sabato, 21 maggio 2022

Polizia municipale: i dirigenti non necessariamente devono essere vigili

Consiglio di Stato  sez. V,  14 maggio 2013,  n. 2607

 

1. La sentenza oggetto di appello, dispostane la riunione per ragioni di connessione:

a) ha respinto il ricorso con il quale l'odierno appellante contestava la riorganizzazione delle strutture e degli uffici comunali, posta in essere dal Comune di Follonica (con la deliberazione di Giunta comunale n. 292 del 29 dicembre 2009), nonché degli atti collegati, presupposti, connessi e coordinati dei quali invocava l'annullamento;

b) ha dichiarato inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso con il quale l'odierno appellante contestava dinanzi al giudice del lavoro, per poi riassumerlo dinanzi al T.a.r. per la Toscana a seguito di declaratoria di difetto di giurisdizione del primo, la riorganizzazione disposta dal Comune di Follonica, invocando l'annullamento della menzionata deliberazione n. 292 del 29 dicembre 2009 nonché del provvedimento sindacale n. 33 del 29 dicembre 2009 di conferimento dell'incarico dirigenziale di Comandante della Polizia municipale al Dr. Gabriele Lami.

1.1. Il primo giudice ha ritenuto infondate le censure spiegate dall'originario ricorrente, che nominato Comandante della Polizia municipale con determina dirigenziale n. 819 del 15 luglio 2008, si riteneva leso dai suddetti atti organizzativi, che:

a) accorpavano l'unita operativa complessa di Polizia municipale agli uffici demanio marittimo, igiene urbana, parcometri e segnaletica, facendoli tutti confluire in un solo unico Settore 5;

b) ponevano al suo vertice il Dr. Lami, attuale appellato;

c) dichiaravano decaduto dall'incarico di Comandante della Polizia municipale l'odierno appellante.

2. Il TAR per la Toscana, in particolare:

a) ha valutato come non accoglibile la doglianza avente ad oggetto la violazione dell'art. 49 t.u. enti locali, ritenendo che la norma in questione, in forza dell'ultimo comma, vada interpretata nel senso che il Segretario comunale può esprimere il parere di regolarità tecnica in luogo del Responsabile per il personale, in quanto si tratta di una disposizione che non ripartisce in modo rigido le competenze tra uffici consultivi, ma consente di assegnare la responsabilità del parere in capo al funzionario che li formula;

b) ha respinto la censura inerente l'assenza del parere di regolarità contabile, perché la delibera giuntale non risulterebbe comportare un impegno di spesa;

c) ha dichiarato inammissibili, per carenza di interesse e omessa notificazione al contro interessato, le censure relative al conferimento dell'incarico di Direttore generale al Segretario comunale;

d) ha dichiarato inammissibili le censure relative all'asserito difetto di preparazione professionale del nuovo Comandante della Polizia municipale a causa della mancata impugnazione del provvedimento di conferimento dell'incarico e dell'assenza di giurisdizione del g.a. sul tema;

e) ha valutato infondata la doglianza avente ad oggetto il difetto di motivazione della delibera impugnata perché quest'ultima, avendo natura di atto generale, si sottrae al correlato obbligo ex art. 13, l. n. 241/1990;

f) ha escluso un contrasto tra gli atti impugnati e la L.R. Toscana, n. 12/2006, non ravvisando in questa normativa la presenza di alcuna norma che vietasse la concentrazione delle attività di vigilanza amministrativa, pure se ciò comportasse l'accorpamento, con altre, della funzione di polizia locale;

g) ha ritenuto insussistente la violazione dell'art. 4 del Regolamento comunale sulla Polizia municipale, atteso che, una volta affermata la legittimità della deliberazione istitutiva di un unico Settore, le funzioni di Comandante della Polizia municipale non possono che essere conferite alla figura apicale del Settore in cui è incardinata;

h) ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali a favore dell'Amministrazione intimata.

3. Con ricorso depositato in data 10 ottobre 2011, il Bu. ha proposto appello avverso alcuni capi della sentenza di primo grado, essendo così rimasta non contestata, la pronuncia gravata, in relazione alla statuizione di inammissibilità delle censure relative al conferimento dell'incarico di Direttore generale al Segretario comunale, statuizione sulla quale, pertanto, si è formato il giudicato.

4. Le censure all'esame dell'odierno giudicante sono, dunque, le seguenti:

a) l'atto di macroorganizzazione impugnato violerebbe l'obbligo imposto dall'art. 3, comma 2, l. 241/1990, atteso che in caso di adozione di un simile provvedimento, qualora si registri una lesione di concreti interessi dei privati, l'amministrazione deve rendere evidenti le ragioni che hanno condotto all'adozione dell'atto in questione, mentre nella fattispecie la motivazione ivi contenuta è del tutto apodittica; ulteriore argomento dovrebbe trarsi dall'esame dell'art. 42 t.u. enti locali, che assegna al Consiglio la competenza per adottare gli atti fondamentali relativi alla programmazione della vita politicoamministrativa dell'ente, ponendo i criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi, atti quest'ultimi che vanno distinti dagli atti di macroorganizzazione, che, avendo diversa natura, soggiacciono all'obbligo motivazionale;

b) vi sarebbe violazione degli artt. 42 e 48 t.u. enti locali, perché la delibera di Giunta comunale n. 292 del 29 dicembre 2009, non è stata preceduta dalla fissazione dei criteri da parte del Consiglio comunale, ed anzi si pone in contrasto con le precedenti delibere del Consiglio comunale n. 8/2007 e n. 40/1999, che avevano come ratio quella di salvaguardare l'autonomia e la specificità del corpo di Polizia municipale;

c) ulteriore vizio di legittimità deriverebbe dalla violazione della L. n. 85/1986, che impone di preservare l'autonomia del corpo e dell'art. 17, comma 3, della l.r. Toscana, n. 12/2006, che stabilisce l'incompatibilità delle funzioni di comandante con altri incarichi, per evitare eventuali conflitti di interesse;

d) erronea sarebbe anche la lettura fatta dal primo giudice dell'art. 4 del regolamento del Corpo di Polizia municipale, che impone il Comandante ne faccia parte prima di risultare destinatario del provvedimento di incarico; inoltre, il Dr. Lami sarebbe sprovvisto dei necessari requisiti di professionalità, elemento che ben potrebbe essere conosciuto dal g.a. non sussistendo al riguardo alcun deficit di giurisdizione;

e) fondate, inoltre, contrariamente a quanto ritenuto dal T.a.r. per la Toscana, sarebbero anche le censure in tema di assenza del parere di regolarità contabile e di necessità che il parere tecnico venisse espresso dal Responsabile per il personale e non dal Segretario comunale.

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LaPrevidenza.it, 20/06/2013

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