martedì, 09 agosto 2022

Mobbing al dipendente conseguente a infortunio lavorativo. Offese al datore di lavoro e risoluzione del rapporto

Cassazione civile, Sentenza 13.9.2012 n. 15353

 

La sentenza attualmente impugnata rigetta sia l'appello principale di I.R. sia l'appello incidentale della Fonderia Ghisa-Metalli V. s.r.l. in liquidazione, avverso la sentenza del Tribunale di Ancona n. 945/05 del 17 novembre 2005, la quale, in parziale accoglimento della domanda del R. a) ha dichiarato illegittime e annullato quattro delle dieci sanzioni disciplinari conservative irrogate al ricorrente dalla suddetta società datrice di lavoro, nel periodo compreso tra il 9 novembre 1999 e il 7 febbraio 2000, condannando la società alla restituzione di quanto illegittimamente trattenuto con gli accessori di legge; b) ha rigettato per il resto (impugnativa sia del licenziamento in tronco intimato il 9 febbraio 2000, con richiesta delle consequenziali pronunce, sia delle altre sei sanzioni disciplinari) il ricorso del lavoratore.
La Corte d'appello di Ancona, per quel che qui interessa, precisa che:
a) quanto alla censura di illegittima utilizzazione da parte del primo giudice delle testimonianze dei fratelli S. e F. V., nonostante la rituale eccezione di incapacità a testimoniare sollevata dalla difesa del lavoratore prima di ciascuna deposizione, va rilevato che tale eccezione deve essere qualificata come eccezione di nullità delle deposizioni rese dai testi dopo motivata ordinanza di formale reiezione dell'eccezione di incapacità a testimoniare e tale eccezione, proposta come motivo di appello, è sicuramente inammissibile perché la sua mancata formulazione da parte del difensore del ricorrente all'udienza di escussione dei testi, nella quale il suddetto difensore era presente, comporta la sanatoria di ogni eventuale irregolarità dell'ordinanza di ammissione e delle stesse deposizioni;
b) comunque, per quel che rileva, anche in riferimento all'attendibilità dei due suddetti testi, va confermato quanto ritenuto dal primo giudice nel senso che non sussiste alcuna inconciliabilità tra la posizione di testimone e quella di amministratore di una società quando la testimonianza è resa in un processo in cui il soggetto non rappresenta la società e, a maggior ragione, se al momento in cui depone come teste non è più amministratore della società;
c) nella specie, al momento delle deposizioni, il legale rappresentante della società F. era G.V. mentre i figli S. e F. erano solo componenti del consiglio di amministrazione, visto che fin dal 22 dicembre 1998 era cessata la loro carica di amministratori delegati;
d) quanto al teste S.S. va osservato che non è sicuro che sia stato l'autore dell'ordine impartito al R. di svolgere la mansione dequalificante di pulizia dei bagni e la sua reticenza, rilevata dal giudice nel corso del processo penale per ingiuria ed altro instaurato a carico del R. (e conclusosi con sentenza di assoluzione resa all'udienza del 7 aprile 2005), non può, nella presente controversia, indurre ad affermare l'intrinseca inattendibilità di un teste importante (visto che era il capo-reparto del R.), tanto più che la sua deposizione è stata valutata con grande cautela e in rapporto con i dati emersi dalle altre risultanze probatorie;
e) analogamente, anche la teste D.R. moglie dello S. non può considerarsi inattendibile solo perché ha mostrato di conoscere il capitolato su cui veniva escussa prima che le fossero fatte le relative domande dal giudice, poiché anche in tal caso le circostanze riferite dalla testimone devono essere valutate criticamente alla luce delle altre emergenze probatorie;
f) quanto al merito, va confermata la sentenza di primo grado nelle parti relative sia alle sanzioni disciplinari conservative non annullate (cui si riferisce l'appello principale del R.) sia a quelle annullate (oggetto di censura nell'appello incidentale della F.);
g) il Tribunale ha anche rettamente applicato le norme che disciplinano i rapporti tra giudizio penale, giudizio civile e illecito disciplinare, ove ha individuato nel fatto dell'ingiuria (la cui materialità è pacifica) un elemento idoneo ad integrare gli estremi dell'illecito disciplinare, essendo ininfluente che il giudice penale abbia ritenuto che le ingiurie mosse dal lavoratore nei confronti del datore di lavoro sono state provocate "dalla condotta mobbizzante del datore di lavoro" stesso;
h) analogamente, la sentenza penale suindicata non ha influenza sulla valutazione della prova della giusta causa di licenziamento, che invece le risultanze del presente processo consentono di ritenere raggiunta;
i) va, inoltre, precisato che il ricorrente non ha dimostrato la sussistenza né della discriminazione né della ritorsione, non avendo in particolare provato la conoscenza da parte della società datrice di lavoro dell'attività sindacale svolta dal lavoratore (nella cui busta paga non era applicata alcuna trattenuta sindacale) né della sua candidatura alle elezioni della RSA...

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LaPrevidenza.it, 11/10/2012

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