domenica, 29 novembre 2020

Problematiche in tema di lavoro occasionale accessorio e utilizzo dei voucher

Dott.ssa Anna Rita Caruso

 

Il contratto di lavoro occasionale accessorio è stipulato per attività occasionali, rese da lavoratori a rischio di esclusione o non ancora entrati o in procinto di uscire dal mercato del lavoro. L’istituto introdotto con il D. Lgs. 276/03 e rivolto a soggetti a rischio di esclusione o con difficoltà di inserimento o reinserimento, si è trasformato in strumento per contrastare il sommerso. Il D.Lgs. 276/2003, poi modificato dalla Legge 133/2008, quindi dalla Legge 33/2009 e dalla Legge 191/2009, intende per prestazioni accessorie quelle occasionali rese nell'ambito di lavori domestici; giardinaggio; manutenzione di edifici e strade; insegnamento privato; manifestazioni sportive, culturali, fieristiche; attività in qualsiasi settore effettuate il sabato e la domenica e durante i periodi di vacanza da parte di giovani infraventicinquenni se iscritti a un ciclo di studi superiore, ovvero in qualunque periodo dell'anno se iscritti presso l'università o se svolte da pensionati; attività agricole stagionali effettuate da pensionati, casalinghe e giovani; attività dell'impresa familiare; consegna porta a porta; attività svolte nei maneggi e nelle scuderie. Per l'anno 2010, per prestazioni accessorie occasionali si intendono anche quelle rese da lavoratori con contratti part time, purchè il datore sia diverso. Per gli anni 2009 e 2010, le prestazioni accessorie possono essere rese in tutti i settori nel limite massimo di 3.000 euro, anche da percettori di prestazioni integrative o di sostegno al reddito.  In tal caso l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative, gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni accessorie, in maniera tale da non versare più contributi nello stesso periodo lavorativo (figurativi per le integrazioni e da buono). Con riferimento al medesimo committente non si devono superare euro 5.000 netti nel corso di un anno, le imprese familiari possono utilizzare prestazioni accessorie per un importo pari a 10.000 euro netti. Chi intende utilizzare il lavoro occasionale deve acquistare presso idonee rivendite dei buoni, con cui retribuire il lavoratore, il quale deve recarsi presso l'ente o la società concessionaria per convertire a sua volta i buoni in denaro contante. La determinazione del compenso viene determinata dalle parti che dovranno stabilire con quanti buoni dovrà essere compensato il lavoratore. Ogni buono vale 10 euro e al lavoratore spettano al netto 7,50 euro in quanto 1,30 Euro (il 13%) vengono versati come contributi alla gestione separata INPS, 0,70 Euro (il 7%) all’INAIL e 0,50 euro (5%) per le spese di gestione servizio. Il lavoro accessorio compare per la prima volta nel Libro Bianco del 2001 dove viene presa in considerazione l’esperienza belga con le attività occasionali rese in ambito domestico, insegnamento, giardinaggio, collaborazione a manifestazioni sociali, trattasi comunque di applicazioni la cui finalità è l’emersione del sommerso. Tali attività vengono svolte a beneficio di famiglie, società senza scopo di lucro ed enti pubblici da soggetti disoccupati di lunga durata, casalinghe, studenti, pensionati. Sono utilizzati dei buoni o titres-services, in alternativa ai pagamenti, per semplificare il processo di assunzione e certificare le prestazioni. Segue nel 2003 la legge Biagi che delega il Governo a emanare decreti diretti a realizzare la riforma, nella relazione al decreto viene delineata la disciplina del futuro lavoro accessorio avente le seguenti caratteristiche: durata non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno; compensi non superiori a 3 mila euro; ambito di applicazione: lavori domestici, insegnamento privato, giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici; realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali; collaborazione con enti pubblici per lo svolgimento di lavori di emergenza. Tra i principali beneficiari: disoccupati da oltre un anno; casalinghe, studenti e pensionati; disabili e soggetti in comunità di recupero; extracomunitari soggiornanti in Italia nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro....

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LaPrevidenza.it, 24/01/2012

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