domenica, 18 agosto 2019

Memento vigilare semper

Cassazione penale, sez. IV, sentenza 03.04.2008 n. 13939 - Dr.ssa Mariagabriella Corbi

 

Essere una buona madre o un buon padre per i propri figli è il desiderio dei genitori. E’ un compito arduo dove non esiste una scuola specifica che insegni il mestiere di genitore.  E’ un’esperienza  gioiosa e gratificante, ma, nel contempo, può anche rivelarsi sfiancante; per tale motivo necessitano d’aiuto per affrontare le situazioni stressanti, gestire i conflitti e, soprattutto,  controllare gli scatti d’ira. La variegata gamma d’impegni dei genitori assorbono tempo ed energie.  Il tempo dedito ai  figli è molto prezioso, tanto più la brevità e la consapevolezza  che  quei momenti sono irrepetibili. Essere un buon  genitore necessita di poter dedicare tempo  ai propri piccoli. Ciò è fondamentale  quando questi sono in tenera età, senza trascurare  anche gli adolescenti che hanno bisogno della disponibilità – a 360° - genitoriale.

Il ruolo di genitore comporta un elevato grado di responsabilità soprattutto nell’arduo compito di vigilanza e, di conseguenza, protezione. Protezione mirata alla salvaguardia dell’incolumità del figlio specialmente in tenera età, quando, ignorando il pericolo, essi si avventurano nelle spericolatezze più impensabili incuranti delle conseguenze. Avere un apparato visivo simile a quello delle api è il desiderio inconscio dei genitori consapevoli del proprio ruolo: umano, civile e sociale. Pertanto, qualora lo si dovesse affidare a qualcuno, questo qualcuno dovrebbe avere dei requisiti tali da poter trasmettere tranquillità es. nonni, zii, baby sitter etc… Persone specifiche, ad hoc, che vigilano sul piccolo sorvegliando il suo interagire oltre assicurargli il soddisfacimento delle esigenze primarie. Anche un attimo di distrazione può rivelarsi fatale: una palla in strada, una balaustra bassa, un canale d’irrigazione, una piscina etc…. I pericoli si celano ovunque! Qualora accada che il pargolo “sfugge” al controllo e s’avvera la disgrazia, si è passibili penalmente di essere incolpati per “culpa in vigilando” e condannati per omicidio colposo, per lo stesso motivo si risponde di eventuali danni causati dall’”angioletto”.   E’ il caso di una mamma (sentenza 13939/08) condannata ad un anno di reclusione per omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. per aver abbandonato a se stesso il figlio nello stabilimento, all’interno dell’hotel, munito di piscina ove il piccolo è affogato.

A nulla è valsa la difesa che la struttura dovesse essere vigilata da operatori specializzati (es. bagnino etc..) la Corte ha decretato che la responsabilità spetta sempre ai genitori.

Mariagabriella CORBI

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LaPrevidenza.it, 10/06/2011