martedì, 28 giugno 2022

Pubblico impiego: demansionamento del dirigente di Polizia Municipale e risarcimento del danno

Cassazione civile  sez. lav.,  17 maggio 2012,  n. 7723

 

D.L.P.G., dipendente del Comune di (OMISSIS) con la qualifica di Vice Comandante della Polizia municipale, ha chiesto che venisse accertata l'illegittimità del provvedimento di revoca dell'incarico dirigenziale con il quale gli erano state assegnate le funzioni di Comandante di Polizia municipale in ragione della temporanea assenza del titolare, funzioni che aveva svolto ininterrottamente fino al 19.6.2003, quando l'Amministrazione aveva ricoperto il posto in questione tramite contratto di diritto privato a tempo determinato. Ha chiesto altresì che venisse accertato il suo diritto ad essere reintegrato in dette funzioni fino al rientro del titolare del posto con conseguente condanna dell'Amministrazione al pagamento delle relative differenze retributive, nonchè al risarcimento di tutti i danni da lui subiti per effetto del demansionamento al quale era stato costretto nel periodo successivo alla revoca dell'incarico, ivi compreso il danno morale e quello biologico, ed inoltre al pagamento delle differenze retributive spettanti per le ferie maturate e godute ma pagate in misura inferiore al dovuto.
 Il Tribunale di Vasto ha parzialmente accolto la domanda, condannando il Comune al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 61.647,90 a titolo di differenze retributive e di retribuzione per ferie, con sentenza che è stata riformata dalla Corte d'appello di L'Aquila, che ha rigettato la domanda ritenendo che, non avendo il ricorrente diritto ad essere inquadrato nella qualifica superiore, non consentendolo il disposto del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52 questi non avesse neanche diritto di continuare a percepire gli emolumenti connessi a tale qualifica, una volta che, revocato l'incarico, era cessato anche l'espletamento delle mansioni superiori. Con la stessa sentenza la Corte d'appello ha rilevato l'esistenza del giudicato interno sulla statuizione con cui il Tribunale aveva ritenuto (implicitamente) la legittimità del provvedimento di revoca ed ha poi respinto le domande risarcitorie osservando che dalle risultanze istruttorie non era stata confermata la sussistenza di comportamenti vessatori o discriminatori nei confronti del lavoratore e che, comunque, ai fini della quantificazione dell'eventuale pregiudizio economico subito dall'appellato, non poteva essere preso in considerazione il trattamento economico da lui percepito nell'espletamento dell'incarico dirigenziale....

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LaPrevidenza.it, 05/06/2012

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