luned, 19 agosto 2019

Non è punibile chi compra stupefacenti per uso di gruppo

Cassazione penale  sez. VI, sentenza 26 gennaio 2011 n. 8366

 

Il Procuratore generale presso la Corte di appello dell'Aquila ricorre avverso la sentenza 3 marzo 2008 del Tribunale di Teramo che, a seguito di rito abbreviato, e ravvisata nella specie una ipotesi di "uso di gruppo" con mandato ad acquistare, ha prosciolto D. V. dal reato D.P.R. n. 309 del 1990, ex art. 73, comma 1 bis, trattandosi di persona non punibile, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. Fatto del (OMISSIS).
Con un primo motivo di impugnazione il Procuratore generale deduce inosservanza ed erronea applicazione della legge, nonché vizio di motivazione, sotto il profilo che il Tribunale di Teramo - Giulianova ha erroneamente ritenuto l'irrilevanza penale dell' "uso di gruppo con mandato ad acquistare", per essere stata la sostanza sequestrata (ecstasy), acquistata dal solo imputato, come in altre occasioni, d'accordo con alcuni amici, che avrebbero rimborsato la loro quota, e con i quali la droga stessa (secondo la perizia: 18 dosi ad efficacia stupefacente) sarebbe stata poi consumata.
In proposito rileva il Procuratore generale che se l'uso di gruppo, anche nella sottospecie del mandato ad acquistare, poteva essere ritenuto un fatto non integrante ipotesi di reato, prima della novella legislativa n. 49 del 2006, per effetto della nuova formulazione dell'art. 73, comma 1 bis, lett. a (che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti, quando per la quantità, modalità di presentazione o per altre circostanze "appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale") e dell'art. 75, comma 1 (che prevede che non integrano illecito amministrativo e dunque costituiscono illecito penale le ipotesi di cui all'art. 73, comma 1 bis) è da escludere che non costituisca fatto di rilevanza penale la condotta di chi acquista per se e per mandato di altri. E ciò perché comunque si realizza un acquisto "destinato ad un uso non esclusivamente personale" e si pone in essere un fatto pericoloso ed allarmante, in quanto si contribuisce alla diffusione verso terzi delle sostanze stupefacenti ricevute, agevolando così i soggetti nel cui interesse opera materialmente l'acquisto, aumentandone il vizio....

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LaPrevidenza.it, 03/09/2011