sabato, 15 agosto 2020

Ostentare la propria relazione extra coniugale può costare caro

Corte di Cassazione Sez. Sesta Pen. - Sent. del 18.04.2012, n. 15057 - Mariagabriella Corbi

 

“….integra il reato di maltrattamenti in famiglia la condotta reiteratamente prevaricatrice, caratterizzata da una continua serie di insulti e infedeltà ostentate, tali da determinare sofferenze morali.” Tale è stata la sentenza (n. 15057/2012)emessa dai Supremi Giudici rigettando il ricorso presentato da un marito che in prima istanza era stato assolto e poi condannato in appello. L’uomo sottoponeva ripetutamente la moglie ad umiliazioni ostentando “rapporti extra coniugali, confrontando le doti dell’altra con quelle della moglie e denigrando quest’ultima sia sul piano fisico che morale e intellettuale” nonché “anche dei regali fatti all’altra donna e i momenti felici con la stessa trascorsi”.  Il reato si concretizzava nella continuità e dall’entità di ingiurie mosse nei confronti della consorte. La deposizione del Maresciallo dei CC ha reso nullo il tentativo da parte del marito di far sembrare una “montatura” l’accaduto. Per quanto sopra la “Corte territoriale ha compiutamente esposto le ragioni per le quali ha ritenuto la sussistenza degli elementi richiesti per la configurazione del delitto de quo e le condotte alle quali ha riconosciuto tale illecita connotazione. 3. Il ricorso è, dunque, inammissibile e, a norma dell’art. 616 c.p.p., il ricorrente va condannato oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene equo determinare in euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende, non ricorrendo le condizioni richieste dalla sentenza della Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186” e “e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a quello della somma di euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende. Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese, che liquida nella somma di € 1.500, oltre accessori, in favore della parte civile.” Come ogni evento il tradimento nella coppia è strutturato mediante passaggi obbligati: il primo scaturisce da problemi non discussi ed affrontati da cui nasce il disappunto ed una conflittualità leggera ma palpabile; il secondo dove ci si incanala verso una relazione extra coniugale rifugiandosi nelle vesti dell’incompreso. S’instaura una sorta di sotterfugi dove colui che tradisce nega, e l’altro “sorvola”. L’inizio di una relazione è ricca di emozioni, sensazioni e piccole congetture quotidiane che a poco a poco prendono il sopravvento. Alcune relazioni sono brevi ma altre possono essere molto durature. Si può paragonare il tradimento ad un rapporto protetto: perché non si nutrono delle preoccupazioni quotidiane insite nel matrimonio né le pressioni di condurre una vita in condivisione, ciò non toglie che il ruolo dell’infedele è pressato sia dalla moglie che dall’amante per programmare la sequenza del tempo libero e/o festività comandate. Per “tradimento” s’intende un rapporto sessuale ed emotivo con altra persona diversa dal proprio partner nelle coppie ove regna l’esclusività. La sua scoperta è fonte di dolore: un trauma. Si oscilla dalla rabbia alla vergogna, dalla tristezza al rancore. E’una sorta di terremoto emotivo che in origine sconvolge la percezione del sé ed arriva a sovvertire persino il rapporto considerando la persona che si ha accanto un estraneo. Il sentire, ripetutamente, dal proprio marito o compagno, le doti e le performances dell’”amante” assume la valenza di un supplizio psicologico gratuito finalizzato alla mortificazione causando notevoli patologie. Già in precedenza i Supremi Giudici (sentenza 18853/2011) avevano valutato un caso analogo - dove colei che intratteneva una relazione extraconiugale si prodigava, pubblicamente, nelle effusioni con il nuovo compagno - concludendo che “il tradimento rappresenta un illecito civile suscettibile di risarcimento danni qualora l’infedeltà coniugale, che rappresenta una delle più ricorrenti cause delle crisi coniugali, sia stata consumata in modo plateale o comunque idoneo a ledere la dignità e l’onore del coniuge tradito.”[…..] Aggiungendo anche che “ l’obbligo di fedeltà non è un diritto costituzionalmente garantito e la sofferenza psichica e la percezione dell’offesa causate, che ne scaturirebbero quali indefettibili corollari, non fanno nascere di per sé alcun diritto al risarcimento ma, se la violazione dei dovere di fedeltà avviene con modalità tali da ledere diritti fondamentali ed inviolabili, garantiti dalla nostra Costituzione, quali salute, riservatezza, relazioni sociali, dignità ecc., il coniuge tradito, a prescindere dal procedimento di separazione o di addebito potrà chiedere ed ottenere il risarcimento. Fermo restando a carico dell’istante l’onere di provare il danno patito ed il nesso di causalità.”

Mariagabriella CORBI

Dottoressa in Scienze dell'educazione- Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare


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LaPrevidenza.it, 28/06/2012

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