziato per l'importo di 2  milioni di euro per l'anno 2015 e di 5 milioni di euro per ciascuno  degli anni 2016 e 2017. Al relativo onere si provvede mediante  corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017,  della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione,  programmazione 2014-2020, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge  27 dicembre 2013, n. 147. A decorrere dall'anno 2018, la dotazione  del fondo di cui al comma 1 e' determinata annualmente ai sensi  dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 31 dicembre 2009,  n. 196»;  b) al comma 3, le parole: «anche da minori che non siano figli di  dipendenti dell'Amministrazione della difesa» sono sostituite dalle  seguenti: «oltre che da minori figli di dipendenti  dell'Amministrazione della difesa, anche da minori figli di  dipendenti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato,  nonche' da minori figli di dipendenti delle amministrazioni locali e  da minori che non trovano collocazione nelle strutture pubbliche  comunali,».  6. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 30 del decreto legislativo 30  marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e' inserito il  seguente:  «1-ter. La dipendente vittima di violenza di genere inserita in  specifici percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi  sociali del comune di residenza, puo' presentare domanda di  trasferimento ad altra amministrazione pubblica ubicata in un comune  diverso da quello di residenza, previa comunicazione  all'amministrazione di appartenenza. Entro quindici giorni dalla  suddetta comunicazione l'amministrazione di appartenenza dispone il  trasferimento presso l'amministrazione indicata dalla dipendente, ove  vi siano posti vacanti corrispondenti alla sua qualifica  professionale».  7. All'articolo 42-bis, comma 1, secondo periodo, del testo unico  delle disposizioni legislative in materia di sostegno della  maternita' e della paternita', di cui al decreto legislativo 26 marzo  2001, n. 151, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e limitato  a casi o esigenze eccezionali».

Art. 15

                    Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento  penale per il personale delle Forze armate

1. L'articolo 1393 del codice dell'ordinamento militare, di cui al  decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e' sostituito dal seguente:  «Art. 1393 (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento  penale). - 1. In caso di procedimento disciplinare che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede  l'autorita' giudiziaria, si applica la disciplina in materia di  rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale di cui  all'articolo 55-ter del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».

Capo IV  

 DELEGHE PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA  

 Art. 16

                          Procedure e criteri comuni per l'esercizio  di deleghe legislative di semplificazione

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data  di entrata in vigore della presente legge, ovvero entro il diverso  termine previsto dall'articolo 17, decreti legislativi di  semplificazione dei seguenti settori:  a) lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e  connessi profili di organizzazione amministrativa;  b) partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche;  c) servizi pubblici locali di interesse economico generale.  2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si  attiene ai seguenti principi e criteri direttivi generali:  a) elaborazione di un testo unico delle disposizioni in ciascuna  materia, con le modifiche strettamente necessarie per il  coordinamento delle disposizioni stesse, salvo quanto previsto nelle  lettere successive;  b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle  disposizioni legislative vigenti, apportando le modifiche  strettamente necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e  sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare  il linguaggio normativo;  c) risoluzione delle antinomie in base ai principi  dell'ordinamento e alle discipline generali regolatrici della  materia;  d) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva  l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in  generale premesse al codice civile;  e) aggiornamento delle procedure, prevedendo, in coerenza con  quanto previsto dai decreti legislativi di cui all'articolo 1, la  piu' estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie  dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti con i  destinatari dell'azione amministrativa.  3. Il Governo si attiene altresi' ai principi e criteri direttivi  indicati negli articoli da 17 a 19.  4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su  proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica  amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle  finanze e con i Ministri interessati, previa acquisizione del parere  della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di  Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data  di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il  quale il Governo puo' comunque procedere. Lo schema di ciascun  decreto legislativo e' successivamente trasmesso alle Camere per  l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti  per materia e per i profili finanziari e della Commissione  parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine  di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il  decreto legislativo puo' essere comunque adottato. Se il termine  previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la  scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la  scadenza medesima e' prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora  non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente  i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali  modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di  informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia  possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale  termine, i decreti possono comunque essere adottati.  5. Il Governo adotta, su proposta del Ministro delegato per la  semplificazione e la pubblica amministrazione, un regolamento ai  sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,  e successive modificazioni, per l'attuazione delle disposizioni del  decreto legislativo di cui alla lettera a) del comma 1 del presente  articolo.  6. Conseguentemente all'adozione dei decreti legislativi di cui al  comma 1, fermo restando quanto disposto dal comma 5, il Governo  adegua la disciplina statale di natura regolamentare, ai sensi  dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.  7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo puo' adottare,  nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di  cui ai commi 2, 3 e 4, uno o piu' decreti legislativi recanti  disposizioni integrative e correttive.

Art. 17

                            Riordino della disciplina del lavoro  alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

1. I decreti legislativi per il riordino della disciplina in  materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e  connessi profili di organizzazione amministrativa sono adottati,  sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative,  entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente  legge, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si  aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:  a) previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi  di valutazione finalizzati a valorizzare l'esperienza professionale  acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con  le amministrazioni pubbliche, con esclusione, in ogni caso, dei  servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi  politici e ferma restando, comunque, la garanzia di un adeguato  accesso dall'esterno;  b) previsione di prove concorsuali che privilegino l'accertamento  della capacita' dei candidati di utilizzare e applicare a problemi  specifici e casi concreti nozioni teoriche, con possibilita' di  svolgere unitariamente la valutazione dei titoli e le prove  concorsuali relative a diversi concorsi;  c) svolgimento dei concorsi, per tutte le amministrazioni  pubbliche, in forma centralizzata o aggregata, con effettuazione  delle prove in ambiti territoriali sufficientemente ampi da garantire  adeguate partecipazione ed economicita' dello svolgimento della  procedura concorsuale, e con applicazione di criteri di valutazione  uniformi, per assicurare omogeneita' qualitativa e professionale in  tutto il territorio nazionale per funzioni equivalenti; revisione  delle modalita' di espletamento degli stessi, in particolare con la  predisposizione di strumenti volti a garantire l'effettiva segretezza  dei temi d'esame fino allo svolgimento delle relative prove, di  misure di pubblicita' sui temi di concorso e di forme di preselezione  dei componenti delle commissioni; gestione dei concorsi per il  reclutamento del personale degli enti locali a livello provinciale;  definizione di limiti assoluti e percentuali, in relazione al numero  dei posti banditi, per gli idonei non vincitori; riduzione dei  termini di validita' delle graduatorie; per le amministrazioni  pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo 2001, n. 165, e aventi graduatorie in vigore alla data di  approvazione dello schema di decreto legislativo di cui al presente  comma, in attuazione dell'articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23  dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica,  l'introduzione di norme transitorie finalizzate esclusivamente  all'assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie  siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore  della presente legge;  d) soppressione del requisito del voto minimo di laurea per la  partecipazione ai concorsi per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni;  e) previsione dell'accertamento della conoscenza della lingua  inglese e di altre lingue, quale requisito di partecipazione al  concorso o titolo di merito valutabile dalle commissioni  giudicatrici, secondo modalita' definite dal bando anche in relazione  ai posti da coprire;  f) valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, in attuazione  di quanto previsto dall'articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio  1998, n. 210, e dall'articolo 17, comma 111, della legge 15 maggio  1997, n. 127, e successive modificazioni;  g) introduzione di un sistema informativo nazionale, finalizzato  alla formulazione di indirizzi generali e di parametri di riferimento  in grado di orientare la programmazione delle assunzioni anche in  relazione agli interventi di riorganizzazione delle amministrazioni  pubbliche; rafforzamento della funzione di coordinamento e di  controllo del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza  del Consiglio dei ministri in relazione alle assunzioni del personale  appartenente alle categorie protette;  h) attribuzione, con le risorse attualmente disponibili e senza  nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, all'Agenzia di cui  all'articolo 46 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di  funzioni di supporto tecnico ai fini dell'attuazione delle lettere g)  e i) del presente comma, delle funzioni di controllo sull'utilizzo  delle prerogative sindacali, nonche' di funzioni di supporto tecnico  alle amministrazioni rappresentate nelle funzioni di misurazione e  valutazione della performance e nelle materie inerenti alla gestione  del personale, previa stipula di apposite convenzioni, e  rafforzamento della funzione di assistenza ai fini della  contrattazione integrativa; concentrazione delle sedi di  contrattazione integrativa, revisione del relativo sistema dei  controlli e potenziamento degli strumenti di monitoraggio sulla  stessa; definizione dei termini e delle modalita' di svolgimento  della funzione di consulenza in materia di contrattazione  integrativa; definizione delle materie escluse dalla contrattazione  integrativa anche al fine di assicurare la semplificazione  amministrativa, la valorizzazione del merito e la parita' di  trattamento tra categorie omogenee, nonche' di accelerare le  procedure negoziali;  i) rilevazione delle competenze dei lavoratori pubblici;  l) riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento  medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti  pubblici, al fine di garantire l'effettivita' del controllo, con  attribuzione all'Istituto nazionale della previdenza sociale della  relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle  amministrazioni pubbliche per l'effettuazione degli accertamenti,  previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo  Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per  la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la  definizione delle modalita' d'impiego del personale medico  attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per  la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle  liste di cui all'articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31  agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30  ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni;  m) definizione di obiettivi di contenimento delle assunzioni,  differenziati in base agli effettivi fabbisogni;  n) per garantire un'efficace integrazione nell'ambiente di lavoro  delle persone con disabilita' di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68,  previsione della nomina, da parte del Ministro per la semplificazione  e la pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza pubblica, di una Consulta nazionale, composta da  rappresentanti delle amministrazioni pubbliche centrali e  territoriali, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dei sindacati  maggiormente rappresentativi e delle associazioni di categoria, con  il compito di:  1) elaborare piani per ottemperare agli obblighi derivanti  dalla legge 12 marzo 1999, n. 68;  2) prevedere interventi straordinari per l'adozione degli accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro previsti dall'articolo  3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216;  3) monitorare e controllare l'obbligo di trasmissione annuale  da parte delle pubbliche amministrazioni alla Consulta, al  Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio  dei ministri e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali  nonche' al centro per l'impiego territorialmente competente della  comunicazione relativa ai posti riservati ai lavoratori disabili non  coperti e di un programma relativo a tempi e modalita' di copertura  della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto  dei vincoli normativi in materia di assunzioni da parte delle  pubbliche amministrazioni;  o) disciplina delle forme di lavoro flessibile, con  individuazione di limitate e tassative fattispecie, caratterizzate  dalla compatibilita' con la peculiarita' del rapporto di lavoro alle  dipendenze delle amministrazioni pubbliche e con le esigenze  organizzative e funzionali di queste ultime, anche al fine di  prevenire il precariato;  p) previsione della facolta', per le amministrazioni pubbliche,  di promuovere il ricambio generazionale mediante la riduzione su base  volontaria e non revocabile dell'orario di lavoro e della  retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo,  garantendo, attraverso la contribuzione volontaria ad integrazione ai  sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n.  564, la possibilita' di conseguire l'invarianza della contribuzione  previdenziale, consentendo nel contempo, nei limiti delle risorse  effettivamente accertate a seguito della conseguente minore spesa per  retribuzioni, l'assunzione anticipata di nuovo personale, nel  rispetto della normativa vigente in materia di vincoli assunzionali.  Il ricambio generazionale di cui alla presente lettera non deve  comunque determinare nuovi o maggiori oneri a carico degli enti  previdenziali e delle amministrazioni pubbliche;  q) progressivo superamento della dotazione organica come limite  alle assunzioni fermi restando i limiti di spesa anche al fine di  facilitare i processi di mobilita';  r) semplificazione delle norme in materia di valutazione dei  dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialita';  razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione, anche al  fine della migliore valutazione delle politiche; sviluppo di sistemi  distinti per la misurazione dei risultati raggiunti  dall'organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti;  potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di  efficienza e qualita' dei servizi e delle attivita' delle  amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche  mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; riduzione  degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una  maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; coordinamento della  disciplina in materia di valutazione e controlli interni; previsione  di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della  pubblica amministrazione;  s) introduzione di norme in materia di responsabilita'  disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e  rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione  l'esercizio dell'azione disciplinare;  t) rafforzamento del principio di separazione tra indirizzo  politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di  responsabilita' dei dirigenti, attraverso l'esclusiva imputabilita'  agli stessi della responsabilita' amministrativo-contabile per  l'attivita' gestionale;  u) razionalizzazione dei flussi informativi dalle amministrazioni  pubbliche alle amministrazioni centrali e concentrazione degli stessi  in ambiti temporali definiti;  v) riconoscimento alle regioni a statuto speciale e alle province  autonome di Trento e di Bolzano della potesta' legislativa in materia  di lavoro del proprio personale dipendente, nel rispetto della  disciplina nazionale sull'ordinamento del personale alle dipendenze  delle amministrazioni pubbliche, come definita anche dal decreto  legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dei principi di coordinamento  della finanza pubblica, anche con riferimento alla normativa volta al contenimento del costo del personale, nonche' dei rispettivi statuti  speciali e delle relative norme di attuazione. Dalle disposizioni di  cui alla presente lettera non devono derivare nuovi o maggiori oneri  a carico della finanza pubblica;  z) al fine di garantire un'efficace integrazione in ambiente di  lavoro di persone con disabilita' ai sensi della legge 12 marzo 1999,  n. 68, previsione della nomina, da parte delle amministrazioni  pubbliche con piu' di 200 dipendenti, senza nuovi o maggiori oneri  per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e  strumentali disponibili a legislazione vigente, di un responsabile  dei processi di inserimento, definendone i compiti con particolare  riferimento alla garanzia dell'accomodamento ragionevole di cui  all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003,  n. 216; previsione dell'obbligo di trasmissione annuale da parte  delle amministrazioni pubbliche al Ministro delegato per la  semplificazione e la pubblica amministrazione e al Ministro del  lavoro e delle politiche sociali oltre che al centro per l'impiego  territorialmente competente, non solo della comunicazione relativa  alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili, ma anche  di una successiva dichiarazione relativa a tempi e modalita' di  copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente,  nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali delle amministrazioni  pubbliche, nonche' previsione di adeguate sanzioni per il mancato  invio della suddetta dichiarazione, anche in termini di avviamento  numerico di lavoratori con disabilita' da parte del centro per  l'impiego territorialmente competente.  2. Le deleghe di cui all'articolo 11 e al presente articolo possono  essere esercitate congiuntamente mediante l'adozione di uno o piu'  decreti legislativi secondo la procedura di cui all'articolo 16,  purche' i decreti siano adottati entro il termine di cui all'articolo  11, comma 1.  3. All'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95,  convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e  successive modificazioni, il terzo periodo e' sostituito dai  seguenti: «Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni di cui ai  periodi precedenti sono comunque consentiti a titolo gratuito. Per i  soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuita',  la durata non puo' essere superiore a un anno, non prorogabile ne'  rinnovabile, presso ciascuna amministrazione.».

Art. 18

                       Riordino della disciplina delle partecipazioni  societarie delle amministrazioni pubbliche

1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in  materia di partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche  e' adottato al fine prioritario di assicurare la chiarezza della  disciplina, la semplificazione normativa e la tutela e promozione  della concorrenza, con particolare riferimento al superamento dei  regimi transitori, nel rispetto dei seguenti principi e criteri  direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:  a) distinzione tra tipi di societa' in relazione alle attivita'  svolte, agli interessi pubblici di riferimento, alla misura e  qualita' della partecipazione e alla sua natura diretta o indiretta,  alla modalita' diretta o mediante procedura di evidenza pubblica  dell'affidamento, nonche' alla quotazione in borsa o all'emissione di  strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati, e  individuazione della relativa disciplina, anche in base al principio  di proporzionalita' delle deroghe rispetto alla disciplina  privatistica, ivi compresa quella in materia di organizzazione e  crisi d'impresa;  b) ai fini della razionalizzazione e riduzione delle  partecipazioni pubbliche secondo criteri di efficienza, efficacia ed  economicita', ridefinizione della disciplina, delle condizioni e dei  limiti per la costituzione di societa', l'assunzione e il  mantenimento di partecipazioni societarie da parte di amministrazioni  pubbliche entro il perimetro dei compiti istituzionali o di ambiti  strategici per la tutela di interessi pubblici rilevanti, quale la gestione di servizi di interesse economico generale; applicazione dei  principi della presente lettera anche alle partecipazioni pubbliche  gia' in essere;  c) precisa definizione del regime delle responsabilita' degli  amministratori delle amministrazioni partecipanti nonche' dei  dipendenti e degli organi di gestione e di controllo delle societa'  partecipate;  d) definizione, al fine di assicurare la tutela degli interessi  pubblici, la corretta gestione delle risorse e la salvaguardia  dell'immagine del socio pubblico, dei requisiti e della garanzia di  onorabilita' dei candidati e dei componenti degli organi di  amministrazione e controllo delle societa', anche al fine di  garantirne l'autonomia rispetto agli enti proprietari;  e) razionalizzazione dei criteri pubblicistici per gli acquisti e  il reclutamento del personale, per i vincoli alle assunzioni e le  politiche retributive, finalizzati al contenimento dei costi, tenendo  conto delle distinzioni di cui alla lettera a) e introducendo criteri  di valutazione oggettivi, rapportati al valore anche economico dei  risultati; previsione che i risultati economici positivi o negativi  ottenuti assumano rilievo ai fini del compenso economico variabile  degli amministratori in considerazione dell'obiettivo di migliorare  la qualita' del servizio offerto ai cittadini e tenuto conto della  congruita' della tariffa e del costo del servizio;  f) promozione della trasparenza e dell'efficienza attraverso  l'unificazione, la completezza e la massima intelligibilita' dei dati  economico-patrimoniali e dei principali indicatori di efficienza,  nonche' la loro pubblicita' e accessibilita';  g) attuazione dell'articolo 151, comma 8, del testo unico di cui  al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di  consolidamento delle partecipazioni nei bilanci degli enti  proprietari;  h) eliminazione di sovrapposizioni tra regole e istituti  pubblicistici e privatistici ispirati alle medesime esigenze di  disciplina e controllo;  i) possibilita' di piani di rientro per le societa' con bilanci  in disavanzo con eventuale commissariamento;  l) regolazione dei flussi finanziari, sotto qualsiasi forma, tra  amministrazione pubblica e societa' partecipate secondo i criteri di  parita' di trattamento tra imprese pubbliche e private e operatore di  mercato;  m) con riferimento alle societa' partecipate dagli enti locali:  1) per le societa' che gestiscono servizi strumentali e  funzioni amministrative, definizione di criteri e procedure per la  scelta del modello societario e per l'internalizzazione nonche' di  procedure, limiti e condizioni per l'assunzione, la conservazione e  la razionalizzazione di partecipazioni, anche in relazione al numero  dei dipendenti, al fatturato e ai risultati di gestione;  2) per le societa' che gestiscono servizi pubblici di interesse  economico generale, individuazione di un numero massimo di esercizi  con perdite di bilancio che comportino obblighi di liquidazione delle  societa', nonche' definizione, in conformita' con la disciplina  dell'Unione europea, di criteri e strumenti di gestione volti ad  assicurare il perseguimento dell'interesse pubblico e ad evitare  effetti distorsivi sulla concorrenza, anche attraverso la disciplina  dei contratti di servizio e delle carte dei diritti degli utenti e  attraverso forme di controllo sulla gestione e sulla qualita' dei  servizi;  3) rafforzamento delle misure volte a garantire il  raggiungimento di obiettivi di qualita', efficienza, efficacia ed  economicita', anche attraverso la riduzione dell'entita' e del numero  delle partecipazioni e l'incentivazione dei processi di aggregazione,  intervenendo sulla disciplina dei rapporti finanziari tra ente locale  e societa' partecipate nel rispetto degli equilibri di finanza  pubblica e al fine di una maggior trasparenza;  4) promozione della trasparenza mediante pubblicazione, nel  sito internet degli enti locali e delle societa' partecipate  interessati, dei dati economico-patrimoniali e di indicatori di  efficienza, sulla base di modelli generali che consentano il  confronto, anche ai fini del rafforzamento e della semplificazione dei processi di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi  di bilancio delle amministrazioni pubbliche partecipanti e delle  societa' partecipate;  5) introduzione di un sistema sanzionatorio per la mancata  attuazione dei principi di razionalizzazione e riduzione di cui al  presente articolo, basato anche sulla riduzione dei trasferimenti  dello Stato alle amministrazioni che non ottemperano alle  disposizioni in materia;  6) introduzione di strumenti, anche contrattuali, volti a  favorire la tutela dei livelli occupazionali nei processi di  ristrutturazione e privatizzazione relativi alle societa'  partecipate;  7) ai fini del rafforzamento del sistema dei controlli interni  previsti dal testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto  2000, n. 267, revisione degli obblighi di trasparenza e di  rendicontazione delle societa' partecipate nei confronti degli enti  locali soci, attraverso specifici flussi informativi che rendano  analizzabili e confrontabili i dati economici e industriali del  servizio, gli obblighi di servizio pubblico imposti e gli standard di  qualita', per ciascun servizio o attivita' svolta dalle societa'  medesime nell'esecuzione dei compiti affidati, anche attraverso  l'adozione e la predisposizione di appositi schemi di contabilita'  separata.

Art. 19

                       Riordino della disciplina dei servizi pubblici  locali di interesse economico generale

1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in  materia di servizi pubblici locali di interesse economico generale e'  adottato, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nel  rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si aggiungono  a quelli di cui all'articolo 16:  a) riconoscimento, quale funzione fondamentale dei comuni e delle  citta' metropolitane, da esercitare nel rispetto dei principi e dei  criteri dettati dalla normativa europea e dalla legge statale,  dell'individuazione delle attivita' di interesse generale il cui  svolgimento e' necessario al fine di assicurare la soddisfazione dei  bisogni degli appartenenti alle comunita' locali, in condizioni di  accessibilita' fisica ed economica, di continuita' e non  discriminazione, e ai migliori livelli di qualita' e sicurezza, cosi'  da garantire l'omogeneita' dello sviluppo e la coesione sociale;  b) soppressione, previa ricognizione, dei regimi di esclusiva,  comunque denominati, non conformi ai principi generali in materia di  concorrenza e comunque non indispensabili per assicurare la qualita'  e l'efficienza del servizio;  c) individuazione della disciplina generale in materia di  regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico  generale di ambito locale, compresa la definizione dei criteri per  l'attribuzione di diritti speciali o esclusivi, in base ai principi  di adeguatezza, sussidiarieta' e proporzionalita' e in conformita'  alle direttive europee; con particolare riferimento alle societa' in  partecipazione pubblica operanti nei servizi idrici, risoluzione  delle antinomie normative in base ai principi del diritto dell'Unione  europea, tenendo conto dell'esito del referendum abrogativo del 12 e  13 giugno 2011;  d) definizione, anche mediante rinvio alle normative di settore e  armonizzazione delle stesse, dei criteri per l'organizzazione  territoriale ottimale dei servizi pubblici locali di rilevanza  economica;  e) individuazione, anche per tutti i casi in cui non sussistano i  presupposti della concorrenza nel mercato, delle modalita' di  gestione o di conferimento della gestione dei servizi nel rispetto  dei principi dell'ordinamento europeo, ivi compresi quelli in materia  di auto-produzione, e dei principi generali relativi ai contratti  pubblici e, in particolare, dei principi di autonomia organizzativa,  economicita', efficacia, imparzialita', trasparenza, adeguata  pubblicita', non discriminazione, parita' di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalita';  f) introduzione, nell'ambito delle risorse disponibili a  legislazione vigente, di incentivi e meccanismi di premialita' o di  riequilibrio economico-finanziario nei rapporti con i gestori per gli  enti locali che favoriscono l'aggregazione delle attivita' e delle  gestioni secondo criteri di economicita' ed efficienza, ovvero  l'eliminazione del controllo pubblico;  g) individuazione dei criteri per la definizione dei regimi  tariffari che tengano conto degli incrementi di produttivita' al fine  di ridurre l'aggravio sui cittadini e sulle imprese;  h) definizione delle modalita' di tutela degli utenti dei servizi  pubblici locali;  i) revisione delle discipline settoriali ai fini della loro  armonizzazione e coordinamento con la disciplina generale in materia  di modalita' di affidamento dei servizi;  l) previsione di una netta distinzione tra le funzioni di  regolazione e controllo e le funzioni di gestione dei servizi, anche  attraverso la modifica della disciplina sulle incompatibilita' o  sull'inconferibilita' di incarichi o cariche;  m) revisione della disciplina dei regimi di proprieta' e gestione  delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonche' di  cessione dei beni in caso di subentro, in base a principi di tutela e  valorizzazione della proprieta' pubblica, di efficienza, di  promozione della concorrenza, di contenimento dei costi di gestione,  di semplificazione;  n) individuazione e allocazione dei poteri di regolazione e  controllo tra i diversi livelli di governo e le autorita'  indipendenti, al fine di assicurare la trasparenza nella gestione e  nell'erogazione dei servizi, di garantire l'eliminazione degli  sprechi, di tendere al continuo contenimento dei costi aumentando nel  contempo gli standard qualitativi dei servizi;  o) previsione di adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale  per gli utenti dei servizi;  p) introduzione e potenziamento di forme di consultazione dei  cittadini e di partecipazione diretta alla formulazione di direttive  alle amministrazioni pubbliche e alle societa' di servizi sulla  qualita' e sui costi degli stessi;  q) promozione di strumenti per supportare gli enti proprietari  nelle attivita' previste all'articolo 18, per favorire investimenti  nel settore dei servizi pubblici locali e per agevolare i processi di  razionalizzazione, riduzione e miglioramento delle aziende che  operano nel settore;  r) previsione di termini e modalita' per l'adeguamento degli  attuali regimi alla nuova disciplina;  s) definizione del regime delle sanzioni e degli interventi  sostitutivi, in caso di violazione della disciplina in materia;  t) armonizzazione con la disciplina generale delle disposizioni  speciali vigenti nei servizi pubblici locali, relative alla  disciplina giuridica dei rapporti di lavoro;  u) definizione di strumenti per la trasparenza e la  pubblicizzazione dei contratti di servizio, relativi a servizi  pubblici locali di interesse economico generale, da parte degli enti  affidanti anche attraverso la definizione di contratti di servizio  tipo per ciascun servizio pubblico locale di interesse economico  generale;  v) definizione di strumenti di rilevazione, anche attraverso  banche dati nazionali gia' costituite, dei dati economici e  industriali, degli obblighi di servizio pubblico imposti e degli  standard di qualita', nel rispetto dei principi dettati dalla  normativa nazionale in materia di trasparenza.

Art. 20

                                  Riordino della procedura  dei giudizi innanzi la Corte dei conti

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro un anno dalla data di  entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo  recante il riordino e la ridefinizione della disciplina processuale concernente tutte le tipologie di giudizi che si svolgono innanzi la  Corte dei conti, compresi i giudizi pensionistici, i giudizi di conto  e i giudizi a istanza di parte.  2. Il decreto legislativo di cui al comma 1, oltre che ai principi  e criteri direttivi di cui all'articolo 20, comma 3, della legge 15  marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, in quanto compatibili,  si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:  a) adeguare le norme vigenti, anche tramite disposizioni  innovative, alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle  giurisdizioni superiori, coordinandole con le norme del codice di  procedura civile espressione di principi generali e assicurando la  concentrazione delle tutele spettanti alla cognizione della  giurisdizione contabile;  b) disciplinare lo svolgimento dei giudizi tenendo conto della  peculiarita' degli interessi pubblici oggetto di tutela e dei diritti  soggettivi coinvolti, in base ai principi della concentrazione e  dell'effettivita' della tutela e nel rispetto del principio della  ragionevole durata del processo anche mediante il ricorso a procedure  informatiche e telematiche;  c) disciplinare le azioni del pubblico ministero, nonche' le  funzioni e le attivita' del giudice e delle parti, attraverso  disposizioni di semplificazione e razionalizzazione dei principi  vigenti in materia di giurisdizione del giudice contabile e di  riparto delle competenze rispetto alle altre giurisdizioni;  d) prevedere l'interruzione del termine quinquennale di  prescrizione delle azioni esperibili dal pubblico ministero per una  sola volta e per un periodo massimo di due anni tramite formale atto  di costituzione in mora e la sospensione del termine per il periodo  di durata del processo;  e) procedere all'elevazione del limite di somma per il rito  monitorio di cui all'articolo 55 del testo unico di cui al regio  decreto 12 luglio 1934, n. 1214, concernente fatti dannosi di lieve  entita' patrimonialmente lesiva, prevedendo che esso sia  periodicamente aggiornabile in base alle variazioni dell'indice ISTAT  dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati;  f) prevedere l'introduzione, in alternativa al rito ordinario,  con funzione deflativa e anche per garantire l'incameramento certo e  immediato di somme risarcitorie all'Erario, di un rito abbreviato per  la responsabilita' amministrativa che, esclusi i casi di doloso  arricchimento del danneggiante, su previo e concorde parere del  pubblico ministero consenta la definizione del giudizio di primo  grado per somma non superiore al 50 per cento del danno economico  imputato, con immediata esecutivita' della sentenza, non appellabile;  prevedere che, in caso di richiesta del rito abbreviato formulata in  appello, il giudice emetta sentenza per somma non inferiore al 70 per  cento del quantum della pretesa risarcitoria azionata in citazione,  restando in ogni caso precluso l'esercizio del potere di riduzione;  g) riordinare la fase dell'istruttoria e dell'emissione di  eventuale invito a dedurre in conformita' ai seguenti principi:  1) specificita' e concretezza della notizia di danno;  2) dopo l'avvenuta emissione dell'invito a dedurre, nel quale  devono essere esplicitati gli elementi essenziali del fatto, pieno  accesso agli atti e ai documenti messi a base della contestazione;  3) obbligatorio svolgimento, a pena di inammissibilita'  dell'azione, dell'audizione personale eventualmente richiesta dal  presunto responsabile, con facolta' di assistenza difensiva;  4) specificazione delle modalita' di esercizio dei poteri  istruttori del pubblico ministero, anche attraverso l'impiego delle  forze di polizia, anche locali;  5) formalizzazione del provvedimento di archiviazione;  6) preclusione in sede di giudizio di chiamata in causa su  ordine del giudice e in assenza di nuovi elementi e motivate ragioni  di soggetto gia' destinatario di formalizzata archiviazione;  h) unificare le disposizioni di legge vigenti in materia di  obbligo di denuncia del danno erariale e di tutela del dipendente  pubblico denunciante, anche al fine di favorire l'adozione di misure  cautelari;  i) disciplinare le procedure per l'affidamento di consulenze  tecniche prevedendo l'istituzione di specifici albi regionali, con indicazione delle modalita' di liquidazione dei compensi, ovvero  l'utilizzo di albi gia' in uso presso le altre giurisdizioni o  l'avvalimento di strutture e organismi tecnici di amministrazioni  pubbliche;  l) riordinare le disposizioni processuali vigenti integrandole e  coordinandole con le norme e i principi del codice di procedura  civile relativamente ai seguenti aspetti:  1) i termini processuali, il regime delle notificazioni, delle  domande ed eccezioni, delle preclusioni e decadenze, dell'ammissione  ed esperimento di prove, dell'integrazione del contraddittorio e  dell'intervento di terzi, delle riassunzioni anche a seguito di  translatio, in conformita' ai principi della speditezza procedurale,  della concentrazione, della ragionevole durata del processo, della  salvaguardia del contraddittorio tra le parti, dell'imparzialita' e  terzieta' del giudice;  2) gli istituti processuali in tema di tutela cautelare anche  ante causam e di tutela delle ragioni del credito erariale tramite le  azioni previste dal codice di procedura civile, nonche' i mezzi di  conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo  III, capo V, del codice civile;  m) ridefinire le disposizioni applicabili alle impugnazioni  mediante rinvio, ove possibile, a quelle del processo di primo grado,  nonche' riordinare e ridefinire le norme concernenti le decisioni  impugnabili, l'effetto devolutivo dell'appello, la sospensione  dell'esecuzione della decisione di primo grado ove impugnata, il  regime delle eccezioni e delle prove esperibili in appello, la  disciplina dei termini per la revocazione in conformita' a quella  prevista dal codice di procedura civile in ossequio ai principi del  giusto processo e della durata ragionevole dello stesso;  n) ridefinire e riordinare le norme concernenti il deferimento di  questioni di massima e di particolare importanza, i conflitti di  competenza territoriale e il regolamento di competenza avverso  ordinanze che dispongano la sospensione necessaria del processo,  proponibili alle sezioni riunite della Corte dei conti in sede  giurisdizionale, in conformita' alle disposizioni dell'articolo 374  del codice di procedura civile, in quanto compatibili, e in ossequio  ai principi della nomofilachia e della certezza del diritto;  o) ridefinire e riordinare le disposizioni concernenti  l'esecuzione delle decisioni definitive di condanna al risarcimento  del danno, attribuendo al pubblico ministero contabile la titolarita'  di agire e di resistere innanzi al giudice civile dell'esecuzione  mobiliare o immobiliare, nonche' prevedere l'inclusione del credito  erariale tra i crediti assistiti da privilegio ai sensi del libro VI,  titolo III, capo II, del codice civile;  p) disciplinare esplicitamente le connessioni tra risultanze ed  esiti accertativi raggiunti in sede di controllo e documentazione ed  elementi probatori producibili in giudizio, assicurando altresi' il  rispetto del principio secondo cui i pareri resi dalla Corte dei  conti in via consultiva, in sede di controllo e in favore degli enti  locali nel rispetto dei presupposti generali per il rilascio dei  medesimi, siano idoneamente considerati, nell'ambito di un eventuale  procedimento per responsabilita' amministrativa, anche in sede  istruttoria, ai fini della valutazione dell'effettiva sussistenza  dell'elemento soggettivo della responsabilita' e del nesso di  causalita'.  3. Il decreto legislativo di cui al comma 1 provvede altresi' a:  a) confermare e ridefinire, quale norma di chiusura, il rinvio  alla disciplina del processo civile, con l'individuazione esplicita  delle norme e degli istituti del rito processuale civile compatibili  e applicabili al rito contabile;  b) abrogare esplicitamente le disposizioni normative oggetto del  riordino e quelle con esso incompatibili, fatta salva l'applicazione  dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse  al codice civile;  c) dettare le opportune disposizioni di coordinamento in  relazione alle norme non abrogate;  d) fissare una disciplina transitoria applicabile ai giudizi gia'  in corso alla data di entrata in vigore della nuova disciplina  processuale. 4. Per la stesura dello schema di decreto legislativo di cui al  comma 1 e' istituita presso il Dipartimento per gli affari giuridici  e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri una  commissione, presieduta dal capo del medesimo Dipartimento e composta  da magistrati della Corte dei conti, esperti esterni e rappresentanti  del libero foro e dell'Avvocatura generale dello Stato, i quali  prestano la propria attivita' a titolo gratuito e senza diritto al  rimborso delle spese.  5. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' adottato su proposta  del Presidente del Consiglio dei ministri. Sullo schema di decreto  sono acquisiti il parere delle sezioni riunite della Corte dei conti  ai sensi dell'articolo 1 del regio decreto-legge 9 febbraio 1939, n.  273, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739, e,  successivamente, il parere delle competenti Commissioni parlamentari.  I pareri sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione  dello schema. Decorso il termine, il decreto puo' essere comunque  adottato, anche senza i predetti pareri, su deliberazione del  Consiglio dei ministri.  6. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto  legislativo di cui al comma 1, il Governo puo' adottare uno o piu'  decreti legislativi recanti le disposizioni integrative e correttive  che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, nel  rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura di cui al  presente articolo.  7. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 21

                       Modifica e abrogazione di disposizioni di legge  che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi

1. Al fine di semplificare il sistema normativo e i procedimenti  amministrativi e di dare maggiore impulso al processo di attuazione  delle leggi, il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o  maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro novanta giorni  dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del  Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro  delegato per le riforme costituzionali e i rapporti con il  Parlamento, uno o piu' decreti legislativi per l'abrogazione o la  modifica di disposizioni legislative, entrate in vigore dopo il 31  dicembre 2011 e fino alla data di entrata in vigore della presente  legge, che prevedono provvedimenti non legislativi di attuazione.  Nell'esercizio della delega il Governo si attiene ai seguenti  principi e criteri direttivi:  a) individuare, fra le disposizioni di legge che prevedono  l'adozione di provvedimenti attuativi, quelle che devono essere  modificate al solo fine di favorire l'adozione dei medesimi  provvedimenti e apportarvi le modificazioni necessarie;  b) individuare, fra le disposizioni di legge che prevedono  l'adozione di provvedimenti attuativi, quelle per le quali non  sussistono piu' le condizioni per l'adozione dei provvedimenti  medesimi e disporne l'abrogazione espressa e specifica;  c) garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della  normativa;  d) identificare le disposizioni la cui abrogazione comporterebbe  effetti, anche indiretti, sulla finanza pubblica;  e) identificare espressamente le disposizioni che costituiscono  adempimento di obblighi derivanti dalla normativa dell'Unione  europea;  f) assicurare l'adozione dei provvedimenti attuativi che  costituiscono adempimenti imposti dalla normativa dell'Unione europea  e di quelli necessari per l'attuazione di trattati internazionali  ratificati dall'Italia.  2. Lo schema di ciascun decreto legislativo di cui al comma 1 e'  trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni  parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e  della Commissione parlamentare per la semplificazione. I pareri sono  resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto puo' essere comunque adottato. Qualora il  termine per l'espressione dei pareri cada nei trenta giorni che  precedono o seguono il termine per l'esercizio della delega,  quest'ultimo e' prorogato di sessanta giorni. Il Governo, qualora non  intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i  testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali  modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di  informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia  possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di  dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale  termine, i decreti possono comunque essere adottati.  3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dell'ultimo  dei decreti legislativi di cui al presente articolo, il Governo puo'  adottare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della  procedura di cui al presente articolo, uno o piu' decreti legislativi  recanti disposizioni integrative e correttive.

Art. 22

                                  Clausola di salvaguardia

1. Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle  regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di  Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme  di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18  ottobre 2001, n. 3.

Art. 23

                                  Disposizioni finanziarie

1. Fermo quanto previsto dagli articoli 8, comma 3, e 14, comma 5,  lettera a), dall'attuazione della presente legge e dei decreti  legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori  oneri a carico della finanza pubblica.  2. I decreti legislativi di attuazione delle deleghe contenute  nella presente legge sono corredati di relazione tecnica che dia  conto della neutralita' finanziaria dei medesimi ovvero dei nuovi o  maggiori oneri da essi derivanti e dei corrispondenti mezzi di  copertura.  3. In conformita' all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre  2009, n. 196, e successive modificazioni, qualora uno o piu' decreti  legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino  compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono  emanati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore  dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse  finanziarie.  La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita  nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica  italiana.  E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla  osservare come legge dello Stato.  Data a Roma, addi' 7 agosto 2015

MATTARELLA

                                     Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri  Visto, il Guardasigilli: Orlando
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LaPrevidenza.it, 28/08/2015